Il prete valenziano assolto perché le immagini di minori nudi che conservava non erano sessualmente esplicite ci chiede di rettificare

Il prete valenziano assolto perché le immagini di minori nudi che conservava non erano sessualmente esplicite ci chiede di rettificare

La redazione di InfoVaticana ha ricevuto lo scorso venerdì un burofax inviato dalla rappresentanza legale di D. Francisco de Borja Escrivá Muñoz, nel quale si esercita il diritto di rettifica previsto dalla Ley Orgánica 2/1984 e, additionally, si formulano diverse pretese relative alla rimozione di informazioni pubblicate su questo mezzo. È opportuno rispondere pubblicamente a detto scritto per evitare che si instauri un’interpretazione interessata dei fatti e per collocare il dibattito nel terreno che realmente compete.

In primo luogo, il burofax pretende di trasmettere al lettore l’idea che l’informazione pubblicata da InfoVaticana abbia deliberatamente occultato l’esistenza di una sentenza assolutoria. Questa affermazione è semplicemente falsa. L’inesistenza di una condanna penale fa parte centrale del proprio approccio informativo dell’articolo. Proprio perché non vi è stata condanna penale è per questo che si poneva una questione che è pienamente legittima nell’ambito informativo ed ecclesiale: quale valutazione morale e disciplinare deve realizzare la Chiesa quando, pur non concorrendo il tipo penale di pornografia infantile, in un procedimento giudiziario si accredita l’esistenza di file con immagini di minori nudi immagazzinati da un sacerdote e alcuni download p2p con nomi di file aberranti.

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Quello è il nucleo della questione. Il diritto penale stabilisce soglie molto concrete per la tipificazione del reato. La morale ecclesiale, la prudenza pastorale e la responsabilità istituzionale della Chiesa operano in un piano diverso. Pretendere che l’assoluzione penale chiuda qualsiasi dibattito morale o disciplinare all’interno della Chiesa costituisce una confusione interessata che InfoVaticana non è disposto ad accettare.

Lo stesso scritto inviato dall’avvocata di D. Borja Escrivá contiene, inoltre, un riconoscimento particolarmente rilevante: non è mai esistito alcun procedimento canonico sui fatti. Questo dato è straordinariamente significativo e conferma precisamente una delle preoccupazioni che hanno motivato la pubblicazione originale. Quando in un procedimento giudiziario appaiono riferimenti a materiale con immagini di minori nudi —anche se il tribunale considera che non si adattino al tipo penale concreto di pornografia infantile— e download di contenuti con titoli estremamente aberranti, ciò che ci si aspetterebbe in un’istituzione come la Chiesa sarebbe l’apertura di un fascicolo canonico destinato a chiarire la dimensione morale e disciplinare di quanto accaduto e ad adottare misure proporzionate e adeguate. Secondo quanto riconosce lo stesso interessato, ciò non è mai accaduto.

L’assenza totale di indagine canonica non rafforza la posizione del sacerdote coinvolto; al contrario, mette in evidenza un modo di gestire situazioni potenzialmente scandalose che risulta difficile da comprendere per molti fedeli. Il silenzio istituzionale e l’inazione non sono equivalenti a una dichiarazione di idoneità morale.

Il burofax pretende anche di introdurre l’idea che l’informazione pubblicata avrebbe presentato come attuale un incarico pastorale che non svolge più. La questione di fondo, tuttavia, non è la data esatta in cui ha cessato una determinata cappellania ospedaliera, ma il fatto che l’arcidiocesi gli ha assegnato esattamente quelle responsabilità pastorali dopo i fatti investigati giudiziariamente. Quello è l’elemento rilevante dal punto di vista informativo ed ecclesiale e lo conferma lo stesso coinvolto.

Allo stesso modo, afferma che non è mai stata ricevuta denuncia da parte di persona alcuna, ma ovviamente quel fatto non altera l’essenziale della questione né è mai stato affermato da InfoVaticana. Quando il materiale a cui si riferisce il procedimento giudiziario consiste in fotografie di minori nudi «da 6 a 12 anni» che probabilmente non sanno nemmeno che le loro immagini sono state immagazzinate, l’inesistenza di una denuncia individuale non elimina la gravità potenziale dei fatti né la necessità di una valutazione istituzionale.

Il requerimento aggiuntivo che accompagna l’esercizio del diritto di rettifica —relativo alla rimozione di informazioni, immagini o riferimenti pubblicati— non altera nemmeno la posizione di questo mezzo. InfoVaticana ha informato su fatti di rilevanza pubblica legati all’azione di un sacerdote e alla gestione di quei fatti da parte delle autorità ecclesiastiche. L’interesse informativo di questi fatti è evidente in un’istituzione che, per la sua stessa natura, ha responsabilità speciali nella protezione dei minori e nell’integrità morale del clero.

Se la difesa di D. Borja Escrivá considera opportuno ricorrere ai tribunali, questo mezzo non ha alcun inconveniente affinché la questione sia analizzata in sede giudiziaria. Un procedimento giudiziario permetterebbe di esaminare con maggiore profondità il contenuto del processo penale, le circostanze concrete dei file menzionati e le decisioni adottate successivamente dalle autorità ecclesiastiche.

È opportuno ricordare un principio elementare che il burofax sembra passare sotto silenzio: la libertà di informazione protegge il diritto dei media a informare e a porre domande legittime su questioni di evidente interesse pubblico. E poche questioni risultano oggi più sensibili all’interno della Chiesa di come si gestiscono i casi legati ai minori.

InfoVaticana non ha affermato l’esistenza di alcuna condanna penale. Ciò che ha fatto —e continuerà a fare— è porre una domanda scomoda ma necessaria: se la Chiesa considera moralmente accettabile che un sacerdote rispetto al quale in un procedimento giudiziario sono apparsi file con immagini di minori nudi e titoli di download aberranti continui a svolgere determinate funzioni pastorali senza che sia stata aperta nemmeno un’indagine canonica.

Quella domanda non è una diffamazione. È una questione di responsabilità morale e istituzionale che molti fedeli si pongono e che nessuna strategia giuridica basata su burofax riuscirà a silenziare.

TEXTO DI RETTIFICA. In relazione all’articolo pubblicato il 26 febbraio 2026 con il titolo «L’Arcidiocesi di Valencia ha nominato cappellano ospedaliero un sacerdote sapendo che aveva immagazzinato immagini di minori nudi», D. Francisco de Borja Escrivá Muñoz manifesta:

  1. Che il titolo omette che è stato assolto con sentenza ferma dell’Audiencia Provincial di Valencia per non concorrere l’elemento oggettivo del reato imputato, per cui non esiste condanna in relazione ai fatti che il titolo della notizia gli attribuisce falsamente.
  2. Che il cargo di cappellano ospedaliero è stato svolto tra gli anni 2019 e 2022, avendo cessato detto incarico in quest’ultima data, non esercitando attualmente tale funzione. Durante il tempo in cui lo ha svolto, non ha avuto assegnate funzioni nell’ala pediatrica né responsabilità specifiche con minori, sebbene non esistesse impedimento giudiziario, ecclesiastico o di altra indole che limitasse l’esercizio delle sue funzioni a tale riguardo.
  3. Che non gli è mai stato incoato alcun procedimento canonico contro di lui.
  4. Che il team informatico sequestrato è stato restituito integralmente nel 2018, senza constare in esso materiale costitutivo di un reato di pornografia infantile.
  5. Che non ha mai ricevuto denuncia né reclamo da parte di persona alcuna per una condotta impropria.

In conseguenza, richiede la rettifica delle affermazioni inesatte contenute nella pubblicazione e si richiede loro di procedere alla loro pubblicazione nel termine legale di tre giorni dalla ricezione del presente scritto, avvisandoli che, se non attenderanno al requerimento nel termine indicato, il mio rappresentato eserciterà le azioni previste dalla Ley Orgánica 2/1984, del 26 marzo, regolatrice del diritto di rettifica.

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