La diocesi di Madrid celebra l'8M aprendosi al diaconato femminile

La diocesi di Madrid celebra l'8M aprendosi al diaconato femminile

Il settimanale ufficiale della diocesi di Madrid ha pubblicato questo 8 marzo un articolo in cui si pone apertamente la possibilità di restaurare il diaconato femminile nella Chiesa. Il testo, firmato dal sacerdote Luis Miguel Modino e diffuso nella sezione di opinione del settimanale diocesano, presenta questa ipotesi come parte di un presunto “processo” di riconoscimento del ruolo della donna all’interno della vita ecclesiale.

L’articolo si appoggia sul Sinodo per l’Amazzonia e sul processo sinodale attuale per sostenere che la questione deve continuare a essere “discernuta”. L’autore arriva a riportare senza sfumature le controverse parole di Leonardo Steiner, arcivescovo di Manaos, che ha posto esplicitamente la restaurazione del diaconato femminile ordinato sostenendo che sarebbe esistito storicamente. L’articolo conclude affermando che la Chiesa “non deve smettere di riflettere” su questa questione e che il cammino intrapreso non dovrebbe avere “ritorno indietro”.

Il fatto che il settimanale ufficiale della diocesi di Madrid diffonda un approccio di questo tipo risulta notevole, poiché la questione del diaconato femminile non è un dibattito meramente disciplinare o pastorale, ma tocca direttamente la natura del sacramento dell’Ordine.

L’unità del sacramento dell’Ordine

La dottrina cattolica ha sempre affermato che il sacramento dell’Ordine è uno e unico, con tre gradi inseparabili: episcopato, presbiterato e diaconato. Non si tratta di tre sacramenti distinti, ma di tre gradi dello stesso sacramento. Pertanto, qualsiasi tentativo di introdurre un’ordinazione sacramentale di donne al diaconato colpisce inevitabilmente l’intero sacramento dell’Ordine.

Questo principio è stato ricordato costantemente dal magistero. San Giovanni Paolo II ha dichiarato nella lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis che la Chiesa non ha autorità per conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne. Sebbene il documento si riferisca esplicitamente al sacerdozio, la ragione dottrinale sottostante si appoggia sulla natura del sacramento dell’Ordine e sulla tradizione apostolica costante, che ha sempre riservato l’ordinazione sacramentale ai maschi.

Inoltre, la tradizione storica invocata frequentemente per giustificare il diaconato femminile risulta profondamente equivoca. Le cosiddette “diaconesse” dell’antichità non ricevevano il sacramento dell’Ordine nello stesso senso dei diaconi. La loro funzione era legata principalmente a compiti di assistenza, specialmente nel battesimo di donne o in opere di carità, e gli studi storici e teologici hanno mostrato ripetutamente che non facevano parte del clero ordinato.

La stessa Commissione Teologica Internazionale ha già indicato nel suo studio del 2002 sul diaconato che le diaconesse della Chiesa antica non possono essere considerate equivalenti ai diaconi. Pertanto, invocare quella figura storica per giustificare un’ordinazione sacramentale femminile implica una lettura anacronistica delle fonti.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea anche che solo l’uomo battezzato riceve validamente l’ordinazione sacra. Questa affermazione non risponde a una decisione sociologica o culturale, ma alla fedeltà della Chiesa all’esempio di Cristo e alla pratica apostolica costante.

Precedenti recenti nella diocesi di Madrid

La pubblicazione di questo approccio nel settimanale ufficiale madrileno non appare inoltre come un fatto isolato. Nei documenti di lavoro del cosiddetto Convivium promosso nella diocesi di Madrid è stata già introdotta in precedenza una proposta altrettanto eretica: l’ipotesi di un “sacerdizio temporaneo”. Quella idea è stata incorporata nei materiali del processo promosso sotto il governo del cardinale José Cobo, suggerendo la possibilità di forme di esercizio del ministero sacerdotale limitate nel tempo.

La mera introduzione di quel concetto in un documento di lavoro è già risultata sorprendente per molti osservatori, poiché il sacerdozio ministeriale, per la sua stessa natura sacramentale, imprime il carattere e non può essere concepito come una funzione reversibile o temporanea. L’ordinazione sacerdotale non è un incarico amministrativo né una delega funzionale, ma una configurazione ontologica con Cristo che segna in modo permanente l’ordinato.

Una dinamica di messa in discussione dell’Ordine sacro

La coincidenza tra queste iniziative —l’insinuazione del diaconato femminile e la presenza di proposte come il sacerdizio temporaneo in materiali diocesani— permette di constatare una dinamica preoccupante all’interno di certi ambiti ecclesiali madrileni: la tendenza a mettere progressivamente in discussione i fondamenti sacramentali dell’Ordine sacro.

In un momento in cui la Chiesa affronta gravi sfide pastorali e vocazionali, introdurre confusione sulla natura del sacramento dell’Ordine non contribuisce a rafforzare la fede dei fedeli. La fedeltà alla tradizione apostolica esige di ricordare che la struttura sacramentale della Chiesa non è frutto di un processo sociologico né di un’evoluzione istituzionale, ma un dono ricevuto da Cristo che la Chiesa non ha autorità per alterare.

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