Vangelo del giorno 7 marzo 2026 – Luca 15, 1-3

Prima Lettura

Lettura della profezia di Michea

Michea 7, 14-15. 18-20

Signore, Dio nostro, pasci il tuo popolo con il tuo bastone,
il gregge della tua eredità,
che abita solitario tra i cespugli
e i canneti selvatici.
Pascoleranno in Basan e in Galaad,
come nei giorni antichi,
come quando uscimmo dall’Egitto
e ci mostrasti i tuoi prodigi.

Quale Dio c’è come te, che togli l’iniquità
e perdoni la colpa ai superstiti di Israele?
Non serberai per sempre il tuo sdegno,
poiché ti compiaci nella misericordia.

Tornerai ad aver pietà di noi,
calcherai sotto i piedi le nostre colpe,
getterai in fondo al mare i nostri peccati.
Mostrerai la tua fedeltà a Giacobbe e la tua benevolenza ad Abramo,
come giurasti ai nostri padri in tempi antichi,
Signore, Dio nostro.



Vangelo

Lettura del santo vangelo secondo san Luca 

Luca 15, 1-3. 11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. Per questo i farisei e gli scribi mormoravano: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Allora Gesù disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: ‘Padre, dammi la parte di eredità che mi spetta’. E il padre divise tra loro i beni.

Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, messo insieme tutto il suo, se ne andò lontano da suo padre in un paese straniero e là dissipò il suo patrimonio vivendo dissolutamente. Dopo aver sperperato tutto, sopraggiunse in quella regione una grande carestia e cominciò a trovarsi nel bisogno. Andò allora ad attaccarsi a un cittadino di quella regione, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le ghiande che mangiavano i porci, ma nemmeno questo gli era permesso.

Allora rifletté e disse: ‘Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni’.

Partì e si incamminò verso la casa di suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: ‘Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio’.

Ma il padre disse ai servi: ‘Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettategli l’anello al dito e i sandali ai piedi; prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato’. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore intanto era in campagna. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse. Quello gli disse: ‘Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo’. Egli si indignò e non voleva entrare.

Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: ‘Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e mai mi hai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma quando è arrivato questo tuo figlio, che ha divorato i tuoi beni con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso’.

Il padre gli disse: ‘Figlio, tu sei sempre con me e tutto quello che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato’».

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