Lo scandalo che scuote l’arcidiocesi di Lima per le denunce contro il sacerdote Marco Agüero Vidal continua ad aggravarsi dopo la conoscenza di nuovi dettagli del caso. Mentre l’Arcivescovado di Lima ha pubblicato un comunicato spiegando la sua azione, i media peruviani hanno informato che il sacerdote è già stato arrestato dalla polizia su ordine della procura per presunti abusi sessuali contro diverse giovani.
Il caso ha generato una forte polemica anche per la spiegazione offerta dall’arcidiocesi sull’azione del cardinale Carlos Castillo, che —secondo il comunicato ufficiale— non è intervenuto direttamente nel processo in un primo momento perché la denuncia è arrivata in pieno periodo di chiusura amministrativa della Curia per le feste natalizie e successivamente ha dovuto viaggiare a Roma per partecipare a un concistoro cardinalizio.
Denunce per tocchi durante la confessione
Il sacerdote Marco Agüero Vidal è stato denunciato da cinque giovani, tra cui tre minorenni, per presunti tocchi indebiti durante il sacramento della confessione.
I fatti sarebbero avvenuti nella parrocchia Nuestra Señora de la Alegría, situata nelle torri di Limatambo, nel distretto limeño di San Borja.
L’avvocata delle denuncianti, Valeria Cabrera Merino, ha confermato a Perú 21 che il sacerdote è stato arrestato nella notte di giovedì 5 marzo e trasferito al Dipartimento di Investigazione Criminale (Depincri) di San Borja.
La procura specializzata in Violenza contro la Donna ha richiesto un arresto preliminare di sette giorni per evitare il rischio di fuga e garantire le diligenti indagini per presunto delitto contro la libertà sessuale nella modalità di tocchi o atti libidinosi.
Primo arresto e nuova detenzione
Secondo i fatti già noti, martedì 3 marzo i genitori di alcuni dei minori denuncianti si sono recati in parrocchia per richiedere spiegazioni al sacerdote. Quello stesso giorno il chierico è stato condotto dalla polizia per indagini preliminari, sebbene sia stato liberato poche ore dopo.
Successivamente la procura ha richiesto la detenzione preliminare per sette giorni, che è stata infine eseguita il 5 marzo.
Le cinque denuncianti dovranno passare per la camera Gesell e valutazioni psicologiche, mentre la procura ha richiesto inoltre una prova anticipata davanti al Primo Tribunale di Investigazione Preparatoria per assicurare le testimonianze prima di un eventuale processo.
Il comunicato dell’Arcivescovado
Il 6 marzo, l’Arcivescovado di Lima ha pubblicato un comunicato spiegando la sua azione nel caso. Un giorno prima, Infovaticana aveva pubblicato in esclusiva la lettera inviata a dicembre alla curia limeña, in cui diversi fedeli denunciavano comportamenti problematici del sacerdote e includevano accuse di “tocchi non consentiti” durante la confessione. Nella sua risposta, l’arcidiocesi dice:
«Nel corpo della lettera si faceva riferimento a diversi comportamenti problematici e, tra questi, un’accusa di “tocchi non consentiti” nel contesto della confessione contro tre persone, di cui, solo una era minorenne«
Secondo il comunicato dell’arcivescovado, la denuncia è arrivata alla Curia l’11 dicembre 2025 ed è stata trasferita alla Commissione di Ascolto dell’arcidiocesi per la sua valutazione conforme ai protocolli stabiliti per casi di abusi, ma non è stata inviata agli altri tre destinatari (arcidiocesi, cancelleria e nunziatura).
Il testo indica inoltre che il 26 dicembre il cardinale Castillo ha deciso di imporre al sacerdote un rimedio penale con carattere formale, una misura disciplinare preliminare prevista dal diritto canonico.
L’arcidiocesi aggiunge che, prima di viaggiare a Roma il 4 gennaio 2026 per partecipare al concistoro straordinario dei cardinali, l’arcivescovo ha disposto che un delegato iniziasse l’indagine preliminare prevista dai canoni 1717 e 1718 del Codice di Diritto Canonico.
L’avvocata delle vittime contesta la versione dell’arcivescovado
L’avvocata delle denuncianti ha contestato duramente il contenuto del comunicato.
In dichiarazioni a Perú21, Valeria Cabrera Merino ha assicurato che: “Le informazioni che l’Arcivescovado ha pubblicato sono inesatte. L’atto che smentisce completamente il loro comunicato è che il padre è uscito dalla parrocchia solo a causa di questo scandalo, quando loro ne avevano conoscenza dall’anno scorso”, ha affermato l’avvocata.
Queste dichiarazioni contraddicono la versione offerta dall’arcivescovado, che sostiene che gli allegati con le testimonianze non sarebbero stati inviati a tutti i destinatari della denuncia iniziale.
Dubbi sulle misure adottate
Il comunicato menziona la chiusura amministrativa della Curia per le feste natalizie e il successivo viaggio del cardinale Castillo a Roma per partecipare al concistoro. Tuttavia, trattandosi di accuse gravi che includevano denunce contro minori, queste giustificazioni semplicemente non sono sufficienti.
Mentre le indagini civili continuano e il processo canonico segue il suo corso, il caso torna a mettere sotto esame la gestione delle denunce di abusi nell’arcidiocesi di Lima, così come il ricorrente silenzio amministrativo ecclesiale che tante volte denunciano le vittime.
Le scuse evasive e la mancanza di chiarezza rimandano solo al vecchio principio giuridico: excusatio non petita, accusatio manifesta (scusa non richiesta, colpa manifesta).
