La recente sentenza della Corte Suprema che conferma pene detentive per sette persone per commenti pubblicati su Facebook contro i minori stranieri non accompagnati a Melilla ha posto al centro del dibattito il Servizio Jesuita dei Migranti. L’organizzazione non è stata un attore secondario nel procedimento: ha agito come accusa popolare nel processo giudiziario che si è concluso con condanne detentive per reato d’odio e si è rallegrata delle stesse.
Mentre l’ente ha celebrato pubblicamente la decisione dell’alta corte, che impone pene da otto mesi a un anno e dieci mesi di prigione, sono emersi dati sulla finanziamento pubblica che riceve questa organizzazione legata alla Compagnia di Gesù.
Secondo i dati del Sistema Nazionale di Pubblicità di Subvenciones y Ayudas Públicas, raccolti e diffusi su X da Israel Cabrera @absolutexe, il Servizio Jesuita dei Migranti ha ricevuto un totale di 1.365.337,44 euro in sovvenzioni pubbliche tra il 26 maggio 2022 e il 27 ottobre 2025.

Più di 1,3 milioni di euro in aiuti pubblici
I registri ufficiali riflettono molteplici aiuti concessi da diverse amministrazioni pubbliche per programmi legati all’immigrazione, all’inclusione sociale e progetti di convivenza interculturale.
Tra le sovvenzioni registrate spiccano:
• 500.000 euro concessi dal Ministero dei Diritti Sociali, Consumo e Agenda 2030 per il supporto e la modernizzazione di enti del terzo settore.
• 50.509,20 euro assegnati dalla Segreteria Autonoma di Attenzione Primaria e Servizi Sociali della Comunitat Valenciana per progetti sociali finanziati con il 0,7% dell’IRPF.
• 11.783,87 euro concessi dalla Generalitat Valenciana nell’ambito del programma per l’uguaglianza e l’inclusione delle persone migranti.
• 7.499,83 euro provenienti dalla Fundación Pluralismo y Convivencia, dipendente dal Ministero della Presidenza, per progetti legati al dialogo e alla diversità religiosa.
• 6.000 euro assegnati dal Comune di Valencia per il progetto “Valencia Interreligiosa”.
Queste somme fanno parte del complesso di sovvenzioni registrate che superano i 1,36 milioni di euro ricevuti dal Servizio Jesuita dei Migranti negli ultimi anni.
Il ruolo del SJM nel processo giudiziario
Il protagonismo del Servizio Jesuita dei Migranti nel caso di Melilla è stato rilevante fin dall’inizio del procedimento. L’organizzazione ha esercitato l’accusa popolare nel processo aperto per i commenti pubblicati nel 2017 nel gruppo Facebook “Opinión Popular de Melilla”.
Inizialmente, il Tribunale Penale n. 2 di Melilla ha assolto gli accusati considerando che le espressioni espresse erano protette dalla libertà di espressione. Successivamente, la Audiencia Provincial di Málaga ha revocato parzialmente quella decisione dopo aver accolto i ricorsi presentati dalla Procura e dall’accusa popolare esercitata dallo stesso Servizio Jesuita dei Migranti.
La Corte Suprema ha ora confermato la condanna per reato d’odio per sette degli accusati. La sentenza impone pene detentive da otto mesi a un anno e dieci mesi, sebbene ridotte per l’attenuante molto qualificata di dilazioni indebite a causa del fatto che il processo giudiziario si è protratto per quasi nove anni.
Finanziamento pubblico e attivismo giudiziario
La coincidenza tra l’elevato volume di sovvenzioni pubbliche ricevute dal Servizio Jesuita dei Migranti e il suo coinvolgimento diretto in processi giudiziari legati al dibattito migratorio ha suscitato critiche in diversi ambiti.
È molto problematico che enti ampiamente finanziati con denaro pubblico svolgano un ruolo attivo in procedimenti penali che si concludono con pene detentive per cittadini per commenti espressi sui social network.
Il caso ha riportato l’attenzione sul ruolo che determinate organizzazioni del terzo settore stanno svolgendo nel dibattito migratorio e sul loro crescente protagonismo nell’ambito giudiziario e politico. In questo contesto, rimane in sospeso una questione che da mesi genera interrogativi. Infovaticana sta cercando da tempo di conoscere la composizione dell’Assemblea di ACCEM, una delle grandi organizzazioni che operano nel campo dell’immigrazione e che gestisce circa 250 milioni di euro annuali in risorse pubbliche. Finora, nonostante le reiterate richieste di informazione, non è stato possibile ottenere una risposta chiara. Questo silenzio contribuisce ad alimentare il malcontento di coloro che osservano con crescente stanchezza come alcune di queste entità distribuiscano continue lezioni morali nel dibattito pubblico mentre gestiscono quantità milionarie di denaro proveniente dalle amministrazioni.