L’Arcivescovo Generale Castrense, Juan Antonio Aznárez Cobo, legato al cammino Neocatecumenale, ha deciso di negare la celebrazione delle esequie funebri per l’anima di Antonio Tejero Molina nella Chiesa Cattedrale delle Forze Armate, previste per il 25 marzo 2026. La famiglia ha diffuso un comunicato, firmato dalla sua rappresentanza legale, in cui esprime “dolore e perplessità” e denuncia che non le è stata trasmessa “nessuna ragione ecclesiale” che sostenga il divieto.
Il fatto rilevante non è la valutazione storica o politica del personaggio, ma il gesto ecclesiale: un vescovo che, nella sua sede propria e nel cuore simbolico della giurisdizione castrense, decide di chiudere la porta a delle esequie. Questo non è un dettaglio amministrativo. È un atto di governo pastorale con conseguenze pubbliche scandalose. Una decisione estrema senza spiegazione canonica che puzza più di paura che di prudenza. Paura di titoli, di pressioni, di disagio. E quando un pastore governa per timore umano, non protegge la Chiesa: la degrada.
La Chiesa non celebra funerali per canonizzare biografie, né per concedere rispettabilità pubblica a nessuno. Prega per l’anima dei defunti e consola i vivi. Proprio per questo la negazione di esequie a una famiglia è qualcosa di estremo e molto eccezionale, non un ricorso all’immagine. Se ciò che si pretende è evitare “scandalo”, la domanda scomoda è inevitabile: scandalo per chi e perché? Che “scandalo” si evita: quello spirituale, morale, o mediatico? Perché se ciò che si sta evitando è il rumore politico, allora il criterio non è più ecclesiale, è comunicazionale. E se il criterio è comunicazionale, l’Arcivescovo Castrense sta dicendo, in pratica, che la liturgia può essere subordinata alla pressione esterna.
Nella diocesi castrense il danno è doppio. Non solo si ferisce una famiglia in lutto, come sottolinea il testo. Si proietta un messaggio a militari e corpi di sicurezza: l’appartenenza ecclesiale all’interno della giurisdizione può diventare condizionata, selettiva, dipendente dal profilo pubblico del fedele. Cioè, una Chiesa che misura l’accesso al conforto in base al costo reputazionale. Questo non è cattolico; è calcolo. E un vescovo che agisce così non sta “evitando problemi”: sta fabbricando un precedente pericoloso, perché converte il funerale in un plebiscito sociale e il vescovo in gestore di rischi, non in pastore di anime.
La famiglia, inoltre, introduce un elemento particolarmente grave: che l’Arcivescovo Castrense, “dipendente dalla Sottosegretaria della Difesa”, avrebbe adottato la decisione negando “questo conforto spirituale” a una famiglia “con una lunga e dimostrata vinculazione di servizio” alle Forze Armate e ai Corpi di Sicurezza dello Stato.
Che un arcivescovo neghi un funerale in cattedrale non è un gesto neutro né “prudente”. È un colpo consapevole al principio che la Chiesa prega per i morti e consola i vivi senza sottomettersi alla pressione del mondo. Convertire la liturgia in uno strumento di igiene reputazionale, degradare la carità cristiana a gestione di crisi e mandare un messaggio inequivocabile di sottomissione alla correttezza politica del momento è una diserzione che non dobbiamo dimenticare.
Il comunicato completo diffuso dalla famiglia è il seguente:
COMUNICATO A NOME DELLA FAMIGLIA DI D. ANTONIO TEJERO MOLINA
Come legale della famiglia dei fratelli Carmen, Dolores, Antonio, Elvira, Ramón e Juan Tejero Díez, attraverso questo comunicato, desiderano condividere con la comunità dei fedeli e l’opinione pubblica il profondo dolore e la perplessità che assale detta famiglia in questi momenti e a tale scopo DICHIRANO:
“Ieri, l’Ecc.mo e Rev.mo Sig. Arcivescovo Generale Castrense, Don Juan Antonio Aznárez Cobo, ci ha comunicato personalmente la sua decisione di negare la celebrazione delle esequie funebri per l’anima di nostro padre Don Antonio Tejero Molina, nella Chiesa Cattedrale delle Forze Armate, previste per il 25 marzo 2026.
Le esequie costituiscono un atto di pietà e conforto per i vivi, non un giudizio sulla vita del defunto. La decisione di Monsignor Juan Antonio Aznárez Cobo, dipendente dalla Sottosegretaria della Difesa, è stata ricevuta con grande dolore, negando questo conforto spirituale a una famiglia con una lunga e dimostrata vinculazione di servizio alle Forze Armate e Corpi di Sicurezza dello Stato.
Come membri attivi e fedeli della Diocesi Castrense, riceviamo questa notizia con il cuore ferito.
Comprendiamo che detta proibizione manca totalmente di fondamenti in quanto non ci è stata trasmessa nessuna ragione ecclesiale che sostenga privare un fedele del suffragio della Chiesa nella sua propria sede diocesana.
Detta decisione colpisce la carità cristiana in quanto l’addio a un caro è un atto di misericordia e un diritto spirituale, che sembra essere stato subordinato a considerazioni di natura temporale o politica. Inoltre, contraddice lo spirito evangelico, e ci addolora osservare come, in certe occasioni, il timore umano sembri prevalere sui principi di giustizia e verità che devono reggere questa istituzione.
Malgrado il dolore che questa decisione ci causa, la nostra fede rimane incrollabile. Come cristiani praticanti, continuiamo a confidare e pregare per una Chiesa militante che sia fedele riflesso della libertà evangelica, coraggiosa di fronte alle pressioni esterne e sempre accogliente con i suoi figli, senza distinzione.
Chiediamo a chi ci accompagna nell’affetto di elevare una preghiera per l’eterno riposo di nostro padre, confidando che la Giustizia Divina trascenda qualsiasi limitazione umana.
Fdo.: La famiglia Tejero Díez”
A loro nome e rappresentanza: Ángeles Cañizares. Legale
A Madrid il 5 marzo 2026.