Il Lussemburgo consacra l'aborto nella sua Costituzione con una larga maggioranza parlamentare

Il Lussemburgo consacra l'aborto nella sua Costituzione con una larga maggioranza parlamentare

Il Lussemburgo ha approvato una riforma costituzionale che introduce nella sua Carta Magna la cosiddetta “libertà” di abortire, diventando così il secondo paese al mondo a costituzionalizzare l’aborto. La decisione è stata adottata dal Parlamento con una larga maggioranza, seguendo il precedente della Francia, che ha incorporato l’aborto nella sua Costituzione nel 2024.

Secondo quanto riportato da LifeSiteNews, la Camera dei Deputati lussemburghese ha approvato il 1° marzo scorso la riforma con 48 voti a favore, sei contrari e due astensioni, superando così la maggioranza dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione del paese.

Una riforma promossa dalla sinistra

L’iniziativa è stata promossa inizialmente nel 2024 dal partito di sinistra déi Lénk (“La Sinistra”). Il progetto di riforma costituzionale è stato presentato formalmente a maggio del 2025 e successivamente esaminato dal Consiglio di Stato, organo che esercita funzioni consultive nel sistema istituzionale lussemburghese.

Durante l’iter parlamentare si è prodotto un intenso dibattito sulla formulazione del testo costituzionale. Alcuni partiti hanno mostrato la loro opposizione al riconoscimento dell’aborto come un “diritto”, poiché quell’espressione potrebbe implicare un obbligo dello Stato di garantirne l’esercizio.

Alla fine, i partiti di maggioranza hanno optato per la formula “libertà di abortire”, un’espressione che consacra la legalità dell’aborto nella Costituzione, pur permettendo di mantenere determinate limitazioni legali.

La legislazione attuale sull’aborto

In Lussemburgo l’aborto è attualmente legale fino alle 12 settimane di gravidanza. Tuttavia, negli ultimi anni sono state introdotte modifiche che hanno ampliato l’accesso a questa pratica.

A luglio del 2025 sono stati eliminati requisiti che facevano parte della procedura, tra cui il periodo obbligatorio di riflessione di tre giorni e la sessione di consulenza precedente all’aborto.

Inoltre, la legislazione lussemburghese permette di abortire in fasi più avanzate della gravidanza quando il feto presenta ciò che la legge denomina “anomalia fetale fatale”.

Durante il dibattito parlamentare è stato anche proposto di ampliare il termine legale dell’aborto fino alle 14 settimane, nonché di introdurre nella Costituzione un’ipotesi di “diritto alla contraccezione”, sebbene entrambe le proposte siano state alla fine respinte.

Avvertimenti di accademici internazionali

Prima del voto parlamentare, un gruppo di accademici e giuristi internazionali, tra cui professori di università come Harvard e Oxford, ha firmato una lettera aperta indirizzata ai legislatori lussemburghesi.

Nel documento avvertivano che l’inclusione nella Costituzione della “libertà” di abortire potrebbe alla fine essere interpretata dai tribunali come un diritto fondamentale, ampliandone l’ambito giuridico in futuro.

Un monarca con poteri limitati

LifeSiteNews ricorda che il Lussemburgo è una monarchia costituzionale, ma il capo di Stato ha oggi un ruolo molto limitato nel processo legislativo.

Questa situazione risale al 2008, quando l’allora Gran Duca Henri si rifiutò di sanzionare la legge che legalizzava l’eutanasia. Dopo quell’episodio, il Parlamento decise di ridurre le competenze del monarca in modo che la sua firma sulle leggi avesse unicamente un carattere formale.

In questo modo, la promulgazione della riforma costituzionale dipenderà esclusivamente dalla procedura parlamentare, senza che il capo di Stato abbia capacità effettiva di bloccarla.

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