Leone XIV ricorda che la Chiesa è umana e divina allo stesso tempo

Leone XIV ricorda che la Chiesa è umana e divina allo stesso tempo

Leone XIV ha presieduto questo mercoledì 4 marzo l’Udienza Generale in piazza San Pietro davanti a pellegrini provenienti dall’Italia e da numerosi paesi. Durante la sua catechesi ha continuato il ciclo dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II, centrando la sua riflessione sulla costituzione dogmatica Lumen gentium e sul mistero della Chiesa come realtà visibile e spirituale.

Il Pontefice ha spiegato che la Chiesa possiede una duplice dimensione, umana e divina, inseparabili tra loro. Attraverso la sua storia, le sue strutture e la fragilità dei suoi membri —ha segnalato— si rende presente l’azione di Cristo, che continua ad agire nella Chiesa e a condurre gli uomini verso Dio.

Di seguito lasciamo la catechesi completa di Leone XIV:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Oggi continuiamo a approfondire la Costituzione conciliare Lumen gentium, costituzione dogmatica sulla Chiesa.

Nel primo capitolo, in cui si cerca principalmente di rispondere alla domanda su che cos’è la Chiesa, questa è descritta come «una realtà complessa» (n. 8). Ora ci chiediamo: in che consiste tale complessità? Qualcuno potrebbe rispondere che la Chiesa è complessa in quanto è «complicata» e, quindi, difficile da spiegare; qualcun altro potrebbe pensare che la sua complessità derivi dal fatto che è un’istituzione che conta duemila anni di storia e con caratteristiche diverse rispetto a qualsiasi altra aggregazione sociale o religiosa. Tuttavia, in latino la parola «complessa» indica piuttosto l’unione ordinata di aspetti o dimensioni diverse all’interno di una stessa realtà. Per questo, la Lumen gentium può affermare che la Chiesa è un organismo ben compaginato, in cui convivono la dimensione umana e quella divina senza separazione e senza confusione.

La prima dimensione si percepisce immediatamente, poiché la Chiesa è una comunità di uomini e donne, con le loro virtù e i loro difetti, che condividono la gioia e lo sforzo di essere cristiani che annunciano il Vangelo e si fanno segno della presenza di Cristo che ci accompagna nel cammino della vita. Ma questo aspetto —che si manifesta altresì nell’organizzazione istituzionale— non basta a descrivere la vera natura della Chiesa, perché questa possiede anche una dimensione divina. Quest’ultima non consiste in una perfezione ideale o in una superiorità spirituale dei suoi membri, ma nel fatto che la Chiesa è frutto del piano d’amore di Dio per l’umanità, realizzato in Cristo. Per questo, la Chiesa è allo stesso tempo comunità terrena e corpo mistico di Cristo, assemblea visibile e mistero spirituale, realtà presente nella storia e popolo che peregrina verso il cielo (LG, 8; CCC, 771).

La dimensione umana e quella divina si integrano armoniosamente, senza che l’una si sovrapponga all’altra; così, la Chiesa vive in questa paradosso: è una realtà allo stesso tempo umana e divina, che accoglie l’uomo peccatore e lo conduce a Dio.

Per illuminare tale condizione ecclesiale, la Lumen Gentium rimanda alla vita di Cristo. Infatti, chi incontrava Gesù per le strade della Palestina sperimentava la sua umanità, percepiva i suoi occhi, le sue mani, il suono della sua voce. Chi decideva di seguirlo si sentiva spinto proprio dall’esperienza del suo sguardo accogliente, dal tocco delle sue mani che benedicevano, dalle sue parole di liberazione e guarigione. Ma, allo stesso tempo, seguendo quell’Uomo, i discepoli si aprivano all’incontro con Dio. In effetti, la carne di Cristo, il suo volto, i suoi gesti e le sue parole manifestano in modo visibile il Dio invisibile.

Alla luce della realtà di Gesù, possiamo ora ritornare alla Chiesa: quando la guardiamo da vicino, scopriamo in essa una dimensione umana fatta di persone concrete che a volte manifestano la bellezza del Vangelo e altre volte si stancano e sbagliano, come tutti. Tuttavia, proprio attraverso i suoi membri e i suoi limitati aspetti terreni, si manifestano la presenza di Cristo e la sua azione salvifica. Come diceva Benedetto XVI, non esiste opposizione tra il Vangelo e l’istituzione, anzi, le strutture della Chiesa servono precisamente per la «realizzazione e concretizzazione del Vangelo nel nostro tempo» (Discorso ai Vescovi della Svizzera, 9 novembre 2006). Non esiste una Chiesa ideale e pura, separata dalla terra, ma solamente l’unica Chiesa di Cristo, incarnata nella storia.

In questo consiste la santità della Chiesa: nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e la fragilità dei suoi membri. Contemplando questo perenne miracolo che accade in essa, comprendiamo il «metodo di Dio»: Egli si rende visibile nella debolezza delle creature, manifestandosi e agendo. Per questo, il Papa Francesco, nell’Evangelii gaudium, esorta tutti a imparare a «togliersi i sandali davanti alla terra santa dell’altro» (cf. Es 3,5, n. 169). Questo ci permette di continuare a edificare la Chiesa anche oggi: non solamente organizzando le sue forme visibili, ma anche costruendo quell’edificio spirituale che è il corpo di Cristo, mediante la comunione e la carità tra noi.

La carità, infatti, genera costantemente la presenza del Risorto. «Vorrei che tutti pensassero solo alla carità: solo essa vince tutto, e senza di essa nulla vale tutto il resto; ovunque si trovi, attrae tutto a sé» (Serm. 354,6,6).

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