TRIBUNA: Lo stato di necessità dalla legge naturale

Di: Yousef Altaji Narbón

TRIBUNA: Lo stato di necessità dalla legge naturale

Nel scenario attuale giace un tema del quale pochi conoscono e ancor meno comprendono, il quale consiste nel famoso stato di necessità. Questo concetto viene lanciato ovunque, causando reazioni varie da diversi settori del pubblico ascoltante. È impressionante che persino alcuni lo tacciano di falso, inesistente o improcedente in tutti gli ambiti e ordini. Qui tratteremo questo concetto dalla legge naturale con parole comprensibili per tutti i lettori. Lo stato di necessità è un fenomeno di vitale preminenza, il quale è stato soppresso affinché prevalga un’obbedienza cieca sia alla legge positiva assoluta che all’autorità dispotica riservata da ogni spiegazione razionale giusta nei confronti dei suoi dipendenti.

Cos’è lo Stato di Necessità?

Per dare una definizione semplice e concisa di questo tema, è cruciale comprendere che esiste un ordine delle cose nel piano temporale e soprannaturale. Una norma legale non può essere così ma così rigida fino al punto che la stessa diventi più importante di un principio universale come è la conservazione della propria vita. Certo, le leggi stabiliscono come delitto l’omicidio, uccidere un essere umano è male. Uccidere una persona che ci minaccia con un’arma da fuoco e non c’è un altro modo per neutralizzare l’attaccante, si deve agire in necessità per far valere il principio di conservare la vita propria al di sopra della legge che proibisce l’omicidio. Con questo esempio si può vedere un caso semplice dell’esistenza dello stato di necessità nella legge naturale.

Lo stato di necessità si può definire come una situazione in cui, per sostenere, mantenere, conservare o difendere un principio o bene superiore, è necessario prendere azioni che in un altro momento sarebbero male o proibite perché la legge le condanna, ma per salvaguardare lo fondamentale, si deve eseguire un atto prudente, razionale e proporzionale per preservare ciò che è più importante.

Questo stato di necessità serve per poter mantenere l’ordine delle cose; è una giustificazione di fronte a una realtà oggettiva che minaccia un bene vitale, è un meccanismo di amparo dei principi elementari o superiori nei diversi ordini citati in precedenza.

Possiamo comprendere che questo stato non accadrebbe in tempi normali dove l’ordine temporale delle cose si mantenesse in armonia e funzionasse come dovuto. Questo stato non si può invocare o pretendere se tutto è bene. Si può considerare lo stesso come un meccanismo di ultima ratio (di ultima opzione) per sostenere fermamente qualcosa di valore superiore, del quale un avvenimento latente sta per trasgredirlo in modo (solitamente) irrimediabile.

L’attualità dello stesso:

In vista di quanto precede, affinché serva da una definizione piana per la comprensione di tutto il pubblico, ora dobbiamo vedere l’attualità di detto fenomeno. Nella presente situazione mondiale, dove in tutti gli ordini si trovano le cose tergiversate, deformate, ridefinite e in contraddizione con l’antichità, impetrare questo stato di necessità è diventato più comune. Non dovrebbe essere il caso, ma per mantenere l’ordine dovuto, è necessario esercitarlo. A ogni rato si presentano situazioni mondiali o locali dove l’autorità —a qualunque livello— impartisce ordini che attentano contro qualche principio morale impregnato nella natura umana o che pretendono subvertire ancor più la legge naturale; ci sono momenti concreti dove la gente ha agito per far prevalere i principi fondamentali.

Vediamo due esempi ricorrenti e attuali. Nel diritto penale di un numero innumerevole di paesi si è riconosciuto questo concetto come un meccanismo umano impregnato nella sua propria natura per evitare un male imminente che metta in pericolo grave qualche bene protetto. Il diritto penale prevede persino questo concetto come un’esimente di responsabilità. L’ambito notevole della condotta realizzata in stato di necessità; la stessa legge gli rende giustizia dicendo che è giustificata. L’altro esempio si può ubicare nell’ambito medico. Quando un medico si trova di fronte a una situazione dove il suo paziente può aggravarsi o perdere la vita, questo può agire senza il consenso dello stesso per fare il possibile al fine di evitare il suo decesso. È chiarissimo come si evidenza lo stato di necessità in quest’ultimo esempio. In entrambe le situazioni, ci si trova di fronte a una sfida che attenta contro un bene fondamentale; si evidenzia l’inesistenza di un altro modo di agire che porta a prendere la decisione di realizzare un atto che in un altro momento non sarebbe possibile, ma ora è il necessario da fare per resguardare l’ordine.

Tendenze rigoriste e positiviste:

La contrapposizione visibile a tutta vista oggi per oggi sono le tendenze rigoriste e positiviste violente di che sotto nessuna circostanza si deve incoare lo stato di necessità. Quando c’è una situazione che merita invocare il fenomeno in discussione, tentano di alegare per una supposta via interna legale dentro il sistema giuridico o logico. Mettono come regola massima e inalterabile l’ordine legale prima di qualche principio fondamentale. Insistono in che, di fronte a qualche circostanza di urgenza, si deve fare in modo assoluto solo ciò che è stabilito dalla legge positiva per non violarla mai e, quando si dà l’esito dell’avvenimento, beh, si potrà giustificare l’agire dicendo che si è agito conforme alla legge. Sfortunatamente, questa tendenza è palpabile in grandi settori ispanici americani di mettere l’ordinamento giuridico al di sopra dei fondamenti che devono proteggerlo stesso.

Questa postura è erronea per perdere di vista la realtà fattuale delle cose. Ci sono avvenimenti dove semplicemente non c’è un altro modo di agire per poter operare il bene, mantenere l’ordine, resguardare i fondamenti e poter sobbrellevarlo quanto accaduto nella forma più proporzionale possibile. La legge positiva si deve incastrare alla realtà, non altrimenti. La legge positiva presta servizio agli eventi della vita quotidiana, unito alle norme essenziali che conformano le nozioni reggenti del quotidiano. Non si può idealizzare o cadere in un parere monomaniaco di “la legge è la legge e non si può superare mai dei mai”. La preoccupazione formata ad arte dai nostri superiori, autorità o persone al comando per avere sempre a loro disposizione una massa sottomessa e obbediente ciecamente è proprio ciò che è desiderato al fine di poter dispiegare norme ingiuste che attentano contro la legge naturale —e anche in altre gerarchie di ordini—.

In sintesi, lo stato di necessità si figura come un concetto inalienabile della condotta umana. È un fenomeno difensore e sentinella di ciò che è superiore, non un’arma per la ribellione. Appartiene a quell’ordine consacrato nella natura umana che cerca di conoscere la verità e fare il bene. Per fare il bene, in momenti di crisi rimarcabile, è obbligatorio fare ciò che comanda la giustizia più rudimentale. Non tacciamo lo stato di necessità come un concetto di rivoluzione o di sovversione. Se si applica dalla legge naturale, indubbiamente si può vislumbrare in altri ordini.

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