La diocesi di Siracusa, nello stato di New York, ha chiuso formalmente il suo processo di bancarotta dopo aver costituito un fondo di oltre 176 milioni di dollari per risarcire le vittime di abusi sessuali, un esito che conferma l’enorme impatto economico di questa crisi sulla Chiesa locale.
Secondo quanto riportato da OSV News, il vescovo Douglas J. Lucia ha comunicato il 25 febbraio ai fedeli che la giudice Wendy Kinsella, del Tribunale delle Fallimenti degli Stati Uniti per il Distretto Nord di New York, ha approvato lo stesso giorno il decreto finale che pone fine a una procedura di quasi sei anni ai sensi del Capitolo 11 (che permette a un’entità —azienda, istituzione o diocesi— di dichiararsi in bancarotta per riorganizzare i suoi debiti senza chiudere immediatamente le sue attività).
Un fondo di oltre 176 milioni per accordi e compensazioni
Il piano approvato stabilisce un fondo fiduciario per le vittime con oltre 176 milioni di dollari. Di questa somma, 76,1 milioni provengono da assicurazioni e 100 milioni sono stati contribuiti da ciò che il vescovo ha definito la “famiglia cattolica”: 45 milioni da parte delle parrocchie, 50 milioni contribuiti dalla stessa diocesi mediante una combinazione di investimenti e prestiti, e altri 5 milioni da entità diocesane.
I pagamenti saranno assegnati da un arbitro indipendente, come indicato dal vescovo, in un sistema progettato per concentrare le richieste in un unico meccanismo di compensazione.
411 richieste dopo le “finestre” legali a New York
La diocesi ha affrontato 411 richieste uniche presentate ai sensi di due leggi statali che hanno riaperto la possibilità di denunciare abusi antichi indipendentemente dalla prescrizione precedente: la Child Victims Act e la Adult Survivors Act.
Entrambe le norme hanno aperto “finestre” temporali per registrare denunce: fino al 15 aprile 2021 nel caso della prima, e fino al 17 gennaio 2023 nel caso della seconda. Il volume delle richieste, sommato alla struttura legale dei contenziosi, ha spinto la diocesi a ricorrere al Capitolo 11.
Un meccanismo legale per canalizzare richieste presenti e future
L’accordo include una “channeling injunction”, figura del diritto fallimentare statunitense che canalizza le richieste verso un fondo comune, con l’obiettivo di evitare contenziosi individuali contro la diocesi, le parrocchie e altre entità cattoliche, e di prevedere anche possibili richieste future.
La diocesi presenta questo schema come una risposta “integrale” che cerca un unico canale di riparazione, sebbene il costo economico gravi in buona misura sulle strutture diocesane e parrocchiali.
Scuse del vescovo e appello alla prevenzione
Nella sua lettera, il vescovo Lucia ha affermato che il processo è stato più lungo del previsto e ha riconosciuto il peso che ha rappresentato per le vittime e i fedeli. Ha detto di aver ascoltato personalmente i sopravvissuti e ha reiterato una richiesta di perdono “per qualsiasi negligenza passata” nel trattamento di questi casi.
Ha anche assicurato che il piano formalizza impegni per politiche di “Ambiente Sicuro” per prevenire la ripetizione degli abusi e ha convocato una messa speciale il 26 aprile nell’ambito del mese nazionale di prevenzione dell’abuso infantile negli Stati Uniti.
La chiusura della bancarotta pone fine al processo giudiziario, ma lascia la diocesi segnata da un onere finanziario che colpisce direttamente la sua struttura e, in particolare, le parrocchie che hanno dovuto contribuire al fondo.