L'insolita richiesta della Santa Sede affinché il Papa compaia in Congresso in piena crisi politica

L'insolita richiesta della Santa Sede affinché il Papa compaia in Congresso in piena crisi politica

L’intervento di Leone XIV nelle Cortes spagnole convertirà il Papa in attore all’interno del quadro politico spagnolo, anche se la sua intenzione sia strettamente morale o pastorale. Non importa il contenuto esatto del discorso. Importa lo scenario. L’emiciclo oggi in Spagna non è uno spazio neutro né pacifico; è un campo di forze. E lì ogni parola sarà letta in chiave di allineamento o di confronto.

Il Governo cercherà di capitalizzare l’immagine istituzionale. Presenterà la presenza del Papa come prova di normalità democratica e di dialogo, anche se gran parte della sua agenda legislativa abbia urtato frontalmente con la dottrina cattolica in questioni fondamentali. La fotografia istituzionale sarà utilizzata come validazione simbolica: lo Stato riceve il Pontefice, il Pontefice parla davanti alla sovranità popolare, il sistema funziona. Quello sarà il quadro narrativo ufficiale.

Allo stesso tempo, i soci più ideologizzati dell’Esecutivo reagiranno in uno di due registri: o la teatralizzazione critica —gesti di freddezza, assenza parziale, dichiarazioni successive di distacco— o l’utilizzo selettivo del discorso se vi troveranno elementi compatibili con la loro agenda sociale. Se il Papa insiste su migrazione, povertà o dialogo, lo approprieranno; se sottolinea questioni antropologiche o la centralità della vita, segneranno distanza. In entrambi i casi, lo convertiranno in pezzo del loro proprio racconto.

L’opposizione, per parte sua, rimarrà in una posizione scomoda. Se applaude con entusiasmo, sarà accusata di strumentalizzare la religione; se mantiene un atteggiamento sobrio, sembrerà tiepida davanti al suo elettorato più conservatore. Il risultato sarà una ricezione frammentata che rifletterà la divisione strutturale del paese. Non ci sarà momento di consenso trasversale genuino. Ci sarà somma di interessi tattici.

Nel piano ecclesiale, l’effetto sarà ugualmente divisivo. Un settore interpreterà la comparsa come segno di presenza pubblica coraggiosa. Un altro la leggerà come esposizione inutile del Papa a un ambiente politico in decomposizione che ha promosso leggi contrarie alla morale cattolica. Se il discorso evita confronti diretti con quelle leggi, crescerà la percezione di accomodamento; se le menziona esplicitamente, si scatenerà la reazione politica. Non esiste un punto neutro.

La chiave sta nell’asimmetria del rischio. Per gli attori politici spagnoli, il costo è basso: un giorno di dibattito, alcuni titoli, una foto in più nell’archivio. Per il Papa, il costo potenziale è reputazionale e universale. L’immagine di Leone XIV sarà proiettata internazionalmente da un emiciclo segnato dalla crispazione, e qualsiasi gesto —applausi tiepidi, seggi vuoti, reazioni accese— rimarrà fissato come simbolo.

Quello che accadrà, quindi, è prevedibile: politicizzazione immediata, appropriazione selettiva del messaggio e lettura partigiana del gesto. L’intervento non sarà valutato in termini teologici né spirituali, ma in termini di utilità politica. E il fatto che l’iniziativa sia partita dalla Santa Sede intensifica quella lettura: non sembrerà semplicemente una cortesia istituzionale, ma una decisione strategica assunta da Roma. In un ambiente polarizzato, ogni decisione strategica si interpreta come presa di posizione. Di chi è stata l’idea? La Segreteria di Stato sta davvero vegliando sugli interessi del Papa? È idea di Cobo, per compiacere il Governo, contribuire a forzare questo gesto temerario?

Tanto il viaggio alle Canarie, con l’elevatissimo rischio di un effetto chiamata che può finire in tragedia; quanto il discorso su richiesta della Santa Sede in una sessione di Cortes così polarizzate, con un governo furiosamente anticlericale e con scandali aperti, sono due decisioni di viaggio che sembrano imprudenti. Il dubbio è se si tratta di una goffaggine del cardinale Cobo (non è la matita più affilata dell’astuccio) o di una manovra deliberata di una Segreteria di Stato poco attenta agli interessi del Papa.

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