La principale piattaforma che promuoveva la depenalizzazione dell’aborto in El Salvador ha annunciato la sua dissoluzione legale dopo l’entrata in vigore della Ley de Agentes Extranjeros, una norma che obbliga le organizzazioni finanziate dall’estero a registrarsi e a rendere trasparente l’origine delle loro risorse. La decisione è stata interpretata dai settori pro-vita come una ritirata strategica di fronte all’obbligo di rendere conto.
Secondo quanto riportato da ACI Prensa, l’Agrupación Ciudadana por la Despenalización del Aborto ha comunicato il 23 febbraio che il suo lavoro “non è più compatibile” con la nuova legislazione approvata a maggio del 2025 dall’Asamblea Legislativa e promulgata dal presidente Nayib Bukele. L’organizzazione ha scelto di non iscriversi al Registro de Agentes Extranjeros (RAEX), requisito obbligatorio per le ONG che ricevono finanziamenti internazionali.
Trasparenza obbligatoria e fine dell’opacità
La Ley de Agentes Extranjeros stabilisce che tutte le ONG che ricevono fondi dall’estero dovranno registrarsi e pagare un’imposta del 30% su tali trasferimenti. L’obiettivo dichiarato dalle autorità è garantire la trasparenza nelle operazioni finanziarie ed evitare l’influenza politica nascosta sotto l’etichetta di “aiuto” o “difesa dei diritti”.
Nel suo Messaggio alla Nazione del 1º giugno 2025, il presidente Bukele ha avvertito che esistono organizzazioni che operano “nell’oscurità”, spostando milioni per influenzare la politica nazionale senza alcun tipo di controllo fiscale. La nuova legge, ha sostenuto, non impedisce la cooperazione legittima, ma obbliga a rendere conto.
Invece di aderire a quel quadro legale, il gruppo abortista ha deciso di dissolversi come ONG e trasformarsi in un movimento di attivismo sotto il nome “La Movimienta Regional por el Derecho al Aborto y las Maternidades”. In altre parole, cambia la forma giuridica, ma non abbandona l’agenda.
L’aborto è un delitto
El Salvador mantiene una delle legislazioni più chiare in difesa della vita umana. L’aborto è un delitto e la Costituzione riconosce come persona ogni essere umano fin dal momento del concepimento.
Per anni, l’ONG ora sciolta ha promosso casi emblematici come il cosiddetto “Caso Beatriz”, il “Caso Manuela” e quello de “Las 17”, presentati a istanze internazionali per fare pressione per una riforma legale che aprisse la porta alla depenalizzazione.
Per il movimento pro-vita, la difesa della vita non è uno slogan politico, ma un principio costituzionale e morale. La legge salvadoreña non solo protegge il non nato, ma afferma giuridicamente la sua condizione di persona.