La Conferenza Episcopale Francese ha reagito con gravità al voto solenne dell’Assemblea Nazionale che ha approvato il 25 febbraio le proposte di legge relative alle cure palliative e alla cosiddetta “aiuto a morire”, avvertendo di un vero “cambiamento antropologico” nella società francese.
In un comunicato datato il 27 febbraio a Parigi, i vescovi prendono atto del rafforzamento legale delle cure palliative, che considerano una condizione indispensabile per garantire il sollievo dal dolore e l’accompagnamento dignitoso alla fine della vita. Tuttavia, esprimono “con gravità” la loro profonda opposizione alla legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito.
Una maggioranza fragile e una frattura democratica
La Conferenza sottolinea che il testo è stato approvato con un margine stretto, il che rivela una frattura importante all’interno della rappresentanza nazionale. Una questione che riguarda direttamente la concezione della dignità umana e il ruolo della medicina, sostengono i vescovi, non può essere risolta con una maggioranza così fragile senza generare un profondo malessere democratico.
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Durante il dibattito parlamentare, ricordano, numerose voci —professionisti sanitari, giuristi, filosofi, rappresentanti dei pazienti e parlamentari— hanno avvertito dei rischi di ambiguità giuridiche, pressioni sociali o familiari su persone vulnerabili e una trasformazione radicale della missione del medico, chiamato ora non solo a curare e alleviare, ma a provocare la morte.
Libertà di coscienza e rischio per i più vulnerabili
I vescovi lamentano che nessuna di queste preoccupazioni sia stata incorporata nel testo finale, in particolare l’assenza di una clausola istituzionale che rispetti i codici etici propri di determinati stabilimenti sanitari.
Criticano anche il mantenimento del cosiddetto “reato di ostruzione”, che considerano contrario alla libertà di coscienza e potenzialmente problematico per le azioni di prevenzione del suicidio.
“Provocare deliberatamente la morte non è un progresso”
Per la Conferenza Episcopale Francese, legalizzare l’“aiuto a morire” non rappresenta un semplice aggiustamento tecnico dell’ordinamento giuridico, ma un profondo cambiamento che modifica i fondamenti antropologici della società.
“Provocare deliberatamente la morte non può costituire un progresso umano”, affermano con fermezza, ricordando che una società veramente fraterna si misura dal modo in cui protegge e accompagna i più fragili, non dalla facilità con cui accetta di provocare la loro morte.
Il comunicato conclude appellandosi al resto del processo parlamentare affinché si riconsideri una decisione che, a giudizio dei vescovi, compromette il senso stesso della dignità umana.