L’Assemblea Nazionale francese ha approvato il 25 febbraio, in seconda lettura, il progetto di legge che legalizza l’eutanasia e il suicidio assistito sotto la denominazione di “diritto all’aiuto per morire”. Il testo è stato sostenuto da 299 deputati contro 226 voti contrari —27 in più rispetto al voto precedente— e dovrà ora essere esaminato nuovamente dal Senato, che lo aveva già respinto a gennaio.
L’iniziativa introduce nell’ordinamento giuridico francese la possibilità di somministrare farmaci letali a pazienti che lo richiedano in determinate condizioni. Sebbene i suoi promotori la presentino come un’ampliamento dei diritti individuali, il dibattito ha messo in evidenza una profonda frattura politica, etica e sociale intorno alla protezione della vita nella sua fase finale.
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Autosomministrazione come garanzia formale
Secondo quanto riportato dal mezzo RFI, uno dei punti più discussi è stata la modalità di somministrazione del prodotto letale. Infine, il testo stabilisce che sarà il paziente stesso a dover somministrare la sostanza, salvo che si trovi fisicamente incapace, nel qual caso potrà intervenire un medico o un infermiere.
I difensori di questa formula sostengono che l’autosomministrazione permette di verificare fino all’ultimo momento la volontà libera e informata del richiedente. Tuttavia, la norma consolida giuridicamente la possibilità di provocare deliberatamente la morte, qualcosa che fino ad ora rimaneva proibito nel paese.
Durante l’iter è stata aperta l’opzione che il paziente scegliesse liberamente il metodo, ma l’Assemblea ha revocato quella disposizione e ha fatto ritorno allo schema iniziale.
La sofferenza psicologica esclusa come causa unica
Un altro aspetto chiave è stata la definizione della sofferenza che abilita l’accesso alla morte assistita. Nella sua versione finale, il testo precisa che la sofferenza psicologica da sola non permetterà di accedere a questo diritto.
Il Governo ha difeso questa chiarificazione per evitare che situazioni di vulnerabilità transitoria conducano a decisioni irreversibili. Tuttavia, diversi deputati hanno criticato che si stabilisca una gerarchia tra tipi di sofferenza, il che rivela la difficoltà di oggettivare giuridicamente una realtà profondamente umana e soggettiva.
Cure palliative approvate all’unanimità
In parallelo, l’Assemblea ha approvato all’unanimità un secondo progetto destinato ad ampliare l’accesso alle cure palliative. Questo consenso contrasta con la divisione generata dalla legalizzazione dell’eutanasia.
Da settori critici si è segnalata la contraddizione di promuovere simultaneamente il rafforzamento delle cure palliative —orientate ad alleviare la sofferenza senza provocare la morte— e la creazione di un diritto a ricevere una sostanza letale. Per la Chiesa Cattolica, i palliativi costituiscono la risposta autenticamente umana al dolore e alla fragilità della fine della vita.
Mobilitazione della Chiesa in Francia
Nei mesi precedenti al voto, la Chiesa Cattolica in Francia ha intensificato il suo appello alla difesa della vita. La Conferenza Episcopale ha affermato che le cure palliative sono “l’unica risposta adeguata” di fronte alle situazioni difficili della fine della vita e ha avvertito che legalizzare l’eutanasia “cambierebbe profondamente la natura del nostro patto sociale”.
Aciprensa ha ricordato che i vescovi hanno convocato il 20 febbraio passato una giornata nazionale di preghiera e digiuno. Il vescovo di Bayona, Mons. Marc Aillet, ha alertato sulla “estrema gravità” del progetto e sulle “terribili conseguenze” che potrebbe comportare la sua adozione.
Anche dal ambito civile si sono alzate voci critiche. Ludovine de la Rochère, presidente dell’Unione delle Famiglie e del movimento La Manif pour Tous, ha denunciato ciò che ha qualificato come “estremismo ideologico” e ha avvertito che la legge è “scandalosa e pericolosa”. “Vivere con dignità”, ha affermato, richiede di rafforzare l’accompagnamento e la solidarietà, non di istituzionalizzare la morte provocata.
Un dibattito aperto sulla dignità e il ruolo dello Stato
Con questa seconda approvazione nell’Assemblea Nazionale, il progetto ritorna al Senato. L’aumento dei voti contrari rispetto alla prima lettura riflette che la controversia non si è dissipata.
La discussione in Francia trascende l’ambito strettamente sanitario. In gioco c’è la concezione stessa della dignità umana e il ruolo dello Stato di fronte alla vita vulnerabile. Per la tradizione cristiana, la dignità non dipende dall’autonomia né dal grado di sofferenza, ma dal valore intrinseco di ogni vita umana, che deve essere accompagnata e protetta fino al suo termine naturale.
Il dibattito, lungi dal chiudersi, entra ora in una nuova fase parlamentare in un paese che si confronta con una decisione dalle profonde implicazioni antropologiche e morali.