La Procura Generale dell’Armenia ha sporto accuse penali contro Karekin II, patriarca supremo e “catholicos” di tutti gli armeni, e gli ha proibito di lasciare il paese, secondo quanto riferisce La Nuova Bussola Quotidiana. La misura, emanata il 14 febbraio 2026, gli ha impedito di partecipare all’assemblea della Chiesa armena celebrata il 17 febbraio in Austria.
La decisione si inserisce in un confronto crescente tra il Governo del primo ministro Nikol Pashinyan e la Chiesa Apostolica Armena, che si è intensificato negli ultimi mesi.
Una crisi che si aggrava dal conflitto del Karabaj
Le tensioni tra Chiesa e Stato si sono accentuate dopo la seconda guerra tra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno-Karabaj nel 2020, che si è conclusa con una sconfitta militare armena e l’apertura di negoziati per un cessate il fuoco. Nel settembre 2023, l’Azerbaigian ha ripreso completamente il controllo del territorio dopo un’offensiva che ha provocato lo spostamento di decine di migliaia di armeni dalla autoproclamata Repubblica di Artsaj.
Tra aprile e giugno del 2024, l’arcivescovo Bagrat Galstanyan ha guidato proteste contro le concessioni territoriali all’Azerbaigian. Successivamente è stato arrestato con l’accusa di aver organizzato un tentativo di colpo di Stato. Il 25 giugno 2025 è stato arrestato insieme ad altre 15 persone, tra sacerdoti e laici.
Due giorni dopo è stato arrestato anche l’arcivescovo Mikael Ajapahian, accusato di incitare al rovesciamento violento del Governo. Nell’ottobre 2025, il vescovo Mkrtich Proshyan e altri 12 chierici sono stati arrestati con accuse che includevano coercizione per partecipare a concentrazioni pubbliche, ostruzione del diritto elettorale e reati economici. Nelle ultime settimane, i tribunali hanno sostituito la detenzione preventiva di Proshyan e Ajapahian con l’arresto domiciliare.
Accuse contro il “catholicos” e restrizioni giudiziarie
Secondo il mezzo italiano, le accuse contro Karekin II si basano su fondamenti simili a quelli utilizzati dal 2024 contro altri membri del clero. Il divieto di uscita dal paese gli ha impedito di partecipare all’assemblea ecclesiale in Austria, cosa che è stata interpretata dai suoi difensori come un’interferenza diretta nell’autonomia della Chiesa.
Diversi gruppi di difesa della libertà religiosa hanno denunciato negli ultimi mesi l’arresto di alti prelati e sacerdoti in Armenia. Il mezzo citato indica che queste misure potrebbero entrare in conflitto con la Costituzione armena e con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, in particolare per quanto riguarda la libertà religiosa e di associazione.
La Chiesa Apostolica Armena e il suo ruolo nell’identità nazionale
La Chiesa Apostolica Armena, una delle più antiche comunità cristiane, fa parte dell’ortodossia orientale precalcedonese e, secondo la tradizione, risale alle missioni degli apostoli Bartolomeo e Giuda Taddeo nel I secolo. Più del 90% della popolazione armena si considera cristiana, e la Chiesa svolge un ruolo centrale nella preservazione dell’identità culturale e nazionale del paese.
Un anno decisivo per l’Armenia
L’anno 2026 si presenta come un periodo chiave per l’Armenia, sia in politica interna che esterna. Dopo la cosiddetta “Dichiarazione di Washington” di agosto 2025 e gli sforzi diplomatici internazionali, si prevede la riapertura delle comunicazioni regionali, inclusa la frontiera con la Turchia, nonché la firma di un accordo di pace definitivo con l’Azerbaigian.
Tuttavia, gli eventi recenti evidenziano che la crisi tra il Governo e la Chiesa rimane aperta, in un momento di particolare sensibilità politica per il paese caucasico.