Mon. Schneider risponde a Tucho sulla FSSPX: i documenti pastorali del Vaticano II possono essere corretti, solo la Parola di Dio è immutabile

Mon. Schneider risponde a Tucho sulla FSSPX: i documenti pastorali del Vaticano II possono essere corretti, solo la Parola di Dio è immutabile

Quasi una settimana dopo l’incontro della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) in Vaticano, monsignor Athanasius Schneider —vescovo ausiliario di Astana, Kazakistan— ha manifestato il suo disaccordo con l’affermazione del cardinale Víctor Manuel Fernández —prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede— secondo cui i testi del Concilio Vaticano II “non possono essere modificati”, e ha difeso che le espressioni di carattere pastorale sì possono essere riviste o corrette. Così lo riporta il giornalista Niwa Limbu, di The Catholic Herald, in un messaggio pubblicato sul social network X, dove anticipa frammenti di una conversazione avuta con il presule.

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Schneider sostiene che solo la Parola di Dio è immutabile in senso stretto. “Quello che non può essere cambiato è solo la Parola di Dio. Non si può cambiare la Bibbia perché è la Parola di Dio”, afferma. A suo giudizio, la formulazione del cardinale Fernández sarebbe “completamente errata” se applicata senza distinzione ai testi conciliari.

Il carattere pastorale del Concilio Vaticano II

Il vescovo ausiliario ricorda che san Giovanni XXIII, nel convocare il Concilio Vaticano II, chiarì che non si trattava di definire nuovi dogmi né di risolvere questioni dottrinali in modo definitivo. Secondo Schneider, il Papa spiegò espressamente che il concilio aveva uno scopo esplicativo e catechetico, adattato al linguaggio del tempo.

Nella stessa linea, cita Paolo VI, che avrebbe ribadito che il concilio non ebbe l’intenzione di proclamare dogmi né di definire dottrine in forma definitiva, ma che il suo carattere fu “primariamente pastorale”. Per questo, argomenta che le formulazioni pastorali —non costituendo definizioni dogmatiche— potrebbero essere migliorate o corrette, dato il loro carattere circostanziale.

Schneider precisa che i dogmi citati dal Vaticano II, provenienti da concili precedenti, non possono essere modificati. Tuttavia, distingue tra quegli insegnamenti definitivi e le espressioni pastorali proprie del contesto storico del concilio.

L’esempio del IV Concilio Lateranense

Schneider menziona il IV Concilio Lateranense (1215), señalando che alcune delle sue disposizioni pastorali oggi risulterebbero inaccettabili. In concreto, menziona l’obbligo imposto allora agli ebrei di portare segni distintivi nelle città cristiane, qualificando quella disposizione come una forma di discriminazione.

A partire da questo esempio, pone la questione se tali espressioni conciliari possano essere corrette. Secondo il suo ragionamento, se si ammette la possibilità di rivedere formulazioni pastorali di concili precedenti, si potrebbe anche considerare tale opzione riguardo a determinate espressioni del Vaticano II.

Il vescovo sottolinea allora la necessità di esaminare con onestà ciò che considera “ambiguità evidenti e innegabili” in alcuni testi conciliari, e sostiene che altri concili ecumenici hanno conosciuto aggiustamenti nelle loro dichiarazioni di carattere pastorale.

La situazione della FSSPX

Schneider si è riferito alla situazione della FSSPX proponendo che si conceda loro prima una regolarizzazione canonica e che successivamente continui il dialogo dottrinale.

A suo giudizio, permettere alla Fraternità di apportare la sua riflessione potrebbe contribuire a chiarire e precisare aspetti discussi, a beneficio di tutta la Chiesa. Infine, ha espresso preoccupazione per ciò che ha descritto come un comportamento “duro” e “imprudente” da parte della Santa Sede nel trattamento di questa questione.

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