Il Papa Leone XIV ha ricevuto questo giovedì 19 febbraio i partecipanti al Capitolo Generale dei Legionari di Cristo, nella Sala del Concistoro, dove li ha esortati a vivere questo tempo come un momento di discernimento comunitario e di rinnovamento spirituale. Nel suo discorso, il Pontefice ha sottolineato che il carisma non è proprietà di coloro che lo ricevono, ma un dono dello Spirito Santo di cui devono essere custodi e servitori, chiamati a custodirlo con fedeltà creativa e apertura allo Spirito.
Leone XIV ha posto l’accento sulla necessità di un esercizio dell’autorità inteso come servizio fraterno e non come dominio, insistendo sull’ascolto reciproco, la corresponsabilità e il discernimento comunitario. In un contesto segnato dalla chiamata alla sinodalità, ha ricordato che l’unità non implica uniformità, ma armonizzare la diversità per cercare insieme la volontà di Dio e rafforzare la missione affidata alla congregazione all’interno della Chiesa.
Lasciamo qui di seguito il messaggio completo di Leone XIV:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi.
Eminenza, Eccellenza, cari fratelli:
Mi rallegra accogliervi nella fase finale del vostro Capitolo Generale. Come nella vita di ogni istituto religioso, questo è un tempo di grazia, poiché costituisce un momento privilegiato di discernimento comunitario e di ascolto dello Spirito Santo, che continua a guidare la vostra storia e a sostenere la missione affidata alla vostra congregazione, in fedeltà al carisma ricevuto come un dono di Dio per la Chiesa.
È, inoltre, l’occasione per voi di riconoscervi eredi di un carisma che, attraverso vari cammini ed espressioni storiche —a volte dolorose e non esenti da crisi— ha dato origine alla congregazione dei Legionari di Cristo, unita da una stessa radice spirituale e da una passione apostolica comune. Questa memoria condivisa non guarda solo al passato, ma spinge a un rinnovamento costante nel presente, fedeli al Vangelo.
Il carisma è un dono dello Spirito Santo. Ogni istituto e ciascuno dei suoi membri sono chiamati a incarnarlo personalmente e in comunità, in un continuo processo di approfondimento della propria identità che li colloca e li definisce all’interno della Chiesa e della società. Questo cammino costituisce, a sua volta, un contributo prezioso per la Chiesa nel suo insieme e, in modo particolare, per la famiglia spirituale del Regnum Christi.
La diversità di forme, stili e accenti nella vivenza del carisma ricevuto non indebolisce l’unità, ma la arricchisce, come nel «poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso conservano la loro originalità» (Exhort. ap. Evangelii gaudium, 236). Per questa ragione, non si deve temere la pluralità, ma accoglierla e discernerla, e permettere che si esprima per rispondere con maggiore trasparenza e fedeltà alla chiamata di Dio. Allo stesso modo che in una famiglia ogni membro possiede la propria identità e missione, anche tra voi la pluralità di doni manifesta la fecondità dello Spirito e rafforza la missione comune.
Come è stato menzionato, il carisma è un dono dello Spirito Santo; è Lui che distribuisce i suoi doni (cf. 1 Co 12,11), e lo fa per il rinnovamento e l’edificazione della Chiesa. Come dice san Paolo, «in ciascuno si manifesta per il bene comune» (1 Co 12,7). Perciò, il carisma deve essere accolto con gratitudine e consolazione (cf. Const. dogma. Lumen gentium, 12). Ricordate, quindi, che non siete padroni del carisma, ma suoi custodi e servitori. Siete chiamati a donare la vostra vita affinché questo dono continui a essere fecondo nella Chiesa e nel mondo. Perciò, questo Capitolo vi invita a continuare a chiedervi come vivere oggi, con fedeltà creativa, l’intuizione carismatica che ha dato origine alla vostra famiglia religiosa.
Un Capitolo Generale è anche il momento per valutare il cammino percorso e discernere, con l’aiuto dello Spirito Santo, il cammino da percorrere. In questo modo, voi avete considerato l’esercizio del governo e dell’autorità nell’istituto come uno dei temi centrali. L’autorità, nella vita religiosa, non si intende come dominio, ma come servizio spirituale e fraterno a coloro che condividono la stessa vocazione. Il suo esercizio deve manifestarsi nell’«“arte dell’accompagnamento”, per imparare a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cf. Ex 3,5). […] Con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che al tempo stesso sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana» (Exhort. ap. Evangelii gaudium, 169). L’autorità nella vita religiosa è anche al servizio dell’animazione della vita comune, centrandola in Cristo e orientandola verso la pienezza della vita in Lui, evitando ogni forma di controllo che non rispetti la dignità e la libertà delle persone.
Tra i compiti fondamentali del governo religioso si trova, allo stesso modo, quello di promuovere la fedeltà al carisma. Per farlo, è necessario rafforzare uno stile di governo caratterizzato dall’ascolto reciproco, la corresponsabilità, la trasparenza, la vicinanza fraterna e il discernimento comunitario. Un buon governo, invece di concentrare tutto su di sé, favorisce la sussidiarietà e la partecipazione responsabile di tutti i membri della comunità.
La vita consacrata, chiamata a essere esperta in comunione, crea spazi dove il Vangelo si traduce in fraternità concreta. In questi giorni, senza dubbio, avete vissuto un’esperienza concreta di comunione tra fratelli di diverse culture e realtà, di generazioni diverse, e tra coloro che esercitano responsabilità di governo e coloro che servono quotidianamente in comunità e missioni.
La vostra missione consiste nell’offrire questo testimonianza visibile di ascolto reciproco e di ricerca congiunta della volontà di Dio, sia per le vostre comunità sia per coloro che incontrate lungo il cammino mentre adempite la vostra missione.
«L’unità missionaria, ovviamente, non deve intendersi come uniformità». Non si tratta di eliminare le differenze, ma di avere la capacità di armonizzare la diversità a beneficio di tutti, accettando le divergenze come una ricchezza e discernendo insieme i cammini che il Signore ci propone.
Questo processo richiede umiltà per ascoltare, libertà interiore per esprimersi con sincerità e apertura per accogliere il discernimento congiunto. Si tratta di un’esigenza inerente a ogni vocazione che si vive in comunità.
La Chiesa vive oggi un’intensa chiamata alla sinodalità, cioè a camminare, ascoltare e discernere insieme. Il Capitolo Generale è, per sua natura, un esercizio sinodale in cui tutti sono chiamati a contribuire con la propria esperienza e sensibilità per costruire insieme il futuro dell’istituto.
Cari fratelli, vi esorto a continuare a vivere in atteggiamento di preghiera, umiltà e libertà interiore. Non seguite interessi particolari o regionali, né cercate mere soluzioni organizzative, ma prima di tutto la volontà di Dio per la vostra famiglia religiosa e per la missione che la Chiesa vi ha affidato.
Che questo Capitolo vi apra a un tempo di speranza. Il Signore continua a chiamare e inviare; sanando e purificando, perciò il vostro compito consiste nel discernere come rispondere con fedeltà al presente che Dio pone nelle vostre mani.
Affidando questa nuova tappa della vostra congregazione alla protezione materna di Nostra Signora di Guadalupe, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica. Grazie.