Leone XIV: la Chiesa è segno visibile dell'unione con Dio e tra gli uomini

Leone XIV: la Chiesa è segno visibile dell'unione con Dio e tra gli uomini

Il Papa Leone XIV ha presieduto questo mercoledì 18 febbraio —Mercoledì delle Ceneri— l’udienza generale in Piazza San Pietro, dove si sono radunati pellegrini provenienti dall’Italia e da vari paesi del mondo. Nell’ambito del ciclo di catechesi dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II, il Pontefice ha centrato la sua meditazione sulla costituzione dogmatica Lumen gentium, sottolineando il mistero della Chiesa come “sacramento dell’unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”.

Partendo dalle lettere di san Paolo, Leone XIV ha spiegato che il termine “mistero” non allude a qualcosa di oscuro, ma al disegno di Dio che, nascosto per secoli, è stato rivelato in Cristo per riconciliare e riunire l’umanità dispersa dal peccato. La Chiesa —ha affermato— non è una realtà meramente sociologica, ma il segno visibile e lo strumento efficace mediante il quale Dio continua nella storia l’opera della Pasqua di Cristo, convocando gli uomini alla comunione con Lui e tra loro.

Il Santo Padre ha ricordato che questa unità ha la sua fonte nella croce e nella resurrezione del Signore, che abbattono i muri di separazione e costituiscono la Chiesa come “sacramento universale di salvezza”. L’udienza si è conclusa con la recita del Padre Nostro e la benedizione apostolica impartita ai fedeli presenti.

 

Pubblichiamo di seguito la catechesi completa di Leone XIV:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti.

Il Concilio Vaticano II, ai cui documenti stiamo dedicando le catechesi, quando ha voluto descrivere la Chiesa si è preoccupato, anzitutto, di spiegare da dove proviene la sua origine. Per farlo, nella Costituzione dogmatica Lumen gentium, approvata il 21 novembre 1964, ha preso dalle Lettere di San Paolo il termine “mistero”. Scegliendo questa parola non ha voluto dire che la Chiesa è qualcosa di oscuro o incomprensibile, come a volte comunemente si pensa quando si sente pronunciare la parola “mistero”. Esattamente il contrario: di fatto, quando San Paolo utilizza, soprattutto nella Lettera agli Efesini, questa parola vuole indicare una realtà che prima era nascosta e che ora è stata rivelata.

Si tratta del piano di Dio che ha un obiettivo: unificare tutte le creature grazie all’azione riconciliatrice di Gesù Cristo, azione che si è realizzata nella sua morte in croce. Questo si sperimenta anzitutto nell’assemblea riunita per la celebrazione liturgica: lì le diversità si relativizzano, ciò che conta è incontrarsi insieme perché ci attrae l’Amore di Cristo, che ha abbattuto il muro di separazione tra persone e gruppi sociali (cf. Ef 2,14). Per San Paolo il mistero è la manifestazione di ciò che Dio ha voluto realizzare per l’intera umanità e si dà a conoscere in esperienze locali, che gradualmente si dilatano fino a includere tutti gli esseri umani e persino il cosmo.

La condizione dell’umanità è una frammentazione che gli esseri umani non sono capaci di riparare, sebbene la tensione verso l’unità abiti nei loro cuori. In quella condizione si iscrive l’azione di Gesù Cristo, che, mediante lo Spirito Santo, ha vinto le forze della divisione e il Divisore stesso. Incontrarsi insieme celebrando, avendo creduto nell’annuncio del Vangelo, e vissuto come attrazione esercitata dalla croce di Cristo, che è la manifestazione suprema dell’amore di Dio; e sentirsi convocati insieme da Dio: per questo si usa il termine ekklesía, cioè assemblea di persone che riconoscono di essere state convocate. Così dunque, c’è una certa coincidenza tra questo mistero e la Chiesa: la Chiesa è il mistero reso percepibile.

Questa convocazione, proprio perché è realizzata da Dio, non può tuttavia limitarsi a un gruppo di persone, ma è destinata a diventare esperienza di tutti gli esseri umani. Per questo, il Concilio Vaticano II, all’inizio della Costituzione Lumen gentium, afferma così: «La Chiesa è in Cristo come un sacramento, o sia segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (n. 1). Con l’uso del termine “sacramento” e la conseguente spiegazione, si vuole indicare che la Chiesa è nella storia dell’umanità espressione di ciò che Dio vuole realizzare; per cui, guardandola si coglie in certa misura il piano di Dio, il mistero: in questo senso la Chiesa è un segno. Inoltre, al termine “sacramento” si aggiunge anche quello di “strumento”, proprio per indicare che la Chiesa è un segno attivo. Di fatto, quando Dio opera nella storia, coinvolge nella sua attività le persone che sono destinatarie della sua azione. È mediante la Chiesa che Dio raggiunge il suo obiettivo di unire in sé le persone e di riunirle tra loro.

L’unione con Dio trova il suo riflesso nell’unione delle persone umane. È questa l’esperienza della salvezza. Non è casuale che nella Costituzione Lumen gentium nel capitolo VII, dedicato al carattere escatologico della Chiesa pellegrina, al n. 48, si utilizzi di nuovo la descrizione della Chiesa come sacramento, con la specificazione “di salvezza”: «Perché Cristo – dice il Concilio – innalzato da terra, ha attirato tutti a sé (cf. Gv 12, 32 gr.); risorto dai morti (Rm 6, 9), ha inviato sui discepoli il suo Spirito vivificatore, e per Lui ha fatto del suo Corpo, che è la Chiesa, sacramento universale di salvezza; seduto alla destra del Padre, agisce senza sosta nel mondo per condurre gli uomini alla Chiesa e, mediante essa, unirli più strettamente a sé e per farli partecipe della sua vita gloriosa nutrendo loro con il suo corpo e il suo sangue».

Questo testo permette di comprendere la relazione tra l’azione unificatrice della Pasqua di Gesù, che è mistero di passione, morte e resurrezione, e l’identità della Chiesa. Al tempo stesso, ci fa sentire grati per appartenere alla Chiesa, corpo di Cristo risorto e unico popolo di Dio pellegrino nella storia, che vive come presenza santificatrice in mezzo a un’umanità ancora frammentata, come segno efficace di unità e riconciliazione tra i popoli.

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