Il caso Zornoza vola mentre il caso Lute si arena: un'istruzione express di fronte a due anni paralizzati

Il caso Zornoza vola mentre il caso Lute si arena: un'istruzione express di fronte a due anni paralizzati

L’indagine canonica sul vescovo Rafael Zornoza è entrata nella sua fase decisiva. Secondo quanto ha informato Religión Digital, la Rota di Madrid avrebbe concluso l’indagine preliminare e già rimesso il suo rapporto all’arcivescovo di Siviglia, monsignor Saiz Meneses, a cui spetta ora decidere se proporre l’apertura di un processo penale presso il Dicasterio per la Dottrina della Fede (DDF).

Il caso, che riguarda l’ex vescovo di Cadice, avanza così verso la sua successiva fase processuale dopo mesi di assunzioni di dichiarazioni, analisi giuridica e raccolta di testimonianze.

Indagine conclusa e decisione nelle mani di Siviglia e Roma

In base alle informazioni pubblicate, la fase di istruzione preliminare —il cui obiettivo non è determinare la colpevolezza, ma verificare la consistenza dei fatti denunciati, la loro tipizzazione penale e l’eventuale prescrizione— sarebbe già terminata.

Fonti consultate dal suddetto mezzo indicano che è probabile che la Rota abbia suggerito l’apertura di un processo penale, sebbene la decisione finale spetti all’arcivescovo metropolita e, in ultima istanza, al Dicasterio per la Dottrina della Fede, che ha la competenza in materia di delicta graviora e può persino revocare la prescrizione se lo ritiene opportuno.

Con la consegna del rapporto si chiude il tratto più tecnico e riservato della procedura e si apre la fase decisionale.

Il «caso Lute», un confronto inevitabile

L’avanzamento del caso Zornoza contrasta inevitabilmente con la situazione del noto “caso Lute” a Chiclayo (Perù), la cui tramitazione continua senza risoluzione dopo più di due anni di paralisi effettiva.

La denuncia presentata nell’aprile del 2022 nella diocesi di Chiclayo ha dato luogo a un’indagine preliminare e all’invio del fascicolo a Roma. Successivamente si è parlato di un archivio “pro nunc”. Più tardi si sono verificate nuove azioni, nuove dichiarazioni e richieste di prove. Infine, nel novembre del 2025, è stata concessa la dispensa dallo stato clericale al sacerdote denunciato.

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Non consta —fino al momento— una sentenza penale pubblica. Né un decreto penale motivato che chiuda formalmente la procedura.
Anni dopo la denuncia iniziale, l’esito penale non è visibile e le vittime… non hanno avuto risposta.

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Due velocità sotto lo stesso ordinamento

La differenza di ritmi risulta evidente. Mentre nel caso Zornoza l’indagine preliminare si è sviluppata con relativa celerità ed è già stata elevata alle istanze superiori, nel caso Lute l’istruzione rimane senza avanzamenti visibili né comunicazione effettiva con chi ha denunciato.

Il caso Zornoza entra ora nella sua fase decisiva. Il caso Lute, al contrario, continua in attesa. Due fascicoli, due velocità e una stessa esigenza: che la verità si chiarisca e che le responsabilità, se ce ne fossero, si determinino senza dilazioni indebite.

Non si tratta di confrontare persone. Si tratta di confrontare procedure.

La Chiesa ha sottolineato negli ultimi anni il suo impegno per la trasparenza e la tutela delle vittime. Ma la coerenza processuale è la prova definitiva di quell’impegno. La giustizia non solo deve essere fatta; deve essere fatta con criteri omogenei.

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