Han apparso in questo mezzo digitale diversi articoli sul personalismo e Giovanni Paolo II visto come personalista che contengono molte inesattezze e probabilmente falsità, per cui mi sembra opportuno commentare qualcosa in merito. Va notato che tali articoli sono pubblicati con lo pseudonimo di “cattolica (ex) perplessa”, il che non si sa cosa significhi; ciò che sì si sa è che chi o chi li scrive non vuole farsi avanti e assumere responsabilità, il che, francamente, non dice molto a favore del contenuto dei loro scritti. Fatta questa breve introduzione per contestualizzare questo testo, vado a offrire alcune idee centrali su ciò che costituisce il personalismo in generale e quello di Karol Wojtyla, in particolare, temi su cui porto a scrivere da 30 anni oltre ad aver realizzato molteplici iniziative in merito.
Il personalismo sorse principalmente nella Europa del periodo tra le due guerre con l’obiettivo di offrire un’alternativa alle due correnti socio-culturali dominanti del momento: l’individualismo e il collettivismo. Di fronte al primo, che esaltava un individuo autonomo ed egocentrico, sottolineò la necessità della relazione interpersonale e della solidarietà; e di fronte al secondo, che subordinava il valore della persona alla sua adesione a progetti collettivi come il trionfo di una razza o la rivoluzione, il valore assoluto di ogni persona indipendentemente dalle sue qualità.
Spetta a Emmanuel Mounier (1905-1950) il merito di aver dato voce e forma a questo movimento attraverso i suoi scritti e la rivista Esprit, diventata casa e punta di lancia del personalismo, sebbene la sua opera si inquadri in un gruppo di pensatori che propongono idee simili e che, in modo congiunto, costituiscono la filosofia personalista: Borden Parker Bowne (1847-1910), statunitense, che si denominò a sé stesso il primo personalista; Jacques Maritain, Gabriel Marcel e Maurice Nédoncelle, in Francia; Scheler, von Hildebrand, Edith Stein, e Romano Guardini in lingua tedesca così come la filosofia del dialogo di Buber, Ebner, Roszenweig e Lévinas; Karol Wojtyla in Polonia, e, in Spagna, figure come Zubiri, o Marías, che senza essere strettamente personalisti, mantengono idee molto simili.
Il personalismo si può descrivere, in linee generali, a partire dai seguenti tratti, che condividono tutti questi filosofi
- La categoria centrale su cui si struttura l’antropologia personalista è quella di persona. Non è possibile un’antropologia personalista stretta che non abbia come chiave centrale e primaria questo concetto, un’affermazione che forse può sembrare ovvia, ma che è una novità assoluta nella storia del pensiero.
- La nozione di persona è una sintesi di elementi classici e moderni perché, sebbene i personalisti comprendano che la filosofia moderna ha condotto a errori rilevanti, come l’idealismo, considerano che abbia apportato novità antropologiche irrinunciabili come la soggettività, la coscienza, l’io o la rivendicazione della libertà.
- Il giro personalista in cui si passa dal considerare l’essere umano un qualcosa o un che, a considerarlo un qualcuno o un chi
- La distinzione insuperabile tra persone da un lato e animali e cose dall’altro che implica, in tecnica filosofica, che le persone devono essere analizzate con categorie filosofiche specifiche e non con categorie elaborate per le cose.
- L’affettività come dimensione centrale, autonoma e originaria dell’essere umano che include un centro spirituale che, nella terminologia di Von Hildebrand, si identifica con il cuore.
- L’intelligenza umana possiede una dimensione oggettiva che le permette di apprendere la verità, ma la cattura umana della realtà è personale, cioè, è sempre affetta, in modi diversi, dal soggetto che conosce.
- L’uomo è un essere dinamico che si costruisce a sé stesso attraverso la potenza autodeterminativa che gli fornisce la sua libertà-volontà. Questa capacità non è, tuttavia, assoluta; ha limiti.
- Le qualità più eccelse della persona sono la volontà e il cuore, il che implica una primazia dell’azione e permette di dare rilevanza filosofica all’amore. Così come sostiene, d’altra parte, il cristianesimo che considera che “Dio è amore”.
- La corporeità è una dimensione essenziale della persona che, al di là dell’aspetto somatico, possiede tratti soggettivi e personali.
- La relazione interpersonale (io-tu) e familiare sono decisive nella configurazione dell’identità personale.
- Esistono due modi basilari di essere persona: uomo e donna. La persona è una realtà duale e il carattere sessuato affetta il livello corporeo, affettivo e spirituale.
- La persona è un soggetto sociale e comunitario, e la sua primazia ontologica in relazione alla società è contrappesata dal suo dovere di solidarietà nella costruzione del bene comune.
- Per i personalisti, la persona ha una dimensione trascendente, fondata nella sua dimensione spirituale. Questa visione si ispira alla tradizione giudeocristiana, ma si postula per via filosofica, senza pregiudizio dell’esistenza di un personalismo teologico (Ratzinger, Von Balthasar)
- I filosofi personalisti non concepiscono la filosofia come un mero esercizio accademico, ma come un mezzo per trasformare la società.
L’unità del personalismo, espressa nei punti anteriori, si dispiega nella diversità degli autori che la compongono dando luogo a diverse correnti interne. Le principali sono le seguenti:
- Personalismo angloamericano. Fu la prima proposta personalista sistematica. Il suo principale rappresentante è Borden Parker Bowne e il suo tratto più caratteristico è l’idealismo: esistono solo persone umane e la Persona divina.
- Personalismo fenomenologico o fenomenologia realista. Comprende i filosofi che seguirono il primo Husserl ed elaborarono una fenomenologia realista fondata nella persona come Max Scheler, Edith Stein e Dietrich von Hildebrand.
- Personalismo comunitario. Questa corrente segue i postulati e le attitudini di Emmanuel Mounier. Si caratterizza per un’enfasi sull’azione e la trasformazione sociale.
- Personalismo dialogico o filosofia del dialogo. La sua principale caratteristica è l’enfasi sull’interpersonalità considerata il costitutivo radicale della persona. Il suo rappresentante più emblematico è Martin Buber.
- Personalismo tomista. È la corrente personalista più vicina al tomismo, con Jacques Maritain come suo principale rappresentante.
- Personalismo integrale. È la corrente personalista più giovane e si centra sui lavori di Wojtyla e Burgos. Il suo obiettivo è elaborare un personalismo ontologico che incorpori la dimensione soggettiva apportata dalla modernità.
Riguardo a Karol Wojtyla, ebbe un itinerario filosofico complesso e, al tempo stesso, appassionante, che lo portò da una formazione tomista iniziale (quella che si impartiva nei seminari) al contatto con la filosofia moderna attraverso Scheler, nel realizzare la sua tesi di abilitazione. In quel momento captò – come il resto dei personalisti- la necessità di integrare la filosofia classica, che apporta oggettività ma che trascura il mondo interiore dei soggetti, con la filosofia moderna, che scoprì l’importanza dell’io personale, ma al prezzo di cadere nell’idealismo. E, come conseguenza di questa visione, sorge la sua filosofia originale personalista. Un’evoluzione che lui stesso relata nel suo delizioso scritto Don y misterio: “Devo veramente molto a questo lavoro di ricerca (la tesi su Scheler). Sulla mia precedente formazione aristotelico-tomista si innestava così il metodo fenomenologico, il che mi ha permesso di intraprendere numerosi saggi creativi in questo campo. Penso specialmente al libro Persona y acción. In questo modo mi sono introdotto nella corrente contemporanea del personalismo filosofico, il cui studio ha avuto ripercussione nei frutti pastorali” (Bac, p. 110).
Per questo, chi voglia conoscere il suo pensiero filosofico deve ricorrere a Persona y acción che, certamente, è difficile, come lo sono tutti o buona parte dei grandi libri di filosofia. In questo libro Wojtyla si propone il suo grande obiettivo, fondere la filosofia classica e la moderna, cioè oggettività e soggettività, nell’ambito antropologico. E, a mio giudizio, ci riesce, sebbene valga la pena aggiungere una sfumatura molto importante: la distinzione tra soggettività e soggettivismo. Il soggettivismo è una posizione relativista che Wojtyla naturalmente rifiuta. La soggettività è qualcosa di molto diverso. Implica semplicemente assumere che gli esseri umani abbiamo un mondo interiore che è decisivo nella nostra esistenza, e che un’antropologia che non lo tenga in conto non è una buona antropologia. Per questo, Wojtyla dirà, forse con un po’ di ironia, che “la soggettività è oggettiva”.
Un altro dei suoi grandi temi è la relazione tra l’uomo e la donna che si tradusse in due grandi testi: Amor y responsabilidad, nell’ambito filosofico; e la nota Teología del cuerpo, nel teologico, con lo scritto Varón y mujer los creó. Tutto ciò senza disdegnare la sua opera poetica e teatrale, molto meno conosciuta, ma ugualmente preziosa come El taller del orfebre, dove ci si presenta la vita di 3 coppie in lotta con l’amore.
Il personalismo, quindi, non è nessuna filosofia problematica, né siquiera nell’ambiente cristiano, poiché risultrebbe molto sorprendente che figure come San Giovanni Paolo II, Santa Edith Stein, i convertiti Maritain, Marcel e Von Hildebrand o il grande Romano Guardini si aderissero a una filosofia contraria al cristianesimo in nessun punto essenziale. Ciò che non significa, ovviamente, che si debba essere d’accordo con loro, poiché il cristianesimo non ha nessuna filosofia ufficiale, incluso il tomismo o l’agostinismo.
Ma, in realtà, il personalismo non solo non è problematico, ma tutto il contrario. È una filosofia potente, compatibile con il cristianesimo e contemporanea; cioè, che ci parla nella nostra lingua e, per questo, ha tanta accettazione tra i giovani, tesi che posso affermare come professore universitario. Anzi, non è nemmeno una filosofia finita ma un pensiero con futuro che si sta applicando a terreni sempre più ampi come la psicologia, l’educazione, l’impresa o il cinema nel interessante progetto del personalismo filmico (J. A. Peris).
Si potrebbe chiedere, per andare concludendo: Perché questi attacchi così spietati al personalismo, tenendo conto di chi lo compone? Si meritano queste squalifiche così grossolane figure così straordinarie come Giovanni Paolo II? Forse l’origine si localizza nella necessità di un’auto-giustificazione che ammorbidisca la non assunzione del Concilio Vaticano II, che già superò la confusione tra modernità e modernismo, e tra tradizionalismo e progressismo, introducendo nelle sue Dichiarazioni e Documenti le verità assumibili del pensiero e della cultura moderna, una volta purificate dal loro idealismo. Giovanni Paolo II trasferì al Magistero della Chiesa quella dottrina appoggiandosi parzialmente al personalismo e producendo, tra gli altri insigni documenti, il Catecismo della Chiesa Cattolica. Alcuni forse non gli perdonano questa immensa tarea che realizzò a beneficio di tutta la Chiesa o, più semplicemente, non sono disposti ad assumere il progresso dottrinale della Chiesa. Sia come sia, il personalismo ha saputo perfettamente distinguere modernità da modernismo e assumere, per questo, il valore assoluto della persona nel quadro di una visione trascendente, così come esprime magistralmente Jacques Maritain, nel proporre il suo Humanismo integral. “In questo nuovo momento della storia della cultura cristiana, la creatura non sarebbe sconosciuta né annientata in relazione a Dio; ma nemmeno sarebbe riabilitata senza Dio o contro Dio; sarebbe riabilitata in Dio». Il punto chiave è che «la creatura sia veramente rispettata in la sua relazione con Dio e perché lo ha tutto da lui; umanesimo, quindi, ma umanesimo teocentrico, radicato dove l’uomo ha le sue radici, umanesimo integrale, umanesimo dell’Incarnazione» (Humanismo integral, p. 104).
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Per chi desideri profondizzare in queste idee rimando, oltre ai testi menzionati di Giovanni Paolo II, alle seguenti referenze essenziali: la pagina web dell’Associazione Spagnola di Personalismo: www.personalismo.org e i libri di Juan Manuel Burgos, Introducción al personalismo (con una visione generale e amplissima bibliografia) e Para comprender a Karol Wojtyla. Una introducción a su filosofía. Inoltre, e, ovviamente, si può ricorrere a tutti e ciascuno dei grandi personalisti e godere direttamente della loro lettura, il miglior antidoto contro qualsiasi distorsione.
Sull’autore:
Juan Manuel Burgos è il Fondatore-Presidente dell’Associazione Spagnola di Personalismo e dell’Associazione Iberoamericana di Personalismo. Professore Titolare di Filosofia.