León XIV nell'Angelus: «La vera giustizia è l'amore»

León XIV nell'Angelus: «La vera giustizia è l'amore»

Leone XIV ha presieduto questa domenica 15 febbraio la preghiera dell’Angelus dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro. Nel suo discorso introduttivo, il Pontefice ha meditato sul “discorso della montagna” e ha sottolineato che Cristo non è venuto ad abolire la Legge, ma a portarla al suo pieno compimento, rivelandone il significato più profondo.

Il Santo Padre ha spiegato che la vera giustizia del Regno non si riduce al compimento esterno dei comandamenti, ma consiste nell’amore che dà pienezza alla Legge. Gesù, ha affermato, chiama a una “giustizia superiore”, che va oltre la mera osservanza formale ed esige una trasformazione interiore che si traduca in rispetto, riconciliazione, fedeltà e cura concreta del prossimo.

 

Lasciamo qui di seguito le parole complete di Leone XIV: 

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Anche oggi, nel Vangelo, ascoltiamo una parte del “sermone della montagna” (cf. Mt 5,17-37). Dopo aver proclamato le Beatitudini, Gesù ci invita a entrare nella novità del Regno di Dio e, per guidarci in questo cammino, rivela il vero significato dei precetti della Legge di Mosè, che non servono a soddisfare un bisogno religioso esteriore e a sentirsi bene davanti a Dio, ma per farci entrare nella relazione d’amore con Dio e con i fratelli. Per questo, Gesù dice che non è venuto ad abolire la Legge, «ma a dar compimento» (v. 17).

Il compimento della Legge è precisamente l’amore, che realizza il suo significato profondo e il suo fine ultimo. Si tratta di acquisire una “giustizia superiore” (cf. v. 20) a quella degli scribi e dei farisei, una giustizia che non si limita a osservare i comandamenti, ma che ci apre all’amore e ci impegna nell’amore. Gesù, infatti, esamina alcuni precetti della Legge che si riferiscono a casi concreti della vita, e utilizza una forma linguistica —le antinomie— per far vedere la differenza tra una giustizia religiosa formale e la giustizia del Regno di Dio. Da una parte, Gesù afferma: «Voi avete inteso che fu detto agli antichi», e dall’altra: «Ma io vi dico» (cf. vv. 21-37).

Questo approccio è molto importante. Ci dice che la Legge è stata data a Mosè e ai profeti come un cammino per iniziare a conoscere Dio e il suo progetto su di noi e sulla storia o, per usare una frase di san Paolo, come un pedagogo che ci ha guidato verso di Lui (cf. Ga 3,23-25). Ma ora, Egli stesso, nella persona di Gesù, è venuto in mezzo a noi portando la Legge a compimento, facendoci figli del Padre e dandoci la grazia di entrare in relazione con Lui come figli e fratelli tra noi.

Fratelli e sorelle, Gesù ci insegna che la vera giustizia è l’amore e che, in ogni precetto della Legge, dobbiamo percepire una esigenza d’amore. Non è sufficiente non uccidere fisicamente una persona, se poi la uccido con le parole o non rispetto la sua dignità (cf. vv. 21-22). Allo stesso modo, non basta essere fedeli al coniuge formalmente e non commettere adulterio, se in quella relazione mancano la tenerezza reciproca, l’ascolto, il rispetto, la cura mutua e il cammino insieme in un progetto comune (cf. vv. 27-28.31-32). A questi esempi, che Gesù stesso ci offre, potremmo aggiungerne altri. Il Vangelo ci offre questa preziosa insegnamento: non serve una giustizia minima, serve un amore grande, che è possibile grazie alla forza di Dio.

Invochiamo insieme la Vergine Maria, che ha dato al mondo Cristo, Colui che porta a compimento la Legge e il piano di salvezza. Ella interceda per noi, aiutandoci a entrare nella logica del Regno di Dio e a vivere nella sua giustizia.

Aiuta Infovaticana a continuare a informare