Pedro Sánchez riattiva il suo piano per introdurre l’aborto nella Costituzione Spagnola e farlo, inoltre, attraverso la procedura che evita lo scioglimento delle Corti. Il Governo ha approvato il anteprogetto di riforma dell’articolo 43 della Carta Magna per riconoscere espressamente il “diritto all’interruzione volontaria della gravidanza”, optando per la via che non obbliga a convocare elezioni.
Secondo quanto ha anticipato El Debate, l’Esecutivo sceglie l’articolo 43 —dedicato alla protezione della salute— invece dell’articolo 15, dove si regolano i diritti fondamentali. La differenza non è minore: modificare l’articolo 15 implicherebbe attivare la procedura aggravata dell’articolo 168, che esige sciogliere il Parlamento e sottoporre la riforma a elezioni generali. L’articolo 43 permette una tramitazione più semplice, con maggioranza di tre quinti in entrambe le Camere.
Lo stesso Governo riconosce nella memoria del progetto che questa opzione si giustifica per la “maggiore semplicità e celerità” della procedura.
Cosa dice il nuovo testo
La riforma aggiungerebbe un quarto paragrafo all’articolo 43 con il seguente contenuto:
«Si riconosce il diritto delle donne all’interruzione volontaria della gravidanza. L’esercizio di questo diritto, in ogni caso, sarà garantito dai poteri pubblici assicurando la sua prestazione in condizioni di uguaglianza effettiva, nonché la protezione dei diritti fondamentali delle donne».
Se approvato, l’aborto verrebbe costituzionalizzato come un diritto espressamente riconosciuto, obbligando i poteri pubblici a garantire la sua prestazione.
Il precedente di ottobre del 2025
Non si tratta di un’iniziativa improvvisata. In ottobre del 2025 Sánchez annunciò pubblicamente la sua intenzione di consacrare l’aborto nella Costituzione. Allora presentò la misura come un modo per “blindare” questo diritto di fronte a possibili cambiamenti legislativi futuri.
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L’annuncio si produsse in un contesto di forte polarizzazione politica e il Governo lo utilizzò per confrontarsi con l’opposizione rafforzando il suo profilo ideologico in materia di diritti sociali. La strategia non prosperò in quel momento, ma ora l’Esecutivo riprende il piano con una formulazione giuridica più definita e con la scelta deliberata della procedura meno esigente.
Il rimprovero del Consiglio di Stato
Secondo quanto ha informato El Debate, il Consiglio di Stato ha emesso due pareri sulla questione, uno elaborato da Miguel Herrero y Rodríguez de Miñón e l’altro da María Luisa Carcedo. Entrambi coincidono nel fatto che, se si pretende di costituzionalizzare l’aborto, dovrebbe farsi attraverso l’articolo 15 e non il 43.
Inoltre, avvertono che non è appropriato affrontare una riforma di questa portata dando priorità a criteri di opportunità politica o rapidità procedurale. Anche da posizioni favorevoli all’aborto si mette in discussione il modo scelto dall’Esecutivo.
Natalità ai minimi, aborto costituzionale e regolarizzazione dei migranti
La Spagna sta attraversando una crisi demografica senza precedenti. Il tasso di natalità si trova tra i più bassi d’Europa e l’invecchiamento della popolazione avanza in modo accelerato. In questo contesto, il Governo promuove una riforma per elevare a rango costituzionale l’eliminazione legale del non nato.
In parallelo, l’Esecutivo ha promosso politiche di regolarizzazione massiccia degli immigrati come meccanismo per sostenere il tasso di sostituzione della popolazione. Lo schema è evidente: caduta sostenuta della natalità interna, costituzionalizzazione dell’aborto e compensazione demografica mediante immigrazione strutturale.