Campagna internazionale chiede a Bruxelles di fermare l'aborto finanziato tra paesi

Campagna internazionale chiede a Bruxelles di fermare l'aborto finanziato tra paesi

Diverse organizzazioni pro-vita europee hanno lanciato una campagna internazionale per fermare la possibilità che l’Unione Europea finanzi spostamenti transfrontalieri per accedere all’aborto in paesi con legislazioni più permissive.

L’iniziativa, promossa dalla federazione One of Us, nasce dopo la risoluzione adottata dal Parlamento Europeo a dicembre del 2025 a sostegno dell’Iniziativa Cittadina Europea (ICE) “La mia voce, la mia scelta”, che propone la creazione di meccanismi finanziati dall’UE per facilitare l’accesso ai servizi di aborto tra Stati membri.

La polemica sulle competenze dell’UE

Secondo quanto spiegano i promotori della campagna “No al turismo dell’aborto”, la proposta permetterebbe a una donna di richiedere finanziamenti per viaggiare in un altro paese dell’Unione dove la normativa sia più ampia per quanto riguarda i termini o i presupposti di depenalizzazione.

Le organizzazioni pro-vita sostengono che questa risoluzione rappresenti un’eccessiva estensione delle competenze comunitarie. Argomentano che la regolamentazione dell’aborto appartiene alla sfera nazionale, sia in materia di sanità pubblica che, in alcuni paesi, nel campo del diritto penale, e che la misura minerebbe il principio di sussidiarietà previsto dai trattati europei.

Nella lettera indirizzata alla Commissione Europea, organo esecutivo dell’UE, i promotori ricordano che i trattati vigenti escludono espressamente l’armonizzazione delle legislazioni nazionali in questo ambito.

L’ambito giuridico dell’iniziativa

I promotori sottolineano che, sebbene l’Iniziativa Cittadina Europea “La mia voce, la mia scelta” abbia superato i requisiti formali, ciò non obbliga la Commissione a presentare una proposta legislativa. Ricordano inoltre che una ICE non crea nuove competenze per l’Unione, ma richiede unicamente che la Commissione esamini la proposta e emetta una risposta motivata.

Allo stesso modo, evidenziano che la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo ha carattere politico e non forza giuridica vincolante.

Secondo quanto avvertono, se la proposta dovesse trasformarsi in legislazione europea, potrebbe in pratica portare a un’applicazione generalizzata delle normative più permissive, facilitando l’accesso transfrontaliero finanziato con fondi comunitari.

Il precedente dell’iniziativa One of Us

La campagna attuale si inserisce nell’esperienza precedente del movimento One of Us, che nel 2014 promosse un’Iniziativa Cittadina Europea per impedire il finanziamento di attività che implicassero la distruzione di embrioni umani.

Quel testo raccolse quasi due milioni di firme, diventando l’ICE con il maggiore sostegno cittadino nella storia dell’Unione Europea. Tuttavia, la Commissione Europea respinse la petizione alegando mancanza di competenza in materia.

Il nuovo dibattito riapre così la discussione sui limiti di azione delle istituzioni comunitarie in questioni bioetiche e sull’equilibrio tra sovranità nazionale e politiche comuni all’interno dell’Unione Europea.

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