En il suo primo Messaggio di Quaresima come Successore di Pietro, il Papa Leone XIV ha proposto alla Chiesa un itinerario spirituale centrato sull’ascolto della Parola e su un digiuno che trasformi veramente il cuore. Sotto il motto «Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione», il Pontefice invita a riscoprire questo tempo liturgico come un’opportunità per rimettere Dio al centro della vita personale e comunitaria, in un contesto segnato dalla dispersione interiore, dall’ingiustizia sociale e dalla durezza del dibattito pubblico.
Leone XIV sottolinea che ogni conversione inizia dall’ascolto: un ascolto attento della Parola di Dio che educa anche a riconoscere il grido dei poveri e di coloro che soffrono. Allo stesso tempo, insiste sulla dimensione concreta del digiuno, non solo come astinenza dal cibo, ma come disciplina del desiderio e purificazione del linguaggio. In particolare, propone una forma di digiuno «poco apprezzata»: astenersi da parole offensive, giudizi affrettati e discorsi che dividono, promuovendo invece un linguaggio di rispetto, speranza e pace.
Il Papa lega così la pratica quaresimale alla responsabilità sociale ed ecclesiale, ricordando che la conversione non riguarda solo la coscienza individuale, ma anche lo stile delle relazioni, il dialogo nella comunità e la capacità di rispondere alla sofferenza del mondo.
Lasciamo qui di seguito il messaggio di Leone XIV:
Cari fratelli e sorelle:
La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere al centro della nostra vita il mistero di Dio, affinché la nostra fede ritrovi il suo impulso e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni quotidiane.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Esiste, quindi, un legame tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa realizza. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per ascoltare la voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui il cammino che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e resurrezione.
Ascoltare
Quest’anno vorrei attirare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disposizione ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro.
Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho visto l’oppressione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il loro grido» (Es 3,7). L’ascolto del grido degli oppressi è l’inizio di una storia di liberazione, in cui il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire un cammino di salvezza per i suoi figli ridotti in schiavitù.
È un Dio che ci attrae, che oggi ci commuove anche con i pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà.
Tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere la voce che grida dal dolore e dall’ingiustizia, affinché non rimanga senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di accoglienza significa lasciarci istruire oggi da Dio per ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici, e specialmente la Chiesa».[1]
Digiunare
Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astinenza dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente di che cosa abbiamo «fame» e ciò che consideriamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve, quindi, a discernere e ordinare gli «appetiti», a mantenere desta la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, a educarla affinché si trasformi in preghiera e responsabilità verso il prossimo.
Sant’Agostino, con sottigliezza spirituale, lascia intravedere la tensione tra il tempo presente e la realizzazione futura che attraversa questa cura del cuore, quando osserva che: «è proprio degli uomini mortali avere fame e sete di giustizia, così come essere sazi di giustizia è proprio dell’altra vita. Di questo pane, di questo alimento, sono sazi gli angeli; gli uomini invece, mentre hanno fame, si dilatano; mentre si dilatano, sono ampliati; mentre sono ampliati, diventano capaci; e, diventati capaci, a suo tempo saranno saziati».[2] Il digiuno, inteso in questo senso, ci permette non solo di disciplinare il desiderio, purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo che si diriga a Dio e si orienti al bene.
Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica ed eviti la tentazione di inorgoglire il cuore, deve essere vissuto sempre con fede e umiltà. Esige di rimanere radicato nella comunione con il Signore, perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio».[3] In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di allontanarci, con l’aiuto della grazia, dal peccato e dal male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione destinate a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana».[4]
Per questo, vorrei invitarvi a una forma di astinenza molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella di astenersi dall’usare parole che feriscono e offendono il nostro prossimo. Iniziamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole offensive, al giudizio immediato, a parlare male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Impegnamoci, invece, ad imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra amici, sul luogo di lavoro, sui social network, nei dibattiti politici, nei media e nelle comunità cristiane. Allora, molte parole d’odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
Insieme
Infine, la Quaresima mette in rilievo la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Per esempio, quando narra nel libro di Neemia che il popolo si riunì per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, al fine di rinnovare l’alleanza con Dio (cf. Ne 9,1-3).
Allo stesso modo, le nostre parrocchie, famiglie, gruppi ecclesiali e comunità religiose sono chiamate a realizzare in Quaresima un cammino condiviso, in cui l’ascolto della Parola di Dio, così come del grido dei poveri e della terra, diventi forma di vita comune, e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione non riguarda solo la coscienza dell’individuo, ma anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interpellare dalla realtà e di riconoscere ciò che realmente orienta il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali che nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.
Cari fratelli, chiediamo la grazia di vivere una Quaresima che renda più attento il nostro udito a Dio e ai più bisognosi. Chiediamo la forza di un digiuno che raggiunga anche la lingua, affinché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce degli altri. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più disposti e diligenti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.
Vi benedico di cuore tutti voi, e il vostro cammino quaresimale.
Vaticano, 5 febbraio 2026, memoria di santa Agata, vergine e martire.
LEONE XIV PP.