Pagliarini arriva al Santo Uffizio: attesa per l'incontro che potrebbe definire la direzione del pontificato di Leone XIV

Pagliarini arriva al Santo Uffizio: attesa per l'incontro che potrebbe definire la direzione del pontificato di Leone XIV

Oggi l’attenzione è rivolta a Roma, nel Palazzo del Santo Uffizio, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede, dove si riuniscono il cardinale Víctor Manuel “Tucho” Fernández e il padre Davide Pagliarini, superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). L’incontro avviene in un contesto di massima tensione intorno alla questione liturgica e al futuro istituzionale della Fraternità fondata da monsignor Marcel Lefebvre.

L’incontro non può essere compreso al di fuori della frattura introdotta da Traditionis Custodes. Quel motu proprio ha rotto nella pratica la continuità giuridica precedentemente riconosciuta alla liturgia tradizionale e l’ha lasciata soggetta a un regime di concessione discrezionale, dipendente da autorizzazioni revocabili e da criteri variabili a seconda delle diocesi e dei vescovi. Ad oggi non esistono garanzie minime stabili di sopravvivenza istituzionale per comunità legate esclusivamente al rito romano antico.

In quel contesto, il dialogo con la FSSPX non riguarda solo la sua situazione canonica. Si decide una questione strutturale: se Roma è disposta a riconoscere in modo effettivo la continuità sacramentale del rito tradizionale o se mantiene un sistema in cui la sua esistenza dipende dalla volontà mutevole dell’autorità locale. Un rifiuto di Roma alla Fraternità aprirebbe un panorama con due vie chiuse: da un lato, la consolidazione della discrezionalità assoluta instaurata da Traditionis Custodes; dall’altro, voltare le spalle all’istituzione più grande e diffusa al mondo legata in modo organico alla liturgia tradizionale.

A ciò si aggiunge un elemento disciplinare che non può essere ignorato. Negli ultimi anni si è diffusa la pratica di bloccare o ritardare le ordinazioni come strumento di pressione, con criteri percepiti come arbitrari, specialmente quando determinate realtà ecclesiali “disturbano” o si allontanano dalla linea segnata. Questo metodo, instaurato durante il pontificato di Francesco e non formalmente rivendicato né corretto, aggrava la sensazione di insicurezza: quando la continuità del clero dipende da decisioni opache e revocabili, la continuità sacramentale è oggettivamente a rischio.

Per questo l’incontro di oggi non è un gesto protocollare. In esso si gioca, di fatto, l’orizzonte liturgico dei prossimi anni. Se Roma insiste su un modello restrittivo e discrezionale, senza garanzie reali, il risultato è una Chiesa in cui può essere soffocata de facto la vita sacramentale di coloro che rimangono legati alla messa tradizionale. Per molti fedeli, la questione non è più un dibattito estetico né di preferenze, ma una questione di continuità: se la “messa dei secoli” avrà un posto assicurato o se rimarrà esposta a un processo di esaurimento progressivo.

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