León XIV e Dei Verbum: «Ignorare la Scrittura è ignorare Cristo»

León XIV e Dei Verbum: «Ignorare la Scrittura è ignorare Cristo»

Il Papa Leone XIV ha celebrato questa mattina l’Udienza Generale nell’Aula Paolo VI, dove ha proseguito il suo ciclo di catechesi dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II. In questa occasione, il Santo Padre ha centrato la sua meditazione sulla Costituzione dogmatica Dei Verbum, approfondendo il ruolo della Parola di Dio nella vita della Chiesa, con la lettura della prima lettera ai Tessalonicesi (1 Ts 2,13) come punto di riferimento biblico.

Nel suo intervento, il Pontefice ha sottolineato il legame inseparabile tra la Sacra Scrittura e la Chiesa, affermando che la Bibbia nasce dal Popolo di Dio e trova nella comunità ecclesiale il suo ambito proprio di interpretazione e vita. Ha ricordato che la Chiesa venera le Scritture come il Corpo stesso del Signore e che, insieme alla Tradizione, costituiscono la norma suprema della fede. Leone XIV ha insistito inoltre sul fatto che la lettura della Bibbia deve avvenire in atteggiamento di fede e preghiera, poiché il suo fine ultimo è far conoscere Cristo e aprire il credente al dialogo con Dio, in un’esperienza che nutre la vita sacramentale e la missione evangelizzatrice.

Di seguito lasciamo la catechesi di Leone XIV: 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Nella catechesi di oggi ci fermeremo sulla profonda e vitale relazione che esiste tra la Parola di Dio e la Chiesa, relazione espressa nella Costituzione conciliare Dei Verbum, nel capitolo sesto. La Chiesa è il luogo proprio della Sacra Scrittura. Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, la Bibbia è nata dal popolo di Dio, ed è destinata al popolo di Dio. Nella comunità cristiana ha, per così dire, il suo habitat: effettivamente, nella vita e nella fede della Chiesa trova lo spazio dove rivelare il suo significato e manifestare la sua forza.

Il Vaticano II ricorda che «la Chiesa ha venerato sempre le Sacre Scritture al pari del Corpo stesso del Signore, non lasciando mai di prenderne e distribuirne ai fedeli il pane di vita, tanto dalla Parola di Dio quanto dal Corpo di Cristo, specialmente nella Sacra Liturgia». Inoltre, «le ha sempre considerate e le considera, unitamente alla Sacra Tradizione, come la regola suprema della sua fede» (Dei Verbum, 21).

La Chiesa non cessa mai di riflettere sul valore delle Sacre Scritture. Dopo il Concilio, un momento molto importante a questo riguardo è stata l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, nell’ottobre del 2008. Il Papa Benedetto XVI ne ha raccolto i frutti nell’Esortazione postsinodale Verbum Domini (30 settembre 2010), in cui afferma: «Proprio il legame intrinseco tra Parola e fede mostra che l’autentica ermeneutica della Bibbia è possibile solo nella fede ecclesiale, che ha il suo paradigma nel sì di Maria. […] Il luogo originario dell’interpretazione scritturistica è la vita della Chiesa» (n. 29).

Pertanto, la Scrittura trova nella comunità ecclesiale l’ambito in cui svolgere il suo proprio compito e raggiungere il suo fine: far conoscere Cristo e aprire al dialogo con Dio. «L’ignoranza della Scrittura – infatti – è ignoranza di Cristo» [1]. Questa celebre frase di san Girolamo ci ricorda il fine ultimo della lettura e della meditazione della Scrittura: conoscere Cristo e, attraverso di Lui, entrare in relazione con Dio; relazione che può essere intesa come una conversazione, un dialogo. E la Costituzione Dei Verbum ci presenta la Rivelazione proprio come un dialogo in cui Dio parla agli uomini come ad amici (cfr. DV, 2). Questo avviene quando leggiamo la Bibbia con un atteggiamento interiore di preghiera: allora Dio viene incontro a noi e entra in conversazione con noi.

La Sacra Scrittura, affidata alla Chiesa e custodita e spiegata da essa, svolge un ruolo attivo: con la sua efficacia e potenza, sostiene e rafforza la comunità cristiana. Tutti i fedeli sono chiamati a bere da questa fonte, soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia e degli altri sacramenti. L’amore per le Sacre Scritture e la familiarità con esse devono guidare chi esercita il ministero della Parola: vescovi, sacerdoti, diaconi, catechisti. Il lavoro degli esegeti e di quanti praticano le scienze bibliche è molto prezioso; e nella Teologia, che ha il suo fondamento e la sua anima nella Parola di Dio, la Scrittura deve occupare il posto centrale.

Ciò che la Chiesa desidera ardentemente è che la Parola di Dio possa raggiungere tutti i suoi membri e nutrire il loro cammino di fede. Ma la Parola di Dio spinge anche la Chiesa oltre se stessa, la apre continuamente alla missione verso tutti. Di fatto, viviamo circondati da una moltitudine di parole; tuttavia, quante di esse sono parole vuote! A volte ascoltiamo anche parole sagge ma che non toccano il nostro destino ultimo. Al contrario, la Parola di Dio sazia la nostra sete di senso e di verità sulla nostra vita. È l’unica Parola sempre nuova: rivelandoci il mistero di Dio è inesauribile, non cessa mai di offrire le sue ricchezze.

Cari, vivendo nella Chiesa si impara che la Sacra Scrittura si riferisce totalmente a Gesù Cristo, e si sperimenta che questa è la ragione profonda del suo valore e della sua potenza. Cristo è la Parola vivente del Padre, il Verbo di Dio fatto carne. Tutte le Scritture annunciano la sua Persona e la sua presenza che salva, per tutti noi e per tutta l’umanità. Apriamo, dunque, il cuore e la mente per accogliere questo dono, seguendo Maria, Madre della Chiesa.

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