Vangelo del giorno 4 febbraio 2026 – Marco 6, 1-6

Prima Lettura

Lettura dal secondo libro di Samuele

2 Samuele 24, 2. 9-17

In quei giorni, il re Davide ordinò a Ioab e ai capi dell’esercito che erano con lui: “Percorrete tutte le tribù d’Israele, dalla città di Dan fino a quella di Bersabea, per fare il censimento della popolazione, affinché io sappia quanta gente ho”.

Ioab consegnò al re i risultati del censimento: in Israele c’erano ottocentomila uomini atti alla guerra, e in Giuda cinquecentomila. Ma Davide si sentì rimordire la coscienza per aver ordinato il censimento e disse al Signore: “Ho peccato gravemente; ma tu, Signore, perdona l’iniquità del tuo servo, perché ho commesso una grande follia”.

Quella stessa notte il Signore parlò al profeta Gad, consigliere di Davide, e gli disse: “Va’ a dire a Davide: Così dice il Signore: Ti propongo tre castighi. Scegline uno e lo eseguirò”.

La mattina dopo, Gad si presentò a Davide e gli disse: “Quale castigo preferisci: tre anni di fame nel tuo territorio; tre mesi di fuga, inseguito dai tuoi nemici; o tre giorni di peste nei tuoi domini? Rifletti e dimmelo, perché io possa riferire al Signore che mi ha inviato”.

Davide gli rispose: “Sono in grande angustia. Preferisco cadere nelle mani di Dio, che è Signore di misericordia, piuttosto che nelle mani degli uomini”. E scelse la peste.

Era il tempo della mietitura del grano, quando il Signore mandò la peste su Israele, da quella stessa mattina fino al tempo stabilito. Da Dan fino a Bersabea morirono settantamila uomini. Ma quando l’angelo del Signore ebbe steso la mano su Gerusalemme per devastarla con la peste, il Signore si mosse a pietà e disse: “Basta! Ritira la tua mano”. In quel momento l’angelo del Signore si trovava vicino a Gerusalemme, nei campi di Arauna, il gebuseo.

Allora il re Davide, addolorato per il flagello, pregò così: “Sono io, Signore, che ho peccato; sono io, il pastore, che ho agito male. Che colpa hanno costoro, che sono pecore? Colpisci me e la mia casa”.



Vangelo

Lettura del santo vangelo secondo san Marco 

Marco 6, 1-6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria, accompagnato dai suoi discepoli. Il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. Molti, ascoltandolo, si meravigliavano e dicevano: “Da dove gli viene tutto questo? Che sapienza è quella che gli è stata data? E questi prodigi che si compiono per le sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Giuseppe, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non vivono qui tra noi?”. E si scandalizzavano di lui.

Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e nella sua casa”. E non poté compiere lì alcun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Intanto, girando i villaggi all’intorno, insegnava.

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