Vangelo del giorno 3 febbraio 2026 – Marco 5, 21-43

Prima Lettura

Lettura dal secondo libro di Samuele 

2 Samuele 18, 9-10. 14. 24-25. 30–19, 3

In quei giorni, dopo essere stato sconfitto dagli uomini di Davide, Assalonne, suo figlio, si diede alla fuga. Cavalcava una mula e, quando la mula si infilò sotto i rami di una grande quercia, la testa di Assalonne si impigliò tra i rami e rimase sospeso in aria, mentre la mula continuò a correre. Uno dei soldati lo vide e andò ad avvisare Joab: «Ho appena visto Assalonne appeso a una quercia». Joab si avvicinò al luogo dove si trovava Assalonne, prese tre frecce in mano e gliele conficcò nel cuore.

Nel frattempo, Davide era a Gerusalemme, seduto alla porta della città. La sentinella, posta sulla torre di vedetta sopra la porta delle mura, alzò lo sguardo e vide un uomo che correva da solo. Gridò al re per avvisarlo. Il re gli rispose: «Se viene da solo, è segno che porta buone notizie. Lascialo passare. Tu, resta lì». La sentinella lo lasciò passare e rimase al suo posto.

L’uomo che correva, che era un etiope, arrivò dove si trovava Davide e gli disse: «Porto buone notizie al mio signore, il re. Dio ti ha reso giustizia oggi, liberandoti da coloro che si erano ribellati contro di te». Il re gli chiese: «Ma mio figlio Assalonne, sta bene?» L’etiope rispose: «Finiscano come lui tutti i tuoi nemici e tutti coloro che si ribellano contro il mio signore, il re».

Allora il re si sentì tremare. Salì sulla torre di vedetta sopra la porta della città e scoppiò in lacrime, dicendo: «Figlio mio, Assalonne; figlio, figlio mio, Assalonne. Magari fossi morto io al tuo posto, Assalonne, figlio mio».

Allora avvisarono Joab che il re era inconsolabile per la morte di Assalonne. Per questo, quella vittoria si trasformò in un giorno di lutto per tutto l’esercito, quando seppero che il re era inconsolabile per la morte di suo figlio. Perciò, le truppe entrarono in città di soppiatto, come entra vergognoso un esercito che è fuggito dalla battaglia.



Vangelo

Lettura del santo vangelo secondo san Marco 

Marco 5, 21-43

In quel tempo, quando Gesù tornò in barca all’altra riva del lago, si fermò sulla riva e lì si radunò molta gente. Allora gli si avvicinò uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo. Vedendo Gesù, gli si gettò ai piedi e lo supplicava con insistenza: «Mia figlia sta per morire. Vieni a imporle le mani perché guarisca e viva». Gesù andò con lui e una grande folla lo seguiva e lo stringeva.

Tra la folla c’era una donna che da dodici anni soffriva di emorragia. Aveva sofferto molto per opera di molti medici e aveva speso tutto il suo patrimonio, ma invece di migliorare era peggiorata. Avendo sentito parlare di Gesù, venne in mezzo alla folla e da dietro gli toccò il mantello, pensando: «Se riuscirò a toccargli anche solo il mantello, sarò guarita». Subito le si fermò l’emorragia e sentì nel suo corpo che era guarita dalla malattia.

Gesù si rese subito conto che una forza guaritrice era uscita da lui, si voltò verso la folla e domandò: «Chi mi ha toccato il mantello?» I suoi discepoli gli dissero: «Vedi la folla che ti stringe e dici: ‘Chi mi ha toccato?'» Ma lui si guardava intorno per vedere chi l’aveva fatto. Allora la donna, spaventata e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò ai piedi e gli disse tutta la verità. Gesù la rassicurò dicendo: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dalla tua malattia».

Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga arrivarono alcuni per dire a quest’ultimo: «Tua figlia è morta. Perché continui a disturbare il Maestro?» Gesù, avendo sentito quello che dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, basta avere fede». Non permise che lo seguissero altri che Pietro, Giacomo e Giovanni, il fratello di Giacomo.

Giunti alla casa del capo della sinagoga, Gesù vide il trambusto e quelli che piangevano e urlavano. Entrò e disse loro: «Perché fate tanto chiasso e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E ridevano di lui.

Allora Gesù cacciò fuori tutti e, con il padre e la madre della bambina e i discepoli che erano con lui, entrò dove si trovava la bambina. Le prese la mano e le disse: «Talità kum», che significa: «Bambina, ti dico, alzati!» La bambina, che aveva dodici anni, si alzò subito e si mise a camminare. Tutti ne furono stupefatti. Gesù comandò loro con insistenza di non dirlo a nessuno e disse di darle da mangiare.

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