Ciò che la psicologia moderna non contempla: una visione da Santo Tomás de Aquino

Di: Carlos Andrés Gómez Rodas della Società Internazionale Tommaso d'Aquino

Ciò che la psicologia moderna non contempla: una visione da Santo Tomás de Aquino

Tradizionalmente influenzata da correnti biologiste ed evoluzioniste, la psicologia dello sviluppo ha teso a ridurre la crescita umana a processi adattativi o di equilibrio omeostatico. Lo dimostra l’opera di autori contemporanei come Piaget o Freud; tuttavia, la prospettiva tomista propone una comprensione più profonda e integrale dello sviluppo psicologico umano in cui il dispiegamento vitale si orienta al raggiungimento della contemplazione naturale e soprannaturale come fine ultimo. Lo sviluppo, da questa prospettiva, non si limita all’acquisizione di competenze o all’adattamento all’ambiente, ma si concepisce come il perfezionamento progressivo delle facoltà dell’anima, specialmente nella sua dimensione spirituale.

La psicologia tomista parte da un’ontologia che riconosce la presenza dell’anima spirituale come principio vitale immateriale fin dal concepimento; questa entità conferisce all’essere umano un’identità sussistente e un’unità tra la sua dimensione corporea e spirituale. In questo modo, si supera la visione riduzionista che considera il neonato come un organismo indifferenziato; per San Tommaso, la persona umana è un individuo di natura razionale, con operazioni proprie e orientato verso la propria perfezione; pertanto, la crescita implica un processo di integrazione e rafforzamento delle capacità operative dell’essere in cui l’anima è il principio animatore e ordinatore di tutta la vita psichica.

Da questa prospettiva, lo sviluppo psicologico si intende come il perfezionamento organico e gerarchico delle facoltà umane; inizialmente, predominano le operazioni vegetative e sensitive, ma progressivamente emergono le operazioni razionali e volitive; San Tommaso indica che esiste una relazione di natura e di generazione tra le facoltà, poiché quelle inferiori derivano da quelle superiori e si ordinano gerarchicamente secondo la loro perfezione; così, l’evoluzione della personalità e dell’interiorità non risponde meramente a condizionamenti esterni o biologici, ma soprattutto alla capacità dell’anima di integrare, ordinare e perfezionare le sue tendenze sotto la guida della ragione.

Nell’infanzia, l’importanza del legame affettivo e lo sviluppo della virtù della temperanza si evidenziano come fondamentali per la formazione delle prime disposizioni psichiche. A differenza della teoria dell’attaccamento di Bowlby —che interpreta la relazione madre-figlio in chiave istintiva e adattativa—, la prospettiva tomista sottolinea il valore dell’amore oblato e della donazione parentale come basi della crescita armonica della personalità; la virtù della temperanza —orientata alla moderazione dei piaceri del tatto— inizia a gestarsi nell’infanzia mediante l’esperienza di cura, sicurezza e stabilità nell’ambiente familiare; la serenità di base acquisita in questa fase è considerata un requisito indispensabile per la salute psichica e la futura maturità affettiva.

Lo sviluppo intellettuale —altro pilastro centrale nella concezione tomista— si comprende a partire dalla dottrina delle virtù intellettuali. San Tommaso distingue che l’anima umana è «intellettiva» e che, come sua potenza più elevata, la mente imprime il suo sigillo in tutte le operazioni, persino in quelle dell’ordine sensibile, configurando così la personalità; la mente, secondo l’Aquinate, si perfeziona attraverso gli abiti intellettuali, i quali sono disposizioni stabili che orientano l’intelligenza verso la cattura della verità. Tra queste virtù spiccano l’abito dei primi principi (intuizione), l’abito della scienza (conoscenza discorsiva) e l’abito della sapienza (visione architettonica e contemplativa), essendo quest’ultima la culminazione della perfezione intellettuale.

L’acquisizione delle virtù intellettuali presuppone una formazione graduale e un esercizio costante dell’intelligenza, superando la mera accumulazione di conoscenze e orientando il giudizio verso il bene e la verità; senza queste virtù non si può parlare di maturità, poiché la virtù è precisamente il punto di eccellenza e perfezione di una facoltà. La presenza o l’assenza di queste virtù spiega, in parte, le differenze di sviluppo intellettuale tra le persone e la particolare configurazione della mente e del carattere.

Nella concezione tomista, l’adolescenza si caratterizza per il risveglio della coscienza di sé e del mondo dove l’intelligenza acquisisce la capacità riflessiva e la volontà si rafforza nella presa di decisioni; la sfida fondamentale di questa fase non è, primariamente, la sessualità, ma l’acquisizione dell’autoposizione e del governo di sé stesso, orientati verso la maturità adulta. Così, la meta ultima dello sviluppo psicologico è l’integrazione delle facoltà sotto la guida della prudenza, virtù che permette il retto giudizio e l’autogoverno, segni inequivoci di maturità e pienezza umana.

La psicologia tomista, infine, non ignora l’importanza delle dimensioni biologica, affettiva e sociale, ma le subordina alla finalità ultima dell’uomo, che è la contemplazione e la perfezione spirituale. La salute psichica e la maturità umana sono viste come fasi necessarie e articolate all’interno di un processo di perfezionamento che culmina nell’interiorità e nell’unione con il fine ultimo, trascendendo così la visione frammentata della psicologia moderna.

In sintesi, la concezione tomista dello sviluppo psicologico dell’uomo offre una prospettiva integratrice e teleologica, dove ogni fase e facoltà si articola armonicamente in funzione della perfezione personale e del dispiegamento spirituale. In contrasto con le tendenze riduzioniste contemporanee, questo approccio permette di comprendere la crescita umana in tutta la sua ricchezza, dignità e orientamento trascendente.

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