31 gennaio, festa di Don Bosco. Per coloro che sono passati per una casa salesiana, questa data non è solo un ricordo affettivo: è anche un buon momento per esaminare l’opera con il termometro delle cifre. Nella storia della Società di San Francesco di Sales (Salesiani di Don Bosco) c’è un ciclo statistico riconoscibile: crescita sostenuta per più di un secolo, un cenit numerico perfettamente datato, una contrazione prolungata nel periodo postconciliare e, infine, una stabilizzazione recente con un notevole “disaccoppiamento” tra numero di religiosi e volume di opere educative.
Da Valdocco all’espansione internazionale: primi traguardi con data
L’opera salesiana mette radici a Valdocco, nella Torino operaia, quando Don Bosco si stabilisce lì con i suoi ragazzi e organizza l’oratorio. Fonti salesiane collocano l’arrivo a Valdocco il 5 aprile 1846 (Domenica delle Palme), con la rapida adattamento del capannone Pinardi come cappella; altre cronologie ricordano il 12 aprile 1846 come data della prima inaugurazione liturgica in quello spazio. A partire da quel nucleo, la congregazione si struttura formalmente nel 1859 e inizia ad aprire “case” (comunità-opere) fuori da Torino e, dopo, fuori dall’Italia.
| Anno | Traguardo di espansione (case / paesi) | Fonte aperta |
|---|---|---|
| 1846 | Arrivo di Don Bosco a Valdocco e consolidamento dell’Oratorio (capannone Pinardi) | InfoANS | Museo Casa Don Bosco |
| 1863 | Mirabello: prima casa salesiana fuori da Torino | salesianos.edu |
| 9 nov 1875 | Nizza (Francia): prima implantazione fuori dall’Italia (primo invio stabile in Francia) | InfoANS |
| 1875 | Arrivo in Argentina (prima presenza fuori dall’Europa, secondo sintesi divulgativa salesiana) | salesianos.edu |
| 1876–1881 | Prime case fuori dall’Italia (selezione): San Nicolás de los Arroyos (1876), Buenos Aires–La Boca (1877), Buenos Aires–San Carlos (1877), Villa Colón–Montevideo (1877), Las Piedras–San Isidro (1879), Rosario–Paysandú (1881) | InfoANS |
Questo avvio cronologico è importante perché spiega il profilo statistico successivo: la congregazione si espande molto presto fuori dalla sua culla (Torino), si consolida in Europa e si dispiega rapidamente in Iberoamerica, con un modello di opera tipicamente salesiano (scuola, formazione professionale, oratorio/centro giovanile, parrocchia e opera sociale).
La curva lunga: crescita fino al cenit del 1967
In termini di numero di membri, il XX secolo è stato il grande periodo di accumulazione umana. Uno studio storico pubblicato sul portale ufficiale salesiano, elaborato a partire da liste generali e fonti d’archivio, descrive uno sviluppo continuo dalla fondazione (1859) fino al 1967, anno in cui si raggiunge il massimo di presenza. Il dato è molto concreto: 21.614 professi e 1.196 novizi nel 1967. Quello è il cenit numerico di tutta la serie storica.
Lo stesso studio aggiunge una sfumatura decisiva per comprendere il “dopo”: il massimo di membri non coincide necessariamente con il massimo di espansione istituzionale, perché case, province e paesi continuarono a crescere negli anni successivi anche quando il numero di religiosi iniziò a diminuire. Detto in modo semplice: può esserci meno salesiani, ma più geografia e più rete.
Cifra chiave (cenit): 1967 – 21.614 professi e 1.196 novizi. (sdb.org)
Postconcilio: contrazione prolungata e spostamento del centro di gravità
Dopo il cenit, la tendenza globale entra in fase di contrazione prolungata, particolarmente visibile in Europa occidentale e Nord America, in parallelo alla crisi vocazionale generale della vita religiosa apostolica. Il fenomeno è graduale (decenni), non istantaneo. Una fotografia intermedia, presa su dati del 2009, collocava la congregazione intorno a 16.215 membri professi, con 10.836 sacerdoti, riflettendo una caduta importante rispetto al massimo, ma ancora con un volume molto alto.
Cifra orientativa (taglio 2009): 16.215 membri professi; 10.836 sacerdoti. (Catholic World Report)
Nel frattempo, il peso vocazionale e la vitalità delle nuove incorporazioni si spostano con più forza verso l’Africa e l’Asia (e, in misura minore, verso alcune zone di Iberoamerica), il che aiuta a sostenere il volume globale e a evitare una caduta libera nella fase più recente.
Il presente: stabilizzazione intorno a 14–15 mila membri (secondo il taglio) e forte rete di presenze
Nei dati ufficiali pubblicati dalla congregazione sulla base del “Yearbook 2021 – Statistical Data 2020”, la cifra totale mondiale sale a 14.114 membri inclusi i novizi, con scomposizione interna: 9.509 presbiteri, 1.488 coadiutori (fratelli laici), 2.680 seminaristi e 443 novizi. Lo stesso quadro statistico quantifica 118 vescovi/prelati salesiani e fissa l’impianto istituzionale in 134 paesi, 90 province, 1.728 case erette e 148 “altre presenze”.
| Indicatore (taglio 2020) | Cifra | Fonte aperta |
|---|---|---|
| Totale mondiale (include novizi) | 14.114 | sdb.org (EN) | sdb.org (ES) |
| Presbiteri | 9.509 | sdb.org |
| Coadjutori | 1.488 | sdb.org |
| Seminaristi | 2.680 | sdb.org |
| Novizi | 443 | sdb.org |
| Vescovi + prelato | 118 | sdb.org |
| Paesi | 134 | sdb.org |
| Province | 90 | sdb.org |
| Case erette | 1.728 | sdb.org |
| Altre presenze | 148 | sdb.org |
In parallelo, il portale statistico generale della congregazione pubblica un’altra cifra di “ordine di grandezza” (con vescovi e novizi): 14.476, con presenza in 133 paesi, il che conferma che l’oscillazione dipende dall’anno e dal criterio di computo, ma si muove in una fascia stabile (approx. 14–15 mila). (sdb.org)
Una paradosso moderno: meno religiosi, ma una rete educativa gigantesca
La fotografia attuale si comprende meglio se si contrappone il numero di membri alla dimensione della rete educativa globale. Un opuscolo istituzionale di “Don Bosco Global Education” offre un inventario di grandezze: 3.646 scuole, 826 centri di formazione professionale e scuole professionali, 62 istituzioni di istruzione superiore e 252 college di laurea, oltre a migliaia di centri giovanili e altre opere. Queste cifre aiutano a spiegare il fenomeno tipico della fase recente: sebbene ci siano meno salesiani che nel XX secolo, la presenza istituzionale ed educativa continua a essere enorme, sostenuta in gran parte da comunità educative con forte partecipazione laicale.
Rete educativa globale (grandezze): 3.646 scuole; 826 centri di formazione professionale; 62 istituzioni di istruzione superiore; 252 college di laurea. (Don Bosco Global Education)
Un appunto complementare, anche da fonte salesiana, quantifica la formazione professionale mondiale su una scala simile: 830 centri di FP, 200.300 alunni e 15.000 docenti/formatori. (InfoANS)
Spagna come dato all’interno della mappa globale
In Spagna, la rete mantiene una densità particolarmente alta in relazione al numero di religiosi. Una scheda informativa di InfoANS quantifica 137 scuole con 92.694 studenti e 6.507 educatori; 62 centri di formazione professionale con 16.371 alunni e 1.350 educatori; 139 centri giovanili; 58 parrocchie con circa 3.000 animatori; e piattaforme sociali che assistono 55.029 destinatari con 2.592 educatori. È uno snapshot utile perché permette di vedere il “disaccoppiamento” di cui parlavamo: anche con contrazione vocazionale in Europa, la rete di opere si sostiene per la sua struttura e per la corresponsabilità laicale.
Spagna (grandezze): 137 scuole, 92.694 studenti, 6.507 educatori; 62 centri di FP, 16.371 alunni, 1.350 educatori; 139 centri giovanili; 58 parrocchie; piattaforme sociali con 55.029 destinatari. (InfoANS)
Lettura finale: contrazione storica, stabilità recente
Se il confronto si fa con il cenit del 1967, la congregazione è in contrazione: è passata da più di 21.600 professi (più novizi) a una fascia contemporanea intorno a 14–15 mila membri secondo il taglio. Ma se il confronto si fa con gli ultimi anni, la curva sembra essersi avvicinata a un altopiano: un “pavimento” statistico sostenuto dalla ridistribuzione geografica delle vocazioni e da un’organizzazione capace di mantenere una presenza ampia (134 paesi, 1.728 case erette) con meno effettivi che nell’età dell’oro del XX secolo.
In un 31 gennaio come oggi, i numeri non sostituiscono il ricordo del cortile, del laboratorio o dell’oratorio; lo collocano in prospettiva. La grande opera di Don Bosco è passata da un secolo di crescita a una fase di consolidamento e riequilibrio: meno quantità, più necessità di fedeltà al carisma, e un’impronta educativa che —per scala— continua a essere una delle maggiori della Chiesa.
Fonti aperte consultate: sdb.org (statistiche mondiali e studio storico con il picco del 1967), InfoANS (prime case fuori dall’Italia, cronologia di Nizza 1875, dati di Spagna, dati di FP), Don Bosco Global Education (opuscolo di grandezze educative), Catholic World Report (taglio 2009). Link incorporati nel corpo dell’articolo.