Il Cile avanza verso il divieto della maternità surrogata

Il Cile avanza verso il divieto della maternità surrogata

Chile potrebbe diventare uno dei pochi paesi dell’America Latina a proibire espressamente la maternità surrogata. La Commissione Famiglia della Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità un progetto di legge che mira a eradicare questa pratica, considerandola contraria alla dignità umana e una forma di mercificazione del corpo della donna e del bambino non ancora nato.

Un sostegno trasversale poco comune

L’iniziativa è stata approvata in generale con nove voti a favore, provenienti da deputati di sinistra, centro e destra, un consenso poco frequente nel attuale scenario politico cileno. Il progetto parte da una diagnosi chiara: la gestazione per sostituzione non è una tecnica neutrale di riproduzione assistita, ma una pratica che trasforma la maternità in un oggetto contrattuale e il bambino in un risultato di un accordo commerciale.

Questo sostegno trasversale è stato interpretato come un riconoscimento esplicito del fatto che la maternità surrogata pone problemi etici e giuridici di fondo che trascendono le differenze ideologiche.

La maternità non si affitta: nullità dei contratti

Uno dei punti centrali del progetto è la dichiarazione di nullità di pieno diritto dei contratti di gestazione per sostituzione. La proposta stabilisce inoltre che la filiazione materna si determini esclusivamente dal parto, chiudendo la porta a qualsiasi riconoscimento legale di accordi privati che pretendano di trasferire la maternità.

Con questa disposizione, la legislazione mira a riaffermare un principio basilare: la maternità non può essere oggetto di cessione, acquisto o affitto, e il legame tra madre e figlio non può essere subordinato a contratti.

Delitti e sanzioni penali

L’iniziativa qualifica come delitto l’intermediazione, la promozione, l’organizzazione e la commercializzazione della maternità surrogata. Le pene previste includono multe e privazione della libertà, specialmente nei casi in cui si constati lo sfruttamento della vulnerabilità delle donne o la partecipazione di professionisti sanitari.

Allo stesso modo, il progetto incorpora misure preventive nel ambito sanitario e dell’adozione. Tra queste, si proibisce il trasferimento di ovuli con fini riproduttivi legati alla subrogazione e si impedisce l’adozione da parte di persone o coppie che abbiano partecipato ad accordi di questo tipo, evitando così che l’adozione diventi una via indiretta per legittimare la pratica.

Prossima tramitazione in Parlamento

Dopo la sua approvazione in commissione, il progetto dovrà essere dibattuto e votato dalla Sala della Camera dei Deputati nei prossimi mesi. Se supera questa fase, passerà al Senato, dove continuerà la sua tramitazione legislativa.

Il dibattito parlamentare avrà la sua controparte con l’argomento che la maternità surrogata è stata presentata in alcuni ambiti come un’espressione di “diritti riproduttivi”, di fronte a una corrente critica crescente che denuncia le sue implicazioni etiche e sociali.

Un dibattito con eco internazionale

Il dibattito cileno si inserisce inoltre in un contesto internazionale più ampio. Il papa Leone XIV ha affrontato esplicitamente la questione il passato 9 gennaio 2026, rivolgendosi al Corpo Diplomatico, denunciando che la subrogazione trasforma la gestazione in un servizio negoziabile e viola la dignità sia del bambino —ridotto a un prodotto— sia della madre, il cui corpo e vocazione materna rimangono strumentalizzati.

La situazione in America Latina

Nella maggior parte dei paesi dell’America Latina la maternità surrogata non è regolata legalmente. Solo gli stati messicani di Tabasco e Sinaloa la contemplano nei loro codici civili, mentre Brasile e Uruguay la permettono in forma molto ristretta. In senso contrario, gli stati messicani di San Luis Potosí e Querétaro sono gli unici che la proibiscono in modo esplicito.

Se l’iniziativa prospera, il Cile si unirebbe a questo ridotto gruppo, adottando una posizione chiara di fronte a una pratica sempre più messa in discussione per il suo impatto sulla dignità umana e sulla concezione stessa della famiglia.

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