I recenti attacchi aerei degli Stati Uniti contro obiettivi dello Stato Islamico in Nigeria hanno riaperto il dibattito tra i leader cattolici del paese africano sul loro impatto reale sulla sicurezza dei cristiani e sulle implicazioni politiche in vista delle elezioni presidenziali del 2027, in un contesto segnato da una violenza persistente e da accuse di passività —e persino complicità— dello Stato.
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Secondo quanto riferisce The Catholic World Report, i bombardamenti si sono verificati il 25 dicembre 2025 nello stato di Sokoto, nel nordovest del paese, e sono stati presentati dal presidente statunitense Donald Trump come una risposta diretta agli attacchi e agli omicidi di cristiani perpetrati da gruppi jihadisti legati a ISIS. Il Pentagono ha confermato che diversi terroristi sono stati eliminati, sebbene siano emersi a malapena dati concreti sull’entità dell’operazione.
Interpretazioni opposte sul loro impatto
Un mese dopo gli attacchi, due figure cattoliche di riferimento in Nigeria hanno offerto interpretazioni divergenti sui loro effetti.
Il padre Patrick Alumuku, direttore di Catholic Television of Nigeria, ha qualificato l’intervento statunitense come un “punto di svolta provvidenziale” e lo ha collegato direttamente a un miglioramento della sicurezza: per la prima volta in quindici anni, ha affermato, nessuna chiesa è stata attaccata durante il Natale del 2025.
Al contrario, Emeka Umeagbalasi, direttore dell’ONG cattolica Intersociety, ha sostenuto che i cambiamenti sono solo apparenti e che la pressione internazionale ha costretto il Governo nigeriano a una risposta di “camuffamento”, senza alterare le dinamiche di fondo. A suo giudizio, l’islamizzazione del paese e la persecuzione dei cristiani continuano a intensificarsi.
Il contesto politico: le elezioni del 2027
Il dibattito si estende al terreno politico, specialmente in relazione alle elezioni presidenziali del 2027. Entrambi i leader hanno concordato che l’attuale amministrazione, guidata dal presidente Bola Tinubu e dal suo vicepresidente Kashim Shettima, entrambi musulmani, ha esacerbato le tensioni religiose.
Per il padre Alumuku, il controverso “ticket musulmano-musulmano” ha messo in evidenza l’incapacità dell’attuale leadership di garantire l’unità nazionale e la sicurezza, e potrebbe aprire la porta a un cambiamento, come l’elezione di un vicepresidente cristiano proveniente dalla Middle Belt.
Umeagbalasi, tuttavia, rifiuta questa lettura e sostiene che la formula attuale risponde a un progetto deliberato di islamizzazione dello Stato, iniziato durante la presidenza di Muhammadu Buhari. A suo avviso, qualsiasi tentativo di equilibrare il ticket elettorale sarebbe meramente tattico e non rappresenterebbe un cambiamento reale finché le strutture e le milizie responsabili della violenza rimarranno intatte.
Persecuzione persistente e cifre allarmanti
Entrambi concordano sul fatto che una semplice modifica del binomio presidenziale non basterà per garantire la sicurezza dei cristiani, e sottolineano che la chiave risiede nella volontà politica dello Stato. Umeagbalasi accusa direttamente le autorità di proteggere gli aggressori e di negare sistematicamente la gravità dei fatti.
Le cifre confermano la gravità della situazione. Secondo dati citati da Release International e Intersociety, più di 7.000 cristiani sono stati assassinati in Nigeria nel 2025, e dal 2010 la violenza religiosa avrebbe causato almeno 185.000 morti, di cui 125.000 cristiani. Inoltre, più di 19.000 chiese sono state distrutte e milioni di persone sono state sfollate.
In questo contesto, le organizzazioni internazionali avvertono che, senza una reazione ferma della comunità internazionale e delle autorità nigeriane, la persecuzione potrebbe intensificarsi ulteriormente nei prossimi anni.
Per molti cristiani nigeriani, la questione di fondo va oltre una scadenza elettorale: si tratta, affermano, di fermare un processo sistematico che minaccia la loro stessa sopravvivenza come comunità religiosa nel paese.