Il cardinale di Madrid, José Cobo, ha partecipato recentemente a un incontro off the record con giornalisti selezionati al quale Infovaticana non è stato invitato e, pertanto, non è soggetto a nessun impegno di riservatezza. Questo mezzo ha avuto accesso all’audio completo di detta conversazione e ciò che vi si ascolta fornisce un contesto di enorme rilevanza per comprendere il ruolo svolto dall’arcivescovo di Madrid nel conflitto della Valle de los Caídos.
In quell’audio, lo stesso cardinale Cobo spiega in dettaglio come si sono svolte le conversazioni interne riguardo alla possibile espulsione della comunità benedettina e al progetto governativo di risignificazione del complesso. Le sue parole, riprodotte in modo letterale, non lasciano spazio a interpretazioni forzate né a sfumature benevole. Dice il cardinale:
«Vediamo un po’. Sembra che la Valle de los Caídos o Cuelgamuros sia il centro della vita della Chiesa e che per Madrid… cioè, per noi, è che passiamo da lì. Cioè, la diocesi di Madrid è che passiamo da lì. Dico perché non abbiamo giurisdizione e perché è stato un momento originale in cui arriva un priore, l’ex priore, e ci dice: “Ci buttano fuori”. Non so se se lo sia meritato o no, ma sì: “ci buttano fuori”. No, voglio dire, perché c’è una tensione molto forte. Bene, allora racconto la storia».
A continuación, il cardinale relata una riunione chiave in cui hanno partecipato il presidente della Conferenza Episcopale, il nunzio apostolico, lui stesso e il priore Santiago Cantera. Nelle sue stesse parole:
«Allora ci riuniamo: presidente della Conferenza, il nunzio, un vostro servo e il priore Cantera. E allora diciamo: “Ehi, ci buttano fuori”. E diciamo: proviamo due cartelle. Cartella uno: la comunità; e cartella due».
Immediatamente dopo introduce l’elemento politico:
«Ma è che, oltre a buttarci fuori, per la basilica c’è un progetto del Governo che hanno chiamato risignificazione —che per il Governo sono cartelle diverse, eh—, che è in corso».
È in questo punto che il cardinale spiega il suo interlocutore con la Santa Sede e con il nunzio, e dove appare la frase che concentra tutta la gravità della questione:
«Bene, vediamo. Parlo con la Santa Sede, parlo con il nunzio. Bisogna ottenere due cose: prima, che non li buttino fuori. E per questo parlo con loro e dico: “Guarda, se non vi buttano fuori, mi hanno detto che, se non vi buttano fuori, dovete fare un processo di conversione”. Arrivederci, e io me ne vado».
Il cardinale aggiunge a continuación:
«E loro dicono: “Facciamo un processo di conversione”. Va bene, restano. Ma io non c’entro più niente lì».
La letteralità della testimonianza è devastante. Lo stesso arcivescovo di Madrid riconosce che la permanenza dei benedettini nella Valle è rimasta condizionata all’accettazione di un presunto “processo di conversione”. Ovviamente, si tratta di un eufemismo, la «conversione» trasmessa da Cobo non riguardava un’esortazione spirituale né una chiamata al rinnovamento interiore propria della vita cristiana, ma una condizione imposta come moneta di scambio per evitare l’espulsione. La domanda è inevitabile e l’audio non offre risposta: ¿conversione a cosa? In virtù di quale autorità si esige un processo di conversione da monaci benedettini, cattolici, battezzati, fedeli alla loro regola, dediti alla preghiera e alla vita contemplativa?
Conviene aggiungere, inoltre, una sfumatura essenziale: la comunità benedettina della Valle non ha accettato docilmente quel ricatto né ha assunto senza più il quadro imposto. Al contrario, i monaci si sono mantenuti fermi nella difesa giuridica dei loro diritti, hanno ricorso le decisioni che considerano ingiuste e non stanno cedendo il braccio con la facilità che suggerisce il racconto edulcorato di Cobo. La presunta “conversione” di cui si vanta l’arcivescovo è, nel migliore dei casi, un’interpretazione unilaterale e auto-giustificativa di qualcuno la cui credibilità risulta seriamente danneggiata dallo stesso audio: non parla un pastore preoccupato per la verità, ma un intermediario ansioso di presentare come successo una capitolazione che, in realtà, non si è consumata.
Il contesto politico chiarisce il senso reale dell’esigenza. Quel “processo di conversione” appare legato esplicitamente al progetto del Governo di Pedro Sánchez per risignificare la Valle, un progetto ideologico e memorialista estraneo alla missione della Chiesa e frontalmente ostile all’identità storica e religiosa del luogo. Sotto un linguaggio ecclesiale si nasconde ciò che, nella pratica, equivale a un’esigenza di sottomissione: accettare il quadro narrativo del potere politico socialista o assumere le conseguenze. Lo grave e surreale è che la cinghia di trasmissione di questa coercizione criminale sia nientemeno che il cardinale di Madrid.
Lo stesso cardinale dice, inoltre, che suppostamente la comunità viveva una forte tensione interna e una belligeranza con l’ex priore, ma in nessun momento parla di deviazioni dottrinali, scandali morali o disobbedienza canonica che potessero giustificare un’esigenza di conversione in senso teologico. La “conversione” esigita non rimanda a Cristo, ma a un cambio di atteggiamento di fronte al progetto governativo. Non è una chiamata evangelica, ma un eufemismo scelto con cura per rivestire di spiritualità una pressione politica.
L’audio al quale ha avuto accesso Infovaticana colloca il cardinale Cobo in un ruolo difficilmente compatibile con la funzione pastorale che gli compete. Non agisce come difensore di una comunità religiosa minacciata, ma come intermediario e cinghia di trasmissione di un ricatto esplicito del potere politico. Quando un cardinale della Chiesa assume come propria la logica del Governo e la traduce nel linguaggio della conversione cristiana, non siamo di fronte a un malinteso minore, ma a un’ instrumentalizzazione grave del linguaggio della fede e a una capitolazione che esige una spiegazione pubblica e onesta di fronte ai fedeli.
Nota della redazione: InfoVaticana non si considera eticamente vincolata dal carattere “off the record” di questo incontro, essendo stata esclusa dalla convocazione nonostante sia il mezzo ecclesiale con maggiore audience in Spagna.
