Un sacerdote denuncia la distanza tra la gerarchia e la realtà pastorale dopo il sostegno dei vescovi all'immigrazione illegale

Un sacerdote denuncia la distanza tra la gerarchia e la realtà pastorale dopo il sostegno dei vescovi all'immigrazione illegale
Foto: David F. Sabadell. Garrafas de agua en una de las barriadas de El Ejido.

Un sacerdote spagnolo con responsabilità pastorali reali ha espresso pubblicamente il suo malessere per la distanza esistente tra la Conferenza Episcopale Spagnola e la realtà vissuta dalle parrocchie e dai quartieri direttamente colpiti dall’immigrazione di massa.

Il presbitero, parroco in tre barriadas di El Ejido (Almería), ha lamentato che «nessuno con responsabilità ecclesiali» gli abbia chiesto della situazione concreta né di possibili misure pastorali di fronte agli effetti sociali e criminali associati all’immigrazione illegale, dopo le dichiarazioni del presidente della CEE, monsignor Luis Argüello, che supporta il Real Decreto del Governo sulla regolarizzazione straordinaria delle persone migranti.

Nella sua intervento, diffusa sui social media, il sacerdote denuncia che dalla gerarchia si emettano messaggi pubblici senza ascoltare previamente coloro che lavorano sul terreno e affrontano quotidianamente problemi di convivenza, disgregazione sociale e presenza di mafie. Allo stesso modo, avverte del rischio che la Chiesa finisca per essere «cómplice» per omissione di queste realtà quando si limita a sostenere decisioni politiche senza un discernimento pastorale serio.

Le dichiarazioni del sacerdote avvengono dopo che l’Oficina de Información de la CEE ha diffuso un vídeo in cui monsignor Argüello celebrava il decreto governativo, appellandosi a concetti come la «salud democrática» e la «oportunidad política», senza riferimento esplicito ai problemi derivanti da un’immigrazione senza controllo né alla responsabilità dello Stato in questa materia.

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