Questo lunedì, 27 gennaio, è iniziato a Valencia il processo per l’omicidio del canonico della Cattedrale, Alfonso López Benito, avvenuto nel gennaio 2024, con un unico accusato sul banco degli imputati e l’esistenza di un presunto complice che, due anni dopo i fatti, continua a non essere identificato.
Secondo quanto riferisce El Debate, la Procura chiede per il giovane di origine peruviana processato una pena di 28 anni di prigione per il delitto di omicidio, oltre a rapina a mano armata e truffa. L’accusato si trova in carcere provvisorio da pochi giorni dopo il crimine.
Il ritrovamento del corpo dopo la festività di San Vicente Mártir
Il 22 gennaio è una data significativa nella città di Valencia per la celebrazione di San Vicente Mártir. Nel 2024, tuttavia, l’assenza dell’allora canonico della Cattedrale negli atti liturgici ha attirato l’attenzione, trattandosi di un fatto completamente insolito.
Il sospetto è stato confermato il giorno successivo, quando il portiere dell’edificio situato nella centrale calle Avellanas, dietro la Cattedrale, ha avuto accesso all’abitazione del sacerdote e ha trovato il suo corpo senza vita, disteso sul letto e con evidenti segni di strangolamento. Le indagini successive hanno collocato la morte nella madrugada del 21 al 22 gennaio.
Fin dal primo momento, gli investigatori hanno evidenziato che l’abitazione non presentava segni di essere stata messa a soqquadro e che la serratura della porta non era stata forzata, il che escludeva una rapina convenzionale. Queste circostanze hanno portato a concentrare le indagini nell’entourage ravvicinato del canonico.
Una relazione di fiducia come chiave del crimine
Le indagini hanno indicato come principale sospettato un giovane peruviano che manteneva una relazione di amicizia con la vittima e che era stato visto da testimoni nelle vicinanze dell’abitazione in date vicine al crimine.
Secondo l’atto d’accusa, a cui fa riferimento il Tribunal Superior de Justicia de la Comunidad Valenciana (TSJCV), l’accusato si sarebbe recato all’abitazione del sacerdote intorno alle 23:00 del 21 gennaio 2024 accompagnato da un’altra persona, di nazionalità colombiana, che agiva di concerto con lui e che non è stata identificata.
Sfruttando la relazione di fiducia, il canonico avrebbe permesso loro l’ingresso. Una volta dentro e trovandosi la vittima sola, l’accusato, a conoscenza di dove custodiva il denaro e le carte bancarie, lo avrebbe ridotto all’impotenza, soffocandolo fino a causargli la morte, senza che l’anziano potesse difendersi.
Rapina, truffa e richiesta di 28 anni di carcere
Oltre al delitto di omicidio, l’accusa sostiene che il processato si sia impossessato del telefono cellulare e di diverse carte bancarie del sacerdote. Successivamente, avrebbe effettuato prelievi di contanti, acquisti in grandi magazzini e vari pagamenti, raggiungendo un importo presumibilmente defraudato di 2.327,16 euro.
La Procura chiede per questi fatti una condanna totale di 28 anni di prigione. La richiesta di libertà provvisoria dell’accusato è stata respinta dal tribunale per aver rilevato un rischio reale e attuale di fuga, data la gravità dei reati imputati e la vicinanza del processo.
Processo con giuria e un complice ancora da localizzare
Come stabilisce la legge, il processo si celebra con giuria popolare. Secondo il TSJCV, le sessioni si svolgono nei giorni 26, 27, 28, 29 e 30 gennaio, nonché il 2 e il 3 febbraio, senza interruzioni. La giuria dovrà pronunciarsi sulla colpevolezza o innocenza dell’accusato.
Uno degli aspetti più eclatanti del procedimento è la mancanza di identificazione del presunto complice. La stessa Audiencia de Valencia ha rilevato che la Polizia non ha effettuato indagini efficaci per localizzarlo e che sono state condotte solo consultazioni tardive, dopo che la difesa ha richiesto spiegazioni sull’assenza di indagini in tal senso.