Argüello applaude il Governo mentre il popolo fedele si scandalizza

Argüello applaude il Governo mentre il popolo fedele si scandalizza

Non è una sensazione. Non è un malessere diffuso amplificato dai social media. È una frattura reale, profonda e sempre più oscena: quella che separa una buona parte dell’episcopato spagnolo dal popolo fedele che dice di pascolare.

L’ultimo episodio lo ha rimesso tutto in evidenza. Il presidente della Conferencia Episcopal Española, monsignor Luis Argüello, compare per celebrare il Real Decreto del Governo sulla regolarizzazione straordinaria degli immigrati illegali e lo fa con un linguaggio copiato dall’argomentario politico dell’Esecutivo: «salute democratica», «opportunità politica», «società organizzata», «bene comune», «sussidiarietà». Nessun riferimento esplicito alla legge morale, nessuna avvertenza sul disordine oggettivo che comporta un’immigrazione massiccia senza controllo, nessun ricordo dei doveri dello Stato in materia di frontiere, sicurezza e giustizia. Solo applausi.

Non si tratta di un’opinione prudenziale in più all’interno del legittimo pluralismo cattolico. Si tratta di qualcosa di molto più grave: dell’identificazione pubblica della gerarchia ecclesiastica con un potere politico che legifera sistematicamente contro la dottrina cattolica in materie essenziali. Un governo che promuove l’aborto come diritto, normalizza l’eutanasia, distrugge la famiglia, indottrina nell’ideologia di genere e perseguita l’obiezione di coscienza. E di fronte a quel governo, il presidente della CEE non alza la voce per correggere, ma sorride per accompagnare.

Nel frattempo, dall’altro lato, il popolo fedele ribolle. Sacerdoti di parrocchia, religiosi, laici impegnati, famiglie che continuano ad andare a Messa, che educano i loro figli nella fede, che sostengono economicamente la Chiesa, non riconoscono più nei loro pastori il linguaggio né le priorità del Vangelo. Vedono una gerarchia più preoccupata di non incomodare il potere che di confermare nella fede i suoi.

La reazione sui social non è casuale né marginale. È l’espressione di un’esasperazione accumulata. Quando i fedeli cattolici parlano di scandalo, non lo fanno in senso metaforico. Lo scandalo è reale: vedere i vescovi parlare come portavoce di ONG ideologizzate mentre tacciono di fronte a leggi gravemente ingiuste. Vederli allinearsi con l’Agenda 2030 mentre le chiese si svuotano. Vederli invocare una misericordia astratta che non è mai accompagnata dalla verità.

Perché la misericordia senza prudenza e senza discernimento non è virtù cristiana. È sentimentalismo. E il sentimentalismo, quando si converte in politica ecclesiale, finisce per essere crudele: con i fedeli ignorati, con le nazioni destrutturate, con i più deboli usati come alibi morale.

L’episcopato spagnolo sembra non capire —o non volere capire— che la sua autorità non gli viene dalla sua vicinanza al potere, ma dalla sua fedeltà a Cristo. E che quando quella fedeltà si diluisce in comunicati istituzionali perfettamente compatibili con il BOE, ciò che si rompe non è solo la credibilità della gerarchia, ma la comunione stessa.

Oggi la breccia è evidente: un episcopato consegnato agli applausi governativi e un popolo fedele scandalizzato, stanco e sempre meno disposto a tacere. Negarla non la chiuderà. Continuare a profundizzarla, nemmeno.

Aiuta Infovaticana a continuare a informare