Domenica, affacciandosi alla finestra del Palazzo Apostolico per pregare l’Angelus con i fedeli riuniti in piazza San Pietro, Leone XIV ha centrato il suo messaggio sull’inizio della predicazione pubblica di Gesù e l’ha applicato con chiarezza alla vita della Chiesa e di ogni cristiano: non aspettare “il momento perfetto” per annunciare il Vangelo e non chiudersi, ma uscire in tutti gli ambienti.
Commentando il passo di san Matteo sulla chiamata dei primi discepoli, il Papa ha sottolineato che Gesù inizia la sua missione proprio quando Giovanni il Battista è stato arrestato, in un contesto avverso, e ha ricordato che anche oggi esiste la tentazione di rimanere paralizzati da resistenze o da una prudenza eccessiva. Inoltre, ha evidenziato che Gesù sceglie la Galilea e Cafarnaùm, una terra di passaggio e “multiculturale”, come segno che Dio si avvicina a tutti e non esclude nessuno; per questo, ha esortato i cristiani ad annunciare e vivere il Vangelo in qualsiasi circostanza per essere lievito di fraternità e pace tra popoli, culture e religioni.
Lasciamo il messaggio completo di Leone XIV:
Fratelli e sorelle: Buona domenica!
Dopo aver ricevuto il battesimo, Gesù inizia la sua predicazione e chiama i primi discepoli: Simone, chiamato Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni (cfr. Mt 4,12-22). Osservando da vicino questa scena del Vangelo di oggi, possiamo porci due domande: una sul momento in cui Gesù inizia la sua missione e un’altra sul luogo che sceglie per predicare e chiamare gli apostoli. Chiediamoci: Quando inizia? Dove inizia?
In primo luogo, l’evangelista ci dice che Gesù iniziò la sua predicazione «quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato» (v. 12). Quindi, avviene in un momento che non sembra il più adatto: il Battista è stato appena arrestato e, quindi, i capi del popolo sono poco disposti ad accogliere la novità del Messia. Si tratta di un momento che suggerirebbe prudenza, ma proprio in questa situazione oscura Gesù inizia a portare la luce della buona novella: «Il Regno dei Cieli è vicino» (v. 17).
Anche nella nostra vita personale ed ecclesiale, a volte a causa di resistenze interne o di circostanze che non consideriamo favorevoli, pensiamo che non sia il momento adatto per annunciare il Vangelo, per prendere una decisione, per fare una scelta, per cambiare una situazione. Tuttavia, il rischio è rimanere bloccati nell’indecisione o prigionieri di una prudenza eccessiva, mentre il Vangelo ci chiede di assumere il rischio di fidarci; Dio opera in ogni momento e ogni momento è buono per il Signore, anche se non ci sentiamo preparati o la situazione non sembra la migliore.
Il racconto evangelico ci mostra anche il luogo da cui Gesù inizia la sua missione pubblica: «E, lasciando Nazaret, si stabilì a Cafarnaùm» (v. 13). Rimane, comunque, in Galilea, un territorio abitato principalmente da pagani, che a causa del commercio è anche una terra di passaggio e di incontri; potremmo dire che è un territorio multiculturale attraversato da persone di diverse origini e appartenenze religiose. In questo modo, il Vangelo ci dice che il Messia viene da Israele, ma supera i confini della sua terra per annunciare il Dio che si fa vicino a tutti, che non esclude nessuno, che non è venuto solo per i puri, ma che, al contrario, si mescola nelle situazioni e nelle relazioni umane. Quindi, anche noi, i cristiani, dobbiamo vincere la tentazione di chiuderci. Il Vangelo, infatti, deve essere annunciato e vissuto in tutte le circostanze e in tutti gli ambienti, per essere lievito di fraternità e pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli.
Fratelli e sorelle, come i primi discepoli, siamo chiamati ad accogliere la chiamata del Signore, con la gioia di sapere che ogni momento e ogni luogo della nostra vita sono visitati da Lui e attraversati dal suo amore. Preghiamo la Vergine Maria affinché ci conceda questa fiducia interiore e ci accompagni nel cammino.