Il caso del P. Damian Howard SJ, fino a poco tempo fa cappellano cattolico principale presso l’Università di Oxford, aggiunge nuovi elementi dopo la risposta ufficiale dei gesuiti in Gran Bretagna. L’ordine conferma ora che il sacerdote è stato rimosso dal ministero ad agosto del 2025 per condotta professionale inappropriata dopo una denuncia che, secondo quanto affermato, è stata indagata e “sostanziata” dal suo team di salvaguardia. Inoltre, indica che è stata commissionata una revisione indipendente e che si è in attesa delle sue raccomandazioni.
Nella sua dichiarazione, i gesuiti dettagliano che l’indagine di salvaguardia ha incluso interviste e esame di interazioni documentate. A partire dalle sue conclusioni, sostengono che è stata presa una misura immediata: chiedere a Howard di rimuoversi e di non esercitare il ministero. L’ordine afferma anche che il comportamento indagato è stato “inappropriato” e “totalmente inaccettabile”.
In parallelo, i media locali a Oxford hanno raccolto la conferma che la revisione esterna in corso è legata alla Catholic Safeguarding Standards Agency (CSSA), l’organismo creato in Inghilterra e Galles per supervisionare ed elevare gli standard di salvaguardia.
L’aggiornamento apporta anche un fronte particolarmente sensibile: quello della comunicazione e della registrazione del caso. The Catholic Herald informa che parte della confusione su se la questione sia stata “minimizzata” sarebbe sorta per differenze di terminologia tra il report iniziale telefonico e la documentazione successiva, qualcosa che ha portato a malintesi. Secondo lo stesso medium, il denunciante sostiene di aver chiesto spiegazioni reiterate su quelle discrepanze e di essersi scontrato con il silenzio, e afferma inoltre che la CSSA gli avrebbe indicato che i termini di riferimento della revisione indipendente non potrebbero esaminare certi aspetti del caso.
La stessa informazione incorpora un’accusa particolarmente seria: il denunciante assicura che un gesuita lo ha pressato in conversazioni telefoniche per non ricorrere alla polizia e che ha trasferito la sua preoccupazione per iscritto in un’e-mail datata 16 settembre. Si tratta, per ora, di un’affermazione del denunciante che non è stata confermata pubblicamente dall’ordine, ma che eleva il livello di richiesta sulla revisione esterna: non solo per ciò che è accaduto, ma per come è stato gestito l’ambiente del processo.
L’elemento decisivo è l’ambito reale della revisione indipendente e la chiarezza con cui si spiegheranno i criteri di reporting, documentazione e accompagnamento del denunciante. In materia di salvaguardia, le sfumature terminologiche e le “differenze di vocabolario” non sono un dettaglio minore: possono determinare la fiducia nell’istituzione, specialmente quando il caso riguarda una figura pubblica e un ambiente universitario.