Le testimonianze di fede delle vittime dell'incidente di Adamuz sorprendono i media e i politici

Le testimonianze di fede delle vittime dell'incidente di Adamuz sorprendono i media e i politici

I testimonianze di fede emerse dopo l’incidente ferroviario di Adamuz hanno assunto un protagonismo inaspettato in questi giorni di lutto. In mezzo allo shock, diversi familiari hanno parlato davanti alle telecamere in un linguaggio poco usuale nella conversazione pubblica, con riferimenti diretti alla Vergine, al rosario e alla provvidenza. Questa forma di esprimersi ha avuto ampia diffusione e ha contribuito ad aprire un dibattito a Huelva intorno al formato dell’omaggio ufficiale previsto per le vittime.

Un omaggio ufficiale previsto a Huelva

Il Governo di Spagna e la Giunta dell’Andalusia hanno annunciato un omaggio di Stato per sabato 31 gennaio a Huelva, con la presenza dei Re. Secondo quanto pubblicato, si tratterà di una cerimonia laica. Questo annuncio, in una provincia dove la fede fa parte della vita quotidiana, ha generato rifiuto sui social e commenti pubblici. Non si discute solo di un protocollo. Si discute la pretesa di imporre un quadro di lutto che prescinde dal conforto spirituale in un luogo dove molte famiglie, proprio nei momenti difficili, si sostengono nella fede.

In parallelo, la diocesi celebrerà una messa funebre giovedì 29 gennaio nella cattedrale di Huelva, presieduta dal vescovo Santiago Gómez Sierra. Si presenta come un atto di preghiera per le vittime, per il recupero dei feriti e per la vicinanza alle loro famiglie, con un ricordo anche per coloro che hanno partecipato ai compiti di soccorso.

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L’intervento di una familiare e una frase che si è ripetuta

Gracia, sorella di un ferito che rimane in UCI, in un’intervista televisiva, ha affermato che a Huelva non ha senso un funerale laico e ha ricordato che la città si riconosce come terra mariana. Ha spiegato che suo fratello è, nel suo caso, nelle mani della Vergine e ha definito la sua evoluzione come un miracolo. Ha sottolineato che non è momento di dibattiti partitici e che la priorità è che suo fratello esca il prima possibile dall’UCI.

«Quelli di sotto alla fine non possono fare altro che mettere le loro mani, ma quelli di sopra sono quelli che ci proteggono, quelli che almeno a mio fratello hanno salvato».

Fidel e il rosario di sua madre

Un’altra testimonianza che ha avuto risonanza mediatica è quella di Fidel, vicino di Huelva, diffusa da Gaudium Press a partire da un’intervista televisiva. Fidel ha raccontato che sua madre è deceduta nell’incidente e che stava recitando il rosario. Secondo la sua interpretazione, ha offerto la sua vita a Dio affinché si salvassero i suoi figli e i suoi nipoti. Nelle sue parole, quell’intercessione spiega che diversi membri della famiglia siano sopravvissuti.

Il racconto include inoltre la testimonianza di un familiare che è rimasto intrappolato per un tempo prolungato tra le lamiere del vagone e che, nonostante la situazione estrema, è riuscito ad aiutare i bambini a uscire. Fidel ha insistito sul fatto che non cerca protagonismo e che la sua intenzione è sottolineare il valore della famiglia, il valore del rosario e dell’essenziale quando la vita cambia in modo brusco.

Una numeraria tra le vittime

Nel quadro delle identificazioni delle vittime, ACI Prensa ha informato della morte di María Luisa Eugui, numeraria dell’Opus Dei, la cui morte è stata confermata dalla prelatura. Secondo quell’informazione, viaggiava da Madrid a Huelva per visitare sua sorella e il marito di questa, che era gravemente malato e è deceduto poco dopo.

La cronaca aggiunge un dettaglio che illustra la dimensione personale della tragedia. La sorella della deceduta ha spiegato che ha parlato con lei al telefono durante il tragitto, circa tre quarti d’ora prima dell’impatto, quando ha saputo che una nipote viaggiava anche su uno dei treni coinvolti. Dopo aver concordato che l’avrebbe cercata tra i vagoni, la comunicazione si è interrotta e non ha più risposto. La giovane è stata soccorsa e si sta riprendendo da lesioni, fuori pericolo.

Il fondo del dibattito, consolare senza fede in una terra di fede

Un’istituzione può organizzare un atto civile. Il discutibile è che lo presenti come risposta sufficiente in una terra dove il conforto, per molta gente, passa per affidare i morti alla misericordia di Dio e pregare per i feriti alla Vergine. A Huelva, molte famiglie non concepiscono il lutto senza preghiera, senza Messa e senza la speranza cristiana. La pretesa di realizzare un omaggio civile come quadro principale di addio si percepisce come una forma di svuotare il dolore del suo linguaggio naturale.

Per questo la messa funebre del 29 gennaio non appare come un evento parallelo in più, sarà il luogo dove Huelva riconosce il suo dolore e lo pone, senza complessi, davanti a Dio.

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