A Madrid, la polemica sul Valle de los Caídos e la firma di Cobo ha lasciato un retrogusto amaro tra i fedeli. Quando il potere politico spinge a intervenire su simboli e spazi sacri e una parte della gerarchia risponde con un linguaggio di negoziazione che sfiora la sottomissione, il risultato è un governo ecclesiale che facilita la profanazione per voler mantenere le «buone relazioni» e la simpatia dello Stato e della sua agenda ideologica. Quella discussione non è solo spagnola. A Caracas appare una scena diversa, più aspra, ma con un rischio morale simile.
Una denuncia che colpisce la Chiesa di Caracas
Mariana González de Tudares, figlia di Edmundo González, ha affermato di essere stata vittima di tre episodi di estorsione legati ad autorità del paese, a persone collegate alla Chiesa e a individui che dicevano di rappresentare organismi importanti. Secondo la sua testimonianza, le sarebbe stato richiesto di costringere suo padre a rinunciare alla sua leadership opositrice in cambio della liberazione di suo marito, Rafael Tudares, condannato a 30 anni di prigione.
Ha aggiunto che quegli episodi sono avvenuti in spazi che dovrebbero essere neutrali e protettivi e ha indicato che ci sono stati testimoni nei tre casi. L’accusa descrive un metodo. Usare la privazione della libertà come leva per spezzare una famiglia civile.
Biord lo nega e rivendica la mediazione ecclesiale
L’arcivescovo di Caracas, Raúl Biord, ha reagito con un comunicato datato 20 gennaio affermando che in nessun momento nella arcidiocesi si è realizzata estorsione o pressione su familiari di detenuti né su nessuno. Il testo fa appello a una missione storica di intermediazione della Chiesa in Venezuela per ottenere giustizia o liberazioni di prigionieri per motivi politici. Afferma di comprendere il dolore della denunciante e assicura che l’arcidiocesi ha accompagnato pastoralmente numerosi familiari di prigionieri politici senza altro interesse che procurare il loro bene.
Accompagnare e mediare è una cosa. Che il regime usi spazi ecclesiali, o la copertura di ciò che è ecclesiale, come scenario per condizionare familiari di detenuti, è un’altra completamente diversa. È questo che denuncia González. E in un paese dove il chavismo ha convertito la coercizione in strumento politico, quel confine non si può trattare come un malinteso minore.
Prigionieri come moneta di scambio
The Pillar aggiunge un dato rilevante per capire perché l’accusa ha avuto credibilità sociale. Rafael Tudares non era un attore politico pubblico. Proprio per questo, organizzazioni di diritti umani vedrebbero la sua detenzione come una forma di pressione indiretta contro il suo suocero. La moglie di Tudares ha qualificato la condanna come una violazione del giusto processo e ha sostenuto che né lei né il suo avvocato hanno avuto accesso all’incartamento. Ha anche affermato di aver potuto visitare suo marito in prigione per la prima volta solo la settimana scorsa.
Il regime non solo imprigiona ma amministra il carcere come messaggio. E quel metodo diventa ancora più corrosivo quando la famiglia sente che le istituzioni che dovrebbero proteggere, inclusi spazi ecclesiali, rimangono esposte a essere utilizzate o invocate dal potere.
Un arcivescovo sotto sospetto per il suo rapporto con il chavismo
The Pillar colloca questa controversia in un clima precedente di critiche contro Biord dal suo nombramento come arcivescovo nel 2024. Il reportage descrive che la sua designazione è stata letta da alcuni come un’opzione che non sarebbe stata vetata dal Governo e che avrebbe evitato un ristagno nel nombramento episcopale a Caracas. Si menziona inoltre un quadro istituzionale che condiziona i nombramenti, con la capacità dello Stato di bloccare candidati, il che restringe il margine di manovra.
In quel contesto, il testo raccoglie accuse interne su un trattamento duro verso il suo predecessore, il cardinale Baltazar Porras, noto per il suo tono critico nei confronti del regime. Si afferma che Porras avrebbe perso supporto materiale e che oggi vivrebbe in una parrocchia.
Il reportage aggiunge episodi pubblici che alimentano la percezione di vicinanza al potere. Tra questi, una messa con una petizione esplicita per la liberazione del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores, e un incontro pubblico di Biord con Maduro al di fuori di scenari ufficiali, qualcosa che il suo predecessore ha evitato.
Dal Valle a Caracas, lo stesso dilemma
L’analogia con la Spagna non cerca di equiparare contesti. Madrid non è Caracas e la pressione del chavismo non ha equivalente democratico. Ma il dilemma ecclesiale sì si assomiglia nel suo nucleo. Quando il potere decide di intervenire in un simbolo sacro, come nel Valle de los Caídos, e la gerarchia adotta un ruolo di cooperazione o di accompagnamento tecnico, molti fedeli sentono che la Chiesa appare più come gestore del conflitto che come custode di ciò che è sacro.
In Venezuela il rischio è ancora più grave. Perché si tratta di vite. Di famiglie sotto pressione. Di prigionieri convertiti in moneta di scambio. Se spazi ecclesiali sono stati usati per condizionare la figlia di un leader opositrice, la ferita morale sarebbe profonda. E sebbene l’arcidiocesi lo neghi, il semplice fatto che quell’accusa risulti plausibile per tanti rivela una crisi di fiducia che non si risolve con un comunicato stampa.
L’uscita non è la neutralità, è la verità
La Chiesa ha una missione di mediazione quando questo salva vite, apre porte e evita mali maggiori. Ma la mediazione esige una condizione previa. Non rimanere catturata dallo script del potere. In un regime che estorce, la distanza non è un lusso. È un obbligo morale.
La denuncia di Mariana González e la smentita dell’arcivescovo Biord lasciano l’interrogativo su quali garanzie reali ha una famiglia civile, con un prigioniero politico di mezzo, quando entra in uno spazio ecclesiale. Trova rifugio o trova un luogo dove il regime si sente a suo agio per parlare.
In Spagna, il Valle de los Caídos ha mostrato come l’ambiguità si paga cara. In Venezuela, l’ambiguità può costare la libertà di una persona. Per questo il problema non è di comunicazione. È di autorità morale. E quell’autorità si perde ogni volta che il potere percepisce di poter usare la Chiesa come corridoio.