Leone XIV ha accettato, «per limiti di età», la rinuncia dell’arcivescovo Adolfo Tito Yllana e ha nominato al suo posto l’arcivescovo Giorgio Lingua come nunzio apostolico in Israele e delegato apostolico a Gerusalemme e in Palestina, secondo il comunicato ufficiale diffuso dal Vaticano.
Un relevo diplomatico in una scacchiera particolarmente sensibile
Il cambio arriva in una delle piazze più delicate della diplomazia pontificia. Il nunzio in Israele e il delegato a Gerusalemme e in Palestina non rappresentano solo il Papa di fronte alle autorità civili: sostengono, nella pratica, un canale permanente per proteggere la presenza cristiana, la libertà religiosa e l’accesso ai luoghi santi in uno scenario in cui ogni gesto viene letto politicamente.
La formula utilizzata —rinuncia per età e nomina immediata— punta a una transizione ordinata, senza vuoti, in una rappresentanza in cui Roma procura continuità ed esperienza.
Chi è Giorgio Lingua
Lingua, arcivescovo titolare di Tuscania, arriva dalla nunziatura in Croazia. Ma la sua traiettoria diplomatica è più ampia e include destinazioni con pressione geopolitica: è stato nunzio in Iraq e Giordania e successivamente a Cuba, prima di assumere la Croazia.
Esce Yllana: una rinuncia per età in piena esposizione pubblica
La Santa Sede ha accettato la rinuncia di Adolfo Tito Yllana al raggiungimento dell’età prevista. Yllana portava anni in un posto segnato dalla frizione ricorrente intorno ai luoghi santi, i permessi e il trattamento delle comunità cristiane. La sua uscita, quindi, non è una semplice rotazione, chiude una tappa e apre un’altra con un profilo diverso, ma con la stessa sfida di fondo.
Cosa può cambiare (e cosa no)
In questo tipo di nomine, il Vaticano non cerca di «cambiare linea» ogni pochi anni, ma di assicurare una presenza solida. Il relevo non altera la posizione dottrinale né diplomatica della Santa Sede su Gerusalemme e la protezione dei cristiani, ma può influenzare lo stile di interlocuzione e la capacità di negoziazione quotidiana con attori diversi.
Con Lingua, Roma pone un diplomatico di carriera per sostenere una rappresentanza che, oggi più che mai, si muove tra la pressione internazionale, la sicurezza e la vita reale —e fragile— delle comunità cristiane locali.