La Chiesa Siro-Malabarese avverte del rischio di «estinzione» per l'emigrazione

La Chiesa Siro-Malabarese avverte del rischio di «estinzione» per l'emigrazione

La Chiesa siro-malabarese, una delle principali Chiese cattoliche orientali in comunione con Roma, ha annunciato che il 2026 sarà un “Anno di rafforzamento comunitario” (Community Empowerment Year) di fronte alla paura di un’estinzione demografica nel suo principale territorio in India, specialmente a causa dell’emigrazione.

In una lettera circolare datata 10 gennaio, l’arcivescovo maggiore Raphael Thattil ha avvertito contro la “migrazione sconsiderata” verso paesi al di fuori dell’India, indicando che può portare a grandi debiti e a un indebolimento della fede. La lettera è stata pubblicata dopo la riunione del Sinodo dei Vescovi siro-malabaresi tenutasi dal 6 al 10 gennaio, e sarà letta nelle chiese domenica 18 gennaio.

Una Chiesa di cinque milioni, con forte concentrazione in Kerala

Secondo The Pillar, la Chiesa siro-malabarese conta circa cinque milioni di fedeli nel mondo, dei quali più di quattro milioni vivono in India. Una parte particolarmente numerosa si concentra nello stato meridionale del Kerala. La Chiesa è organizzata in 35 eparchie (diocesi): 31 in India e quattro per la diaspora (Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti).

L’emigrazione, tuttavia, non si limita al mondo anglosassone: il mezzo menziona comunità in Medio Oriente —in particolare negli Emirati Arabi Uniti— e in Germania, dove un sacerdote carmelitano originario del Kerala, Joshy Pottackal, sarà ordinato vescovo ausiliario di Magonza a marzo.

The Pillar cita un rapporto del 2023 che stima che circa 600.000 fedeli siro-malabaresi siano emigrati negli ultimi 20 anni e che, nell’ultimo decennio, 100.000 famiglie si siano trasferite in Australia, Canada e Stati Uniti.

“Non solo cercatori di lavoro”: appello a creare impiego e sostenere le famiglie

Nella sua circolare, Thattil chiede che il declino demografico —che riduce la presenza pubblica della comunità— sia affrontato nel seno delle famiglie. Incoraggia anche a rafforzare la capacità dei fedeli di diventare creatori di impiego, non solo “cercatori” di lavoro, e indica esperienze positive in alcune diocesi dove l’agricoltura si è sviluppata con criteri scientifici e ha generato occupazione.

Un portavoce siro-malabarese, padre Tom Olikkarott, ha affermato —secondo quanto riportato dall’articolo— che il problema non è solo la riduzione della rappresentanza sociale, ma il rischio di scomparsa di intere comunità, una realtà che riguarderebbe diversi gruppi in Kerala. Ha anche indicato l’impatto sociale: giovani che emigrano, anziani senza cure, calo dei matrimoni e rifiuto di avere figli.

Persecuzione anticristiana e disputa liturgica

La lettera di Thattil menziona inoltre l’aumento degli attacchi contro i cristiani in India alla vigilia del Natale e denuncia che atti di carità vengano interpretati come “conversioni forzate”, alimentando una cultura di odio.

Infine, l’arcivescovo maggiore affronta la prolungata disputa liturgica interna. Ha ricordato che la decisione sinodale del 2021 di adottare una forma unificata della liturgia eucaristica nelle 35 eparchie rimane in vigore, sebbene l’unità non sia stata pienamente raggiunta a causa dell’opposizione nell’arcieparchia di Ernakulam-Angamaly. Dopo anni di proteste, si è raggiunto un compromesso: le parrocchie possono mantenere la loro forma preferita purché offrano almeno una celebrazione con la forma unificata nelle domeniche e nelle grandi feste. Thattil ha chiesto di abbandonare la via della protesta e optare per la riconciliazione.

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