La Chiesa cattolica nel Golfo vive in questi giorni un evento poco usuale: la celebrazione solenne della proclamazione della chiesa di Nostra Signora d’Arabia, ad Ahmadi (Kuwait), come Basilica Minore. L’atto —presieduto dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Leone XIV— si inserisce nella sua visita ufficiale al paese dal 15 al 16 gennaio 2026 e sottolinea il peso storico e spirituale di un tempio che lo stesso comunicato congiunto presenta come la prima chiesa cattolica costruita in Kuwait e un punto di riferimento per la comunità cattolica della regione.
Un titolo eccezionale nella Penisola Arabica
La proclamazione di Nostra Signora d’Arabia come Basilica Minore non è un gesto minore né meramente cerimoniale. Secondo le fonti vaticane, si tratta della prima basilica minore nella Penisola Arabica, un riconoscimento che di solito è riservato a templi con particolare rilevanza storica, liturgica e pastorale. L’elevazione è stata concessa il 28 giugno 2025 e ora viene celebrata ufficialmente con una liturgia solenne ad Ahmadi.
Il titolo di basilica minore eleva il rango simbolico del tempio, lo lega in modo speciale a Roma e lo converte in punto di riferimento per i fedeli, specialmente in territori dove la Chiesa vive in minoranza.
La messa solenne: venerdì 16, alle 10:00, ad Ahmadi
Il comunicato congiunto tra lo Stato del Kuwait e la Santa Sede fissa la data centrale: la celebrazione solenne per la proclamazione della Basilica Minore avrà luogo il venerdì 16 gennaio 2026, alle 10:00, ad Ahmadi, e sarà presieduta dal cardinale Parolin.
Una storia che inizia nel 1948
Nostra Signora d’Arabia è descritta come la “chiesa madre” del Kuwait e la prima chiesa cattolica edificata nel paese. La sua origine risale a una capella temporanea benedetta l’8 dicembre 1948, negli anni in cui la presenza cattolica cominciava a organizzarsi con stabilità nell’emirato.
Successivamente, il tempio si consolidò negli anni cinquanta: il Vicariato Apostolico dell’Arabia del Nord indica che il nuovo tempio fu benedetto il 1º aprile 1956, data che segna il passaggio da una cappella provvisoria a un santuario con vocazione permanente.
Una comunità cattolica segnata dalla migrazione
In Kuwait —come in altri paesi del Golfo— la comunità cattolica è formata in gran misura da lavoratori immigrati e dalle loro famiglie. Per questo, un riconoscimento come quello di basilica minore svolge anche una funzione pastorale: conferisce visibilità a una Chiesa che vive con discrezione, concentrata in pochi templi, e dipende da un’organizzazione ecclesiale peculiare nella regione.
Nostra Signora d’Arabia appartiene al Vicariato Apostolico dell’Arabia del Nord, che comprende inoltre Bahrain, Qatar e Arabia Saudita.
Il contesto diplomatico: relazioni con la Santa Sede dal 1968
Il viaggio di Parolin non si limita alla dimensione religiosa. Il comunicato ricorda che Kuwait e la Santa Sede mantengono relazioni diplomatiche dal 1968, quando l’emirato divenne il primo paese del Consiglio di Cooperazione del Golfo a stabilirle. Il testo evoca anche la tappa della visita dell’emiro Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah al Papa il 6 maggio 2010, oltre ad altri scambi istituzionali nel 2009 e 2015.
Kuwait, dal canto suo, approfitta dell’occasione per reiterare il suo discorso ufficiale di rispetto reciproco e coesistenza pacifica tra religioni, inquadrato nella sua Costituzione.
