Monsignor Athanasius Schneider, vescovo ausiliario di Astana (Kazakistan), ha affermato di aver proposto personalmente al Papa Leone XIV la promulgazione di una Costituzione Apostolica sulla Messa tradizionale in latino per “regolarizzare” la coesistenza dei due usi del rito romano e eliminare restrizioni come quelle imposte da Traditionis custodes. In un’intervista con Christopher P. Wendt (Confraternita di Nostra Signora di Fatima), Schneider sostiene che non sarebbe opportuno rispondere con un “anti–motu proprio”, ma elevare la questione a un testo più solenne e con norme giuridiche chiare.
“Non un anti–motu proprio, ma un documento più solenne”
Schneider spiega che, a lungo termine, la soluzione non passerebbe per “annullare direttamente” Traditionis custodes, ma per un atto giuridico di rango superiore a un motu proprio. Secondo la sua impostazione, il Papa dovrebbe promulgare un documento “al di sopra” di quel tipo di testi per stabilire un quadro nuovo e stabile.
Nelle sue parole, lo scopo sarebbe una “regolarizzazione solenne” che garantisca libertà completa e una “coesistenza pacifica” di entrambe le forme, “senza limitazioni né impedimenti”.
Cosa cambierebbe nella pratica: limite al potere restrittivo dei vescovi
Il punto più concreto dell’argomento è giuridico e pastorale: Schneider afferma che, se il Papa stabilisse per legge pontificia quel quadro, un vescovo non potrebbe proibire o restringere la celebrazione della liturgia tradizionale là dove un sacerdote volesse celebrarla legittimamente.
Nel dialogo si cita il caso di Charlotte (Carolina del Nord, EE. UU.), come esempio di conflitti recenti su celebrazioni del Messale del 1962. La tesi di Schneider è che il nuovo testo dovrebbe fissare che il vescovo non avrebbe “più diritto” a limitare la forma tradizionale che a proibire il Novus Ordo.
“Due forme ordinarie”, non “straordinaria”
Schneider va oltre il linguaggio abituale successivo a Summorum Pontificum e sostiene che entrambe dovrebbero essere considerate forme ordinarie del rito romano, non una “straordinaria”. Con ciò cerca di rafforzare l’idea di un diritto stabile dei sacerdoti e dei fedeli a celebrare e assistere alla liturgia tradizionale.
Perché propone una Costituzione Apostolica
Il vescovo argomenta che una Costituzione Apostolica è una delle forme più solenni del magistero e del governo pontificio e può incorporare norme giuridiche. Per questo la vede più adeguata di un motu proprio per chiudere il conflitto in modo definitivo.
Come esempi, menziona che san Pio V promulgò il Messale dopo Trento mediante una Costituzione Apostolica e che Paolo VI fece lo stesso promulgando il Messale del 1969.
È chiaro che la tensione liturgica non si risolverà con slogan né con colpi di effetto, ma con decisioni chiare e stabili che restituiscano pace e giustizia nella vita concreta delle parrocchie. Per ora, resta da aspettare con pazienza per vedere come si incanalerà il tema della liturgia.
