Trump riduce i fondi a Planned Parenthood e provoca licenziamenti di massa

Trump riduce i fondi a Planned Parenthood e provoca licenziamenti di massa

La Federazione Internazionale di Planned Parenthood (IPPF) ha annunciato il taglio di circa 1.000 posti di lavoro in diverse parti del mondo come conseguenza diretta del ritiro del finanziamento proveniente dagli Stati Uniti, promosso durante l’amministrazione del presidente Donald Trump, secondo quanto riporta LifeSiteNews.

Secondo i dati forniti dalla stessa organizzazione, 34 associazioni affiliate sono state costrette a ridurre il personale, il che si traduce nella perdita di circa 969 posti di lavoro. L’IPPF attribuisce questa situazione alle politiche di defunding che mirano a impedire che fondi pubblici statunitensi sostengano organizzazioni coinvolte nella promozione e pratica dell’aborto a livello internazionale.

Fine del sostegno pubblico all’industria dell’aborto

Il ritiro dei fondi fa parte di una strategia più ampia volta a tagliare il sostegno economico dello Stato a entità legate all’aborto, una delle priorità del movimento pro-vita durante la presidenza di Trump. Queste misure non hanno colpito solo Planned Parenthood negli Stati Uniti, ma anche la sua vasta rete internazionale, che dipende in gran parte da sovvenzioni pubbliche.

Da una prospettiva pro-vita, questi tagli dimostrano fino a che punto la struttura di Planned Parenthood dipende dai soldi dei contribuenti, persino per sostenere la sua rete globale. Organizzazioni a difesa della vita hanno sottolineato che la perdita di posti di lavoro e la chiusura di programmi non è frutto di una persecuzione ideologica, ma della decisione di non finanziare con denaro pubblico attività contrarie al diritto alla vita.

Una rete globale in regresso

La stessa IPPF ha riconosciuto che i tagli hanno provocato la chiusura o paralisi di numerosi centri e la sospensione di programmi in paesi dell’Africa, Asia e America Latina. L’organizzazione sostiene che milioni di persone rimarranno senza accesso a servizi di “salute sessuale e riproduttiva”, un concetto che include in modo centrale la promozione dell’aborto e di politiche contraccettive svincolate dalla maternità.

Dal punto di vista pro-vita si ricorda che difendere la vita umana non equivale ad abbandonare le donne, ma a rifiutare un modello che presenta l’aborto come soluzione alla povertà, alla malattia o alla mancanza di risorse. Numerose iniziative hanno insistito sul fatto che i fondi pubblici dovrebbero essere destinati a assistenza sanitaria autentica, supporto alla maternità e protezione del non nato, e non al sostegno di un’industria ideologica.

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