Le chiavi dell'accordo tra la CEE e il Governo sulla riparazione delle vittime di abusi

Le chiavi dell'accordo tra la CEE e il Governo sulla riparazione delle vittime di abusi

L’accordo firmato tra il Governo e la Conferencia Episcopal Española (CEE), insieme alla Conferencia Española de Religiosos (CONFER), apre una nuova via per assistere le vittime di abusi sessuali nell’ambito della Chiesa i cui casi non sono arrivati in tribunale o non possono più farlo. Il testo stabilisce un quadro comune di azione e chiarisce che non si tratta di un’imposizione legale, ma di un accordo raggiunto tra le parti per rispondere a situazioni che sono rimaste fuori dal percorso giudiziario.

Il documento fissa l’ambito del sistema, la sua durata e il modo in cui saranno gestiti i casi, con l’obiettivo dichiarato di offrire riconoscimento e qualche forma di riparazione alle vittime, senza riaprire processi penali né sostituire la funzione dei giudici.

Una via extragiudiziale e con scadenza limitata

L’accordo si rivolge esclusivamente a quei casi in cui la via giudiziaria non è più possibile, sia perché i reati sono prescritti o perché l’aggressore è deceduto. In questo senso, si configura come un procedimento extragiudiziale, pensato per affrontare situazioni che il sistema penale non può più risolvere.

Inoltre, si tratta di una via con un termine limitato. La sua durata iniziale è di un anno, con la possibilità di prorogarla di un altro anno se lo concordano il Governo e la Chiesa. In questo modo, l’accordo si presenta come una risposta eccezionale e non come una struttura permanente.

La riparazione oltre l’aspetto economico

Uno degli aspetti che il testo sottolinea è che la riparazione non si limita a un risarcimento economico. L’accordo contempla diverse forme di riconoscimento del danno subito, che possono includere gesti simbolici, supporto psicologico o morale e altre misure adattate a ciascun caso specifico.

L’intenzione, come emerge dal documento, è evitare una risposta uniforme e tenere conto della realtà di ciascuna vittima, rispettando la sua volontà e la sua situazione personale.

Il ruolo del Difensore del Popolo

Il sistema concordato colloca il Difensore del Popolo in un ruolo centrale. Il suo ufficio sarà incaricato di esaminare ciascun caso e di formulare una proposta di riconoscimento e riparazione. Tale proposta sarà valutata dalla commissione PRIVA, creata dalla Chiesa, che emetterà un rapporto prima che si adotti una decisione definitiva.

Quando esistono divergenze tra le parti, l’accordo prevede uno spazio di dialogo attraverso una commissione mista. Se anche così non si raggiunge un consenso, sarà infine il Difensore del Popolo a adottare la risoluzione finale, dopo aver ascoltato le parti coinvolte.

Un procedimento con la partecipazione della vittima

Il processo si avvia solo su richiesta della persona interessata. Nel corso del procedimento, la vittima può conoscere la proposta di riparazione, esprimere il suo accordo o disaccordo e presentare le osservazioni che ritiene opportune prima che si prenda una decisione definitiva.

Questo approccio mira a garantire che la vittima non sia un soggetto passivo del processo, ma che abbia una partecipazione reale nel suo sviluppo.

La Chiesa assume l’esecuzione delle riparazioni

L’accordo stabilisce che l’esecuzione delle misure di riparazione spetta alla Chiesa, attraverso i meccanismi già creati per questo scopo. La CEE e la CONFER si impegnano a garantire che le decisioni adottate siano attuate, anche nei casi in cui l’entità responsabile non possa farlo direttamente 2.

In questo modo, la responsabilità ultima di adempiere alle riparazioni riconosciute ricade sulla stessa istituzione ecclesiale.

Esenzioni fiscali e inquadramento legale

Da parte del Governo, l’accordo include l’impegno a facilitare che le possibili riparazioni economiche siano esenti da tassazione, in modo che non rappresentino un onere fiscale aggiuntivo per le vittime. Il sistema si inquadra nel quadro legale vigente e non introduce nuove responsabilità penali né modifica sentenze già definitive.

Nel complesso, l’accordo tra la CEE e il Governo stabilisce una via eccezionale e limitata nel tempo per assistere le vittime di abusi nell’ambito della Chiesa quando la giustizia non può più intervenire. La sua attuazione combina l’intervento del Difensore del Popolo, la responsabilità istituzionale della Chiesa e la partecipazione diretta delle vittime, in un tentativo di offrire una risposta che finora non esisteva.

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