Il Vaticano II è l'asse del nuovo ciclo di catechesi di Leone XIV

Il Vaticano II è l'asse del nuovo ciclo di catechesi di Leone XIV

En l’Udienza Generale celebrata questo martedì 7 gennaio nell’Aula Paolo VI, il papa Leone XIV ha inaugurato un nuovo ciclo di catechesi dedicato interamente al Concilio Vaticano II e alla lettura diretta dei suoi documenti. Davanti a pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da vari paesi, il Pontefice ha sottolineato che il Concilio deve essere riscoperto dai suoi testi autentici e non attraverso interpretazioni ideologiche o di semplice «sentito dire”.

Leone XIV ha presentato questo nuovo itinerario catechetico come un’opportunità per recuperare la ricchezza e l’attualità di uno degli eventi ecclesiali più decisivi del XX secolo, ricordando che i suoi documenti rimangono oggi il riferimento magisteriale che orienta il cammino della Chiesa. Citando san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ha affermato che il Vaticano II è stata una “grande grazia” per la Chiesa e che, lungi dall’essere superato dal passare del tempo, continua a offrire criteri validi per affrontare le sfide del presente.

Con questa nuova serie di catechesi, Leone XIV ha chiarito che l’autentica recezione del Concilio non passa attraverso letture parziali o rupturiste, ma attraverso una conoscenza seria dei suoi documenti e attraverso una riforma ecclesiale che abbia come asse la santità, la centralità di Dio e l’annuncio fedele del Vangelo al mondo contemporaneo.

 

Pubblichiamo qui di seguito il messaggio completo di Leone XIV:

Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Dopo l’Anno Giubilare, durante il quale ci siamo soffermati sui misteri della vita di Gesù, iniziamo un nuovo ciclo di catechesi che sarà dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi Documenti. Si tratta di un’occasione preziosa per riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale. San Giovanni Paolo II, alla fine del Giubileo dell’anno 2000, affermava così: «Sento più che mai il dovere di indicare il Concilio come la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel XX secolo» (Lettera ap. Novo millennio ineunte, 57).

Insieme all’anniversario del Concilio di Nicea, nel 2025 abbiamo ricordato i sessant’anni del Concilio Vaticano II. Sebbene il tempo che ci separa da questo evento non sia eccessivo, è ugualmente vero che la generazione di vescovi, teologi e fedeli del Vaticano II non è più tra noi. Perciò, mentre percepiamo la chiamata a non spegnere la sua profezia e a continuare a cercare vie e modi per realizzare le sue intuizioni, sarà importante conoscerlo di nuovo da vicino, e farlo non attraverso il “sentito dire” o le interpretazioni che sono state date, ma rileggendo i suoi Documenti e riflettendo sul loro contenuto. Si tratta, infatti, del Magistero che ancora oggi costituisce la stella polare del cammino della Chiesa. Come insegnava Benedetto XVI, «con il passare degli anni i documenti non hanno perso attualità; i loro insegnamenti si rivelano particolarmente pertinenti in relazione alle nuove esigenze della Chiesa e della presente società globalizzata» (Primo messaggio dopo la Messa con i cardinali elettori, 20 aprile 2005).

Quando il papa san Giovanni XXIII aprì l’assemblea conciliare l’11 ottobre 1962, ne parlò come dell’aurora di un giorno di luce per tutta la Chiesa. Il lavoro dei numerosi Padri convocati, provenienti dalle Chiese di tutti i continenti, ha effettivamente spianato la via per una nuova tappa ecclesiale. Dopo una ricca riflessione biblica, teologica e liturgica che aveva attraversato il XX secolo, il Concilio Vaticano II ha riscoperto il volto di Dio come Padre che, in Cristo, ci chiama a essere suoi figli; ha contemplato la Chiesa alla luce di Cristo, luce delle genti, come mistero di comunione e sacramento di unità tra Dio e il suo popolo; ha iniziato un’importante riforma liturgica ponendo al centro il mistero della salvezza e la partecipazione attiva e consapevole di tutto il Popolo di Dio. Allo stesso tempo, ci ha aiutato ad aprirci al mondo e a comprendere i cambiamenti e le sfide dell’epoca moderna nel dialogo e nella corresponsabilità, come una Chiesa che desidera aprire le braccia all’umanità, farsi eco delle speranze e delle angosce dei popoli e collaborare alla costruzione di una società più giusta e più fraterna.

Grazie al Concilio Vaticano II, «la Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa dialogo» (san Paolo VI, lettera enc. Ecclesiam suam, 67), impegnandosi a cercare la verità per la via dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso e del dialogo con le persone di buona volontà.

Questo spirito, questa attitudine interiore, deve caratterizzare la nostra vita spirituale e l’azione pastorale della Chiesa, perché ancora dobbiamo realizzare più pienamente la riforma ecclesiale in chiave ministeriale e, di fronte alle sfide attuali, siamo chiamati a rimanere attenti interpreti dei segni dei tempi, gioiosi annunciatori del Vangelo, coraggiosi testimoni di giustizia e di pace. Mons. Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I, essendo vescovo di Vittorio Veneto, scrisse profeticamente all’inizio del Concilio: «Esiste, come sempre, la necessità di realizzare non tanto organismi o metodi o strutture, quanto una santità più profonda e più estesa. […] Può essere che i frutti ottimali e abbondanti di un Concilio si vedano dopo secoli e maturino superando faticosamente contrasti e situazioni avverse».

Riscoprire il Concilio, quindi, come ha affermato il papa Francesco, ci aiuta a «restituire il primato a Dio e a una Chiesa che sia pazza d’amore per il suo Signore e per tutti gli uomini, amati da Lui» (Omelia nel 60.º anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II, 11 ottobre 2022).

Fratelli e sorelle, ciò che disse san Paolo VI ai Padri conciliari al termine dei lavori rimane anche oggi per noi un criterio di orientamento; affermò che era giunta l’ora della partenza, di lasciare l’assemblea conciliare per andare incontro all’umanità e portarle la buona notizia del Vangelo, con la coscienza di aver vissuto un tempo di grazia in cui si condensavano passato, presente e futuro: «Il passato: perché qui è riunita la Chiesa di Cristo, con la sua tradizione, la sua storia, i suoi Concili, i suoi Dottori, i suoi Santi. […] Il presente: perché ci separiamo per andare verso il mondo di oggi, con le sue miserie, i suoi dolori, i suoi peccati, ma anche con i suoi prodigiosi progressi, i suoi valori, le sue virtù. […] Il futuro, infine, è lì, nella chiamata imperiosa dei popoli a una maggiore giustizia, nella loro volontà di pace, nella loro sete consapevole o inconscia di una vita più alta: proprio quella che la Chiesa di Cristo può e vuole dare loro» (san Paolo VI, Messaggio ai Padri conciliari, 8 dicembre 1965).

Anche per noi è così. Avvicinandoci ai Documenti del Concilio Vaticano II e riscoprendo la sua profezia e la sua attualità, accogliamo la ricca tradizione della vita della Chiesa e, allo stesso tempo, ci interrogiamo sul presente e rinnoviamo la gioia di uscire incontro al mondo per portargli il Vangelo del Regno di Dio, Regno d’amore, di giustizia e di pace.

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