La causa della crisi della Chiesa e come superarla

La causa della crisi della Chiesa e come superarla

«Considero che il maggiore pericolo per la nuova evangelizzazione in Occidente, specialmente in Germania, è il ritorno della dottrina della doppia verità. Questa dottrina ha origine nello gnosticismo».

Gerhard Card. Müller, Roma

L’intera Chiesa ringrazia il papa Leone XIV per la sua predicazione cristocentrica, in cui, come successore di Pietro, unisce tutti i vescovi e i fedeli nella confessione di Cristo, Figlio del Dio vivo (Mt 16,16).

Considero che il maggiore pericolo per la nuova evangelizzazione in Occidente, specialmente in Germania, è il ritorno della dottrina della doppia verità. Questa dottrina ha origine nello gnosticismo. Già Ireneo di Lione la contrappose all’ermeneutica cattolica. L’unità e l’integrità della Rivelazione sono presenti nella Chiesa attraverso la Sacra Scrittura, la Tradizione Apostolica e il magistero dei vescovi, specialmente nella Chiesa romana. Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica sulla rivelazione divina «Dei verbum» 1-10, ha evidenziato in questo senso, contro l’immanentizzazione della fede e la secolarizzazione della Chiesa, la soprannaturalità della fede e la sacramentalità della Chiesa, sia contro il razionalismo dell’Illuminismo, con la riduzione del cristianesimo a una morale naturale (Kant), sia contro l’irrazionalismo del Romanticismo, con la falsificazione della fede razionale in un sentimentalismo mistico (Rousseau). Detto in modo popolare: la religione è una questione di sentimento individuale e collettivo e, quindi, tutte le religioni storiche sono solo la sua espressione culturale. Nessuna religione ha il monopolio della verità, sebbene la Chiesa si consideri a sé stessa come la maestra designata da Dio della rivelazione data una volta per tutte in Cristo, cioè come sacramento della salvezza in Cristo. Il nuovo dottore della Chiesa John Henry Newman, nella sua ultima grande opera, Saggio in aiuto di una grammatica dell’assenso (An Essay in Aid of a Grammar of Assent), ha dato una forma contemporanea all’ermeneutica cattolica dopo il naturalismo dell’Illuminismo.

La dottrina della doppia verità si veste oggi con lo slogan del cambio di paradigma. Questo può essere valido per la formazione di teorie nelle scienze naturali. Per la teologia, che si basa sulla pienezza della verità e della grazia in Cristo, è una fatalità. Non è come in Nietzsche, che rende la verità dipendente dalla prospettiva, o come in Heidegger, che rende la verità dell’essere dipendente dalla sua rivelazione nell’epoca corrispondente. La verità è, quindi, temporale.

Tuttavia, Cristo è nella sua persona la verità nella pienezza dei tempi. E lui unisce tutte le epoche della storia della salvezza, della Chiesa e dei dogmi nell’unità della coscienza di fede della Chiesa nel suo passato, presente e futuro. Il Figlio di Dio, in virtù della sua natura umana assunta, media a ogni credente e a tutta la Chiesa nell’immediatezza con l’unico e vero Dio, che abbraccia tutti i tempi nella divinità e nell’umanità del suo Figlio.

Una conseguenza distruttiva della dottrina della doppia verità è l’esigenza che la pastorale abbia priorità sulle verità rivelate della dottrina della fede e della morale. Ciò che è dogmaticamente vero può essere pastoralmente falso e viceversa, per esempio, il matrimonio tra un uomo e una donna si basa sul Logos del Creatore e Redentore, in cui tutto è stato fatto, ma tuttavia, per ragioni pastorali, cioè per il loro benessere soggettivo, si può far credere alle coppie omosessuali l’illusione che la loro relazione oggettivamente peccaminosa sia benedetta da Dio.

Per citare un altro esempio: non si può, da un lato, professare con il Concilio Vaticano II la costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa come verità rivelata (Lumen gentium 18-29) e, al tempo stesso, convertire il Sinodo dei Vescovi in un simposio di partecipanti di tutti gli stati della Chiesa, le cui opinioni, contrariamente a ogni collegialità dei vescovi, il Papa, come un principe assolutista, conferisce l’autorità del magistero ordinario, sebbene per magistero ordinario si intenda la proclamazione regolare delle verità rivelate da parte dei vescovi e del Papa (cioè che a Natale predichino sulla nascita di Cristo e l’incarnazione del Figlio di Dio e non sulle loro idee private sulla politica). Inoltre, la Chiesa in Germania non può dirsi cattolica e, al tempo stesso, minare l’autorità dottrinale e la giurisdizione dei vescovi per diritto divino (iuris divini) con il Consiglio Sinodale, un organo decisionale istituito dagli uomini, e dissolvere il ministero pastorale dei vescovi in un parlamento ecclesiastico di tipo anglicano.

Ma non si può separare Cristo come maestro della verità e Cristo come buon pastore in modo neonestoriano, perché egli è la stessa persona divina che insegna la verità divina e dà ai suoi discepoli la vita divina della grazia, la conversione e il rinnovamento nello Spirito Santo. Dobbiamo superare l’opposizione dualista tra dogma e pastorale, tra verità e vita. Dobbiamo preservare il nostro pensiero e il nostro giudizio dalle categorie ideologiche che dividono il corpo unico e indivisibile di Cristo, che è la Chiesa, in tradizionalisti e progressisti, conservatori e liberali.

La tradizione apostolica riconosce nella Chiesa, con l’aiuto dello Spirito Santo, un progresso nella comprensione della rivelazione data una volta per tutte, specialmente attraverso la predicazione di coloro che, succedendo nel ministero episcopale, hanno ricevuto il carisma sicuro della verità (cf. Dei verbum 8). E solo nello stesso e unico Cristo si rivela tutta la profondità della verità su Dio e la salvezza dell’uomo, perché egli «è allo stesso tempo, nella sua umanità, il mediatore e, nella sua divinità, la pienezza di tutta la rivelazione» (Dei verbum 2).

Articolo originariamente pubblicato in tedesco su kath.net

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