Elena non crede nelle frasi rassicuranti. Neppure nel conforto rapido del “tutto andrà bene”. La vita, negli ultimi mesi, ha dimostrato di essere più aspra di così. In Por donde entra la luz, Lucía Martínez Alcalde parte da una certezza scomoda e profondamente onesta: ci sono momenti in cui la realtà stringe il cuore fino a lasciarlo senza parole, e fingere speranza non solo non aiuta, ma ferisce.
L’estate a casa della nonna non si presenta come una fuga né come una soluzione, ma come una parentesi incerta. Non c’è promessa di sollievo, solo tempo. Ed è proprio lì, in quello spazio senza aspettative, che accade l’inaspettato: Elena si lascia sorprendere da una fessura attraverso cui entra la luce. Non perché l’abbia cercata, ma perché ha smesso di difendersi.
La crepa come possibilità
L’immagine che sostiene l’intero romanzo è semplice e potente: la luce attraversa solo i muri con crepe. Non è una metafora forzata, ma un’esperienza riconoscibile. Elena non si ricostruisce, non si ricompone del tutto. Impara, piuttosto, ad abitare la fragilità senza convertirla in identità.
Lucía Martínez Alcalde scrive da una coscienza molto fine del dolore umano. Non lo estetizza né lo converte in discorso terapeutico. Lo lascia essere. La ferita non si spiega: si accompagna. E in quell’accompagnamento appare qualcosa di nuovo, non come conquista, ma come dono. La luce non invade; si insinua. Non esige; propone.
Scoprire senza cercare
Durante l’estate, Elena incontra realtà che non erano nei suoi piani: amicizie inaspettate, conversazioni che spiazzano, feste che non distraggono, versi che non si dimenticano. Tra onde e aranci, la vita si fa strada senza permesso. Anche la morte appare da vicino, senza drammi inutili, ricordando che la fragilità non è un’anomalia, ma parte del cammino.
Il romanzo azzecca nel mostrare che crescere non consiste nel mantenere promesse rigide, ma nel sapere cambiarle per altre più vere. Elena non mantiene ciò che si era promessa per non soffrire, e in quel mancato adempimento scopre qualcosa di meglio: una forma più libera di stare al mondo.
Una storia per chi non ha bisogno di risposte facili
Por donde entra la luz non è un romanzo di superamento né un racconto edulcorato sul dolore. È una storia di apprendimento silenzioso, dove la fede non si impone, ma si intuisce; dove la speranza non si proclama, ma si lascia vedere nei gesti piccoli.
Lucía Martínez Alcalde scrive per lettori che hanno smesso di credere in soluzioni automatiche e, proprio per questo, sono più vicini alla verità. Il libro non promette che tutto andrà bene. Promette qualcosa di più onesto: che anche nel rotto, anche nell’incerto, può iniziare qualcosa di nuovo.
Por donde entra la luz, di Lucía Martínez Alcalde, è un romanzo discreto e luminoso, che non nega la ferita né la assolutizza. Un racconto per chi ha imparato che la luce non entra quando tutto è in ordine, ma quando il muro si è incrinato abbastanza da lasciarla passare.

