Di San John Henry Newman
Maria è chiamata la Porta del Cielo, perché fu attraverso di lei che Nostro Signore passò dal cielo alla terra. Il profeta Ezechiele, profetizzando su Maria, dice: «La porta resterà chiusa, non sarà aperta, e nessuno vi passerà, perché il Signore, Dio di Israele, è entrato per essa; e rimarrà chiusa per il Principe, lo stesso Principe si siederà in essa». Questo si compie non solo nel fatto che Nostro Signore prese carne da lei e fu suo Figlio, ma anche nel fatto che lei ebbe un posto nell’economia della Redenzione; si compie nel suo spirito e nella sua volontà, così come nel suo corpo.
Eva ebbe parte nella caduta dell’uomo, sebbene fosse Adamo a rappresentarci, e il cui peccato ci rese peccatori. Fu Eva a iniziare e a tentare Adamo. Dice la Scrittura: «La donna vide che l’albero era buono da mangiare, piacevole agli occhi e desiderabile per acquistare sapienza; prese del suo frutto e ne mangiò, e ne diede anche al suo marito, ed egli mangiò».
Fu quindi conveniente, nella misericordia di Dio, che così come la donna iniziò la distruzione del mondo, così anche la donna iniziasse la sua restaurazione; e che, così come Eva aprì la via all’atto fatale del primo Adamo, così Maria aprisse la via per la grande opera del secondo Adamo, cioè Nostro Signore Gesù Cristo, che venne a salvare il mondo morendo per esso sulla Croce.
Per questo Maria è chiamata dai santi Padri una seconda e migliore Eva, per aver dato quel primo passo nella salvezza del genere umano che Eva diede nella sua rovina. Come e quando Maria prese parte —e la parte iniziale— nella restaurazione del mondo? Fu quando l’angelo Gabriele venne da lei per annunciarle la grande dignità che sarebbe stata la sua eredità.
San Paolo ci esorta a «presentare i nostri corpi a Dio come sacrificio ragionevole». Non dobbiamo solo pregare con le labbra, digiunare, fare penitenza esteriore e essere casti nel corpo; dobbiamo anche essere obbedienti e puri nella mente. E così, per quanto riguarda la Santissima Vergine, fu volontà di Dio che lei accettasse liberamente e con piena conoscenza di essere la Madre di Nostro Signore, e non che fosse un mero strumento passivo la cui maternità non avesse merito né ricompensa.
Quanto maggiori sono i nostri doni, tanto più pesanti sono i nostri doveri. Non era una fortuna leggera essere così intimamente unita al Redentore degli uomini, come lei sperimentò in seguito quando soffrì con Lui.
Per questo, ponderando bene le parole dell’angelo prima di rispondere, chiese prima se un così alto ufficio avrebbe comportato la perdita di quella verginità che aveva consacrato. Quando l’angelo le disse di no, allora, con il pieno consenso di un cuore pieno, colmo dell’amore di Dio verso di lei e della sua propria umiltà, disse: «Ecco la serva del Signore; si faccia di me secondo la tua parola». Con questo consenso divenne la Porta del Cielo.
[E «Madre del Creatore».]
Questo è un titolo che, più di ogni altro, avremmo pensato impossibile da possedere per qualsiasi creatura. A prima vista potremmo sentirci tentati di dire che confonde le nostre idee primarie sul Creatore e la creatura, l’eterno e il temporale, l’autosussistente e il dipendente; e tuttavia, dopo una considerazione più profonda, vedremo che non possiamo negare questo titolo a Maria senza negare l’Incarnazione divina, cioè la grande e fondamentale verità della Rivelazione: che Dio si fece uomo.
E questo si vide fin dalla prima età della Chiesa. I cristiani si abituarono fin dall’inizio a chiamare la Santissima Vergine «Madre di Dio», perché comprendevano che era impossibile negarle quel titolo senza negare le parole di san Giovanni: «Il Verbo (cioè Dio Figlio) si fece carne». E non passò molto tempo prima che si vedesse necessario proclamare questa verità con la voce di un Concilio Ecumenico della Chiesa.
Poiché, come conseguenza dell’avversione che gli uomini provano per il mistero, sorse l’errore che Nostro Signore non era realmente Dio, ma un uomo diverso da noi solo in questo: in quanto Dio abitava in Lui, come Dio abita in tutti gli uomini buoni, sebbene in misura maggiore; allo stesso modo in cui lo Spirito Santo abitava negli angeli e nei profeti, come in una specie di tempio; o anche come Nostro Signore abita ora nel sacrario della chiesa.
Allora i vescovi e i fedeli videro che non c’era altro modo per impedire che si insegnasse questa falsa e perniciosa dottrina se non dichiarando in modo chiaro e facendo articolo di fede che Maria era Madre non solo dell’uomo, ma di Dio.
E da allora il titolo di Maria come Madre di Dio è diventato ciò che si chiama un dogma, o articolo di fede, nella Chiesa. Ma questo ci conduce a una visione più ampia della questione. È questo titolo dato a Maria più meraviglioso della dottrina che Dio, senza cessare di essere Dio, si sia fatto uomo? È più misterioso che Maria sia Madre di Dio di quanto lo sia che Dio sia uomo?
E tuttavia, quest’ultima —come ho detto— è la verità elementare della Rivelazione, attestata da profeti, evangelisti e apostoli in tutta la Scrittura. E cosa può esserci di più consolante e gioioso delle meravigliose promesse che derivano da questa verità, dal fatto che Maria è la Madre di Dio?
La grande meraviglia, cioè, che diventiamo fratelli del nostro Dio; che, se viviamo bene e moriamo nella grazia di Dio, tutti saremo portati dopo dal nostro Dio incarnato in quel luogo dove abitano gli angeli; che i nostri corpi risorgeranno dalla polvere e saranno portati in Cielo; che saremo realmente uniti a Dio; che parteciperemo della natura divina; che ciascuno di noi, anima e corpo, sarà immerso nell’abisso di gloria che circonda l’Onnipotente; che Lo vedremo e condivideremo la sua beatitudine, secondo il testo: «Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, costui è mio fratello, mia sorella e mia madre».
Sull’autore
John Henry Newman (1801-1890) fu creato cardinale da Leone XIII nel 1879, beatificato da Benedetto XVI nel 2010 e canonizzato dal Papa Francesco il 13 ottobre 2019. Fu uno dei più importanti scrittori cattolici degli ultimi secoli.
